Storia di Battistello Caracciolo, talentuoso e controverso  pittore napoletano che seguì le orme del Caravaggio, e descrizione del suo “Battesimo di Cristo”.

Il retaggio del Merisi fu raccolto da una generazione di pittori successivi che spartirono la propria vita tra criminalità e arte sacra, abbandonando ogni luce del Barocco romano a favore di disperate fisicità e una convulsa teatralità, più vicine al teatro di Artaud, di tre secoli posteriore, che alla pittura di Raffaello. Alcuni di loro fecero addirittura parte di un’associazione criminale, la “Cabala Napoletana”,  che monopolizzò l’arte napoletana del tempo; chi dipingeva a Napoli doveva render conto alla Cabala e conformarsi ai suoi dettami stilistici, chi disobbediva la pagava cara. Domenichino vide distrutta più e più  volte la tela cui stava lavorando e morì a Napoli in circostanze “sospette”,  Guido Reni fu vittima di un tentato omicidio, un suo seguace fu portato con inganno su una barca e disperso.  A capo della Cabala vi furono tre formidabili pittori: il greco Corenzio Belisario, Jusepe de Ribera, spagnolo, perciò detto “Spagnoletto”, e Battistello Caracciolo.
Caracciolo, nato a Napoli  nel 1578, si formò artisticamente presso il maestro barocco Fabrizio Santafede per poi divenire discepolo di Corenzio Belisario. Folgorato, come d’altronde un’intera generazione di pittori, dalla venuta a Napoli del Caravaggio, divenne uno dei maggiori e più talentuosi interpreti del nuovo stile e fu proprio lui a sostituire Sellitto, morto nel 1614, nella realizzazione di una “Liberazione di San Pietro” presso il Pio Monte della Misericordia. Specializzato in pale d’altare ed affreschi (rari nella pittura caravaggesca) viaggiò per la penisola dal 1614 al 1622, soggiornando a Roma, Genova, Firenze, ed entrando in contatto con il tardo-manierismo,  il classicismo dei Carracci e la scuola emiliana, tendenze che espresse al massimo grado nell’opera “La lavanda dei piedi”, del 1622, presso la Certosa di San Martino.
Per quanto riguarda il periodo più propriamente caravaggesco di Caracciolo, l’artista napoletano seppe esprimere con fedeltà ed autenticità il tenebrismo drammatico del maestro, reinterpretandone il repertorio di tematiche religiose ambientate nel quotidiano, Madonne dalle fattezze popolari, scene violente e convulse. In questa superba produzione si distingue tuttavia un’opera del 1610, che risalta per essenzialità ed armonia compositiva: “Il Battesimo di Cristo”.
Nella completa ed atemporale oscurità si staglia sulla destra un San Giovanni Battista, invecchiato e provato dai digiuni, che solleva la mano battezzante sul capo del Redentore. Cristo è sulla sinistra, più giovane e corpulento, col volto chinato nell’ombra e le mani congiunte; la sua rappresentazione  risulta più  schematica ricordando quasi quelle di Piero della Francesca . I due protagonisti sono illuminati intensamente  da una fredda luce (resa tra le mani con pregevole sensibilità ), sinistra e al contempo gloriosa, e le loro figure sembrano convergere significativamente, i mentre su di loro discende una pingue colomba,  simbolo dello Spirito Santo. La raffigurazione è solenne ma immediata, coinvolge senza retorica alcuna, invita al raccoglimento.
Caracciolo si spense nella sua Napoli nel 1635, ma il filo rosso della pittura caravaggesca era già nelle mani di un più talentuoso e giovane pittore.

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