Disponibile da oggi il video ufficiale di “Dans l’horizon”, secondo singolo estratto da “An image of eternity”, il nuovo disco di Raffaele Grimaldi.

Dans l’horizon è un delicato viaggio dalle prospettive impercettibili, in bilico fra malinconie scolpite nel tempo e la perenne ricerca di un orizzonte che mai si schiude. Girato da Urania Films nella suggestiva cornice di Palazzo Venezia a Napoli, il video, in bianco e nero, tende a far immedesimare lo spettatore in questa atmosfera onirica, attraverso l’incedere lento della melodia.

La musica che scrivo, in genere, non vuole raccontare storie, intendo storie altre, fatte di fantasie immaginifiche. Il mio nuovo singolo, però, come gli altri pezzi del disco, rappresenta un preciso momento autobiografico, che al momento ho tentato di trasmettere annotando di getto la musica sulla partitura. Il video, in questo caso, ritrae degli spartiti disordinatamente risposti su di un pianoforte: l’idea era quella di evocare ‘un orizzonte – citando Zygmunt Bauman – che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.

Con An image of eternity il pianista e compositore Raffaele Grimaldi mette da parte l’avanguardismo della sua ultima produzione, e realizza così un’opera più personale, quasi autobiografica. Di formazione accademica, il suo è stato un percorso artistico che ha fatto della sperimentazione, in particolare, di quella che si traduce in ricerca incessante come superamento dei confini dettati dagli “stili”, un imperativo categorico: da grande amante del rock e del pop – tra le sue influenze, oltre a Stravinsky, Ligeti, Grisey, anche Pink Floyd, Radiohead, Beatles, Led Zeppelin e Frank Zappa –, volge il suo sguardo al di là della limitante cortina di un puro accademismo per deviare verso correnti musicali a lui apparentemente estranee. Il disco, dunque, copre in 15 tracce un lasso temporale che va dal 1999 al 2015, periodo durante il quale curiosità e varietà inaugurano un percorso artistico per lui del tutto nuovo, che fa di An image of eternity una incognita più che una risposta definitiva.

Mi piace pensare alla musica come qualcosa di eterno, come l’infinito viaggio delle nuvole o delle onde dell’oceano, come alla pura essenza delle cose che si rivela attraverso il ritmo dell’incessante scorrere dei giorni. La storia di questo album inizia molto tempo fa, quando avevo 19 anni. Da allora ho lasciato che piccoli pezzi si sedimentassero sottotraccia, come rocce levigate dai fili d’acqua del tempo. Ho voluto immaginare una raccolta che comprendesse brani che con tutte le loro debolezze raccontassero frammenti della mia esistenza. Un solo pezzo è frutto di una visione estemporanea, quindi completamente improvvisata in studio. A chi l’ascolterà il compito eventuale di immaginare quale. An image of eternity è stato concepito come un viaggio temporale ed emozionale in cui ho messo a nudo le mie fragilità e ho creato un presupposto per comunicarle all’ascoltatore, rubandogli una porzione di tempo e cercando di proiettarlo in una dimensione più intima ed anche infinita, quasi come fosse una immagine per l’appunto di eternità.

Infatti, la musica ha in sé un controsenso quasi trascendentale: di certo, è una materia fatta di tempo, ritmo e scansione metrica, ma è altresì vero che il vortice emozionale conseguente all’ascolto e ai ricordi così evocati, altera la percezione del presente, dilatando infinitamente il tempo. Ecco perché il nuovo disco di Raffaele Grimaldi è innanzitutto una riflessione, o meglio, la trasposizione su pentagramma della filosofia di Blaise Pascal: La nostra immaginazione ingrandisce così tanto il tempo presente, che facciamo dell’eternità un niente, e del niente un’eternità. Tuttavia, l’album è nato da un’esigenza personale, interiore, quella di comunicare in maniera semplice ed immediata attraverso brani che raccontino da vicino la vita del loro autore.

Registrato negli Studios de Meudon di Parigi, “An image of eternity” è uscito il 19 dicembre scorso per l’etichetta indipendente Blue Spiral Records, ed è disponibile presso Mooks, Fonoteca, Tattoo e negli altri punti vendita previsti dalla distribuzione Full Heads. Inoltre, tra gli echi di Keith Jarrett, Herbie Hancock e Philipp Glass, il disco è stato presentato ufficialmente il 18 dicembre a Napoli, presso Palazzo Venezia (Casina Pompeiana), dove, tra l’altro, è stato girato il video del brano che ha dato il titolo all’album.

 

Giovane dall’età indefinita, da oltre 10 anni nel mondo della comunicazione. Una Laurea, un Master, giornalista, scrittore, esperto di eno-gastronomia e della Campania, allenatore di Karate. E’ il creatore e direttore del Museo dei Castelli di Casalbore (AV), attività che gli ha valso il soprannome di “Signore dei Castelli”. Vincitore di vari premi nel mondo della pubblicità e della cultura. Testa proiettata nel futuro e piedi saldamente ancorati alla propria terra, il suo motto è “Si può fare!”.

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