L’elettronica incontra il cantautorato nel terzo EP di Giovanni Conelli: Di viaggio, di fiori e di altre spine

Di viaggio, di fiori e di altre spine, pubblicato il 27 ottobre, è tutto ciò che non vi aspettereste da un album di musica elettronica: un progetto originale, brillante, che sfugge a ogni facile tentativo di catalogazione, come le onde del mare che si rincorrono e si confondono, senza mai trovare una forma definitiva. Un extended play che riesce a fondere in maniera armoniosa e innovativa generi distanti, quali il cantautorato e l’elettronica più moderna e sperimentale.

La spiritualità di Battiato e l’elettronica malinconica dei Kiasmos rappresentano il sostrato culturale in cui affondano le radici di Giovnani Conelli, giovane artista campano dalla vocazione cosmopolita. Le tracce raccolte nel cd hanno prima “viaggiato” in diverse città europee (Napoli, Roma, Milano, Novara, Vienna, Passau), per poi giungere a destinazione, grazie ai fondi raccolti sulla piattaforma Musicraiser, condensando così le esperienze dell’autore in un EP dal sapore mediorientale, ma al contempo nordeuropeo.

Il disco, distribuito da Sounday Digital, è stato registrato a Milano insieme al sound designer Riccardo Santalucia, che, come uno scultore, ha levigato, rimodulato, rielaborato elettronicamente le musiche scritte da Giovanni Conelli. Le frequenze si distribuiscono nel dispiegarsi del canto, in un connubio quasi perfetto tra testi ermetici e musiche evocative. Quattro brani, legati da un unico fil rouge, compongono l’album, disegnando un percorso fatto di emozioni intense, suggestioni di viaggio, storie di addii, di amori mancati, di sogni irrealizzati e desideri incrollabili. Un vero e proprio viaggio in musica, capace di emozionare al primo ascolto, penetrando negli angoli più reconditi dell’animo umano. L’intento è quello di giungere dritto al cuore dell’ascoltatore, ma in maniera delicata, come mostra la copertina, rappresentata da una foto di Instanbul scattata dallo stesso autore, rielaborata in maniera elegante, fino a farla sembrare l’immagine di un sogno.

 

 

Il ritmo soffuso che segna l’attacco del primo brano si fa via via più vivo, acquisendo vigore, fino a trasformarsi nel battito irregolare di un cuore “intriso d’acqua sottile”. L’uso dei synth consente di creare atmosfere avvolgenti, quasi ipnotiche, che sembrano evocare l’incedere di un uomo solo fra la folla indifferente di una metropoli, con il suo continuo pulsare. La voce calda, profonda, di Giovanni Conelli scorre come un fiume in piena, inasprendosi in alcuni punti, accompagnata dalle pulsazioni elettroniche di Riccardo Santalucia. Gli effetti sonori sembrano riprodurre spari, colpi letali che segnano la fine di un amore nel secondo brano, Habibi, che rappresenta un vero e proprio ossimoro musicale. Il titolo, che in arabo significa mio amore, sembrerebbe annunciare una canzone d’amore. In realtà, il brano è un canto d’addio, un susseguirsi di immagini antitetiche che mostrano come la più delicata tenerezza possa essere trasformarsi in fonte di dolore.

Mia tenera habibi, che fiorisci di muschio e di fango e sei pietra a ferire il mio passo, va’, va’ e  nidifica gli occhi di un altro, va’, va’ e arrugginisci il cuore di un altro.

“Instanbul” è forse la traccia più rappresentativa dell’ep, che ci conduce nel cuore pulsante di una città mediorientale, sotto un cielo blu che sembra racchiudere tutta la sete di libertà, di leggerezza, di evasione che ciascuno porta dentro di sé. Elementi armonici e melodiosi si fondono con ritmi vibranti di energia, in un crescendo di emozioni sonore.

Il brano conclusivo del disco, La pelle morta, è il racconto in musica dei sogni irrealizzati, sepolti sul fondo del cuore, che accompagnano ognuno di noi, divenendo pelle morta, cioè parte integrante del nostro essere. Tuttavia, è proprio a partire da quella pelle morta che è possibile la rinascita, così come, nella canzone, il suono sembra inabissarsi in alcuni punti e poi riemergere.

Ascoltare “Di viaggio, di fiori e di altre spine”, significa chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dolcemente dalla corrente della musica, in un duplice viaggio, che da un alto conduce verso nuovi orizzonti, fra le strade di Instanbul, dall’altro è anche un viaggio dentro se stessi, fin nei meandri più profondi del cuore, dove si annidano ricordi, speranze, desideri e sogni.

Il disco è ascoltabile su Spotify cliccando qui.

Nata nel '97 a Bologna, mi sono trasferita da bambina in un paesino dei Monti Lattari. Grazie alle persone che ho incontrato, ho iniziato ad amare questa terra meravigliosa, troppo spesso vista attraverso la lente del pregiudizio. Sono appassionata di letteratura, fotografia e arte, in tutte le sue manifestazioni. La lettura del libro "In viaggio con Erodoto", di Ryzdard Kapuscinsky, mi ha insegnato il valore e la bellezza della diversità. Studio arabo e inglese presso la facoltà di mediazione linguistica e culturale.

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