L’origine di ogni problema è nella testa. Franco Pinelli dirige ed interpreta Eduardo De Filippo in una commedia tutta familiare

Franco Pinelli, di professione regista, ha scommesso ancora una volta, trionfando, sul Teatro Scarpetta di Ponticelli per dirigere ed interpretare lo spettacolo Ditegli sempre di sì, ispirato alla commedia omonima scritta da Eduardo De Filippo. L’opera ha avuto come interpreti Franco Pinelli stesso nel ruolo di Michele Murri, Marina Moscatelli (Teresa, sorella di Michele), Giulia Minervino (Checchina, cameriera), Carlo Maratea (Giovanni Altamura), Domenico Pinelli (Luigi Strada, orfano), Lucrezia Di Fiore (Evelina, figlia di Giovanni), Giovanni Striano (Ettore, amico di Luigi), Pasquale Abbruzzese (Vincenzo Gallucci amico di famiglia), Maria Paola Marino (Saveria, moglie di Vincenzo), Francesca Pia Di Martino (Olga, fidanzata di Ettore), Antonio Imperato (Attilio, fratello di Vincenzo), Anna Lauro (Rosina).

Il fulcro della narrazione è il ritorno  di Michele Murri, il quale, dopo un anno rinchiuso in manicomio, riabbraccia la sorella Teresa ormai vedova. Lo psichiatra la assicura che il malato è guarito completamente ma non si deve contrariarlo altrimenti potrebbe reagire in maniera aggressiva. La trama, infatti, si sviluppa attraverso una serie di vari equivoci di cui è protagonista e artefice Michele, aiutato dall’ingenuità del giovane squattrinato Luigi Strada e della sua innamorata Evelina, dalla bontà della sorella e degli altri  amici di famiglia, ignari della problematica che il protagonista affronta nel rapportarsi e nel discorrere con gli altri.

La scena iniziale ci suggerisce la pericolosità di Michele e la sua insanità (l’origine di ogni male è nella testa, quindi eliminiamola, dirà in seguito): il protagonista entra da un ingresso laterale e osserva noi spettatori con uno sguardo folle e divertito, pari quasi al protagonista di Shining. Come nel capolavoro di Kubrick, tutto si sviluppa tra le pareti domestiche domestiche.

Il ruolo svolto da Luigi Strada è fondamentale per la comicità dolce-amara del teatro di De Filippo, il quale con maestria inserisce in un contesto allegro e quotidiano, come la vacanza al mare a Portici, il dramma interiore di un uomo che, cosciente della propria malattia e del non poterla raccontare, la riflette nell’altro essere umano a lui più vicino per sensibilità e sofferenza di studente  che sogna di diventare attore.

Entrambi i personaggi, Michele e Luigi rappresentano la difficoltà della comunicazione nel momento in cui tutto il dolore viene represso e, sia per viltà che per paura di non essere accettati, si rischia di nascondere ciò che fa soffrire per uniformarsi come burattini ad un modello che non appartiene. Quando tutto questo sfugge di mano, la maschera si spacca in mille pezzi e la follia altro non è che la manifestazione della volontà di essere fuori dagli schemi.

Gli intrecci e le battute da meta-teatro di Luigi, la sua poesia ambientata in un luogo cupo quale il cimitero ci portano a fare i conti con un altro scottante tema del teatro di De Filippo: Gli esami, che non finiscono mai. Quelli di tutti gli artisti che, incontrando un pubblico incolto e distratto, non trovano il plauso.

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