Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori, in scena al Teatro Piccolo Bellini

L’amore: anche nella miseria è sempre la madre delle ossessioni. In quest’opera scomposta e ricomposta da Roberto Solofria e Sergio Del Prete, anime sconsolate si disperano, si agitano, ridono e si contorcono nella loro gabbia al buio, in attesa di risposte. Trascorrono il tempo ora in silenzio, ora spettegolando in modo frivolo da vere capere, cercando di allontanare l’ossessione. Ma quando il telefono squilla il mondo si ferma e il desiderio di sentire la voce amata è l’unica speranza per donare pace alla propria anima. Voce amata che ovviamente non risponderà mai.

Una gabbia, fili di luce, fondi di bicchiere, uno stereo, un telefono: tutto ciò che basta a raccontare visivamente un mondo complesso di travestiti e prostituzione, di disprezzo e attaccamento indissolubile verso Napoli, la Brutta sporca lurida chiavica città che prende il sopravvento nel linguaggio e nei gesti. I due personaggi superano ed esplorano la sfera della sessualità ordinaria, proprio come i personaggi di Giuseppe Patroni Griffi, di Enzo Moscato con Ragazze sole con qualche esperienza, la Jennifer di Annibale Ruccello, le Streghe da marciapiede di Francesco Silvestri: autori dai cui frammenti è nato il mosaico rivisitato della Chiromantica.

I riferimenti alla sacralità e al misticismo, alla superstizione come aspetti necessariamente uniti alla napoletanità non mancano. Anzi, la Madonna e la “Facc’ ‘e San Gennaro” sono invocati in extremis in queste vite stracciate, per questi cuori abbandonati a sé stessi.

La lingua è vera, volgare, da quartiere, inopportuna e del tutto inconsapevole della tragedia in cui vive. L’allestimento spoglio e intimo del palcoscenico accresce il senso di vuoto di un mondo in cui i due disgraziati fanno eco pur sussurrando. I costumi, curati da Alina Lombardi, sono ridotti al minimo, il dorso è nudo come quello di due animali in gabbia. Gabbia che da opprimente si rivela a tratti uno spazio intimamente confortante, un grembo materno.

Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori, in coproduzione con Mutamenti/Teatro Civico 14 e con Murìcena Teatro, fa piangere dalle risate, è tragico, lascia l’amaro in bocca e il petto oppresso. Suscita simpatia, empatia e amorevole compassione.

Sarà in scena al Teatro Piccolo Bellini fino a domenica 12 novembre.

Laureanda in Scienze della traduzione presso l'università La Sapienza di Roma, dove si interessa di traduzioni dalla lingua russa e ceca. Appassionata di scrittura, cinema e teatro, rivede nella sua terra le più ampie espressioni tradizionali ed innovative dell'arte.

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