Donne ieri e oggi: l’esempio di Matilde Serao

In passato, la donna era un accessorio del capofamiglia (padre o marito). Nel Codice di Famiglia del 1865 le donne non avevano il diritto di esercitare la tutela sui figli legittimi, né tanto meno quello ad essere ammesse ai pubblici uffici. Le donne, se sposate, non potevano gestire i soldi guadagnati con il proprio lavoro, perché ciò spettava al marito. L’articolo 486 del Codice Penale prevedeva una pena detentiva da tre mesi a due anni per la donna adultera. Sul fronte dell’istruzione, venne permesso soltanto nel 1874 l’accesso delle donne ai licei e alle università, anche se in realtà le iscrizioni femminili continuarono ad essere respinte. Con la Prima Guerra Mondiale i posti di lavoro persi dagli uomini richiamati al fronte vennero occupati dalle donne, nei campi, ma soprattutto nelle fabbriche. Circolari ministeriali permisero infatti l’uso di manodopera femminile fino all’80% del personale nell’industria meccanica e in quella bellica (da cui le donne erano state escluse con la legge del 1902).

Con la fine della guerra però, le donne, accusate di rubare lavoro ai reduci, persero questi posti di lavoro e ritornano ad essere relegate ai margini della società. Durante il ventennio fascista le donne vennero spinte dentro le mura domestiche, secondo lo slogan: “la maternità sta alla donna come la guerra sta all’uomo”. Per quanto riguarda il lavoro, i salari delle donne vennero fissati per legge alla metà di quelli corrispondenti degli uomini. Fu formalmente vietato alle donne di insegnare lettere e filosofia nei licei e alcune materie negli istituti tecnici e nelle scuole medie; inoltre fu vietato loro di essere presidi di istituti, mentre le tasse scolastiche delle studentesse vennero raddoppiate. Nel pubblico impiego le assunzioni di donne furono fortemente limitate, escludendole dai bandi di concorso e concedendo loro un numero di posti limitato (in genere il 10%). Furono inoltre vietate loro la carriera e tutta una serie di posizioni prestigiose all’interno della pubblica amministrazione. Il nuovo Codice Penale confermò tutte le norme contrarie alle donne, aggiungendo inoltre l’art. 587 che prevedeva la riduzione di un terzo della pena per chiunque uccidesse la moglie, la figlia o la sorella per difendere l’onore suo o della famiglia (il cosiddetto “delitto d’onore”).

Ciononostante, ci sono donne che hanno prevalso. Hanno superato il filo spinato posto dalla società e ce l’hanno fatta. Hanno dato il proprio contributo, hanno espresso la propria opinione e sono diventate muse per le generazioni che si sono susseguite. Tra queste, Matilde Serao. Al suo nome si lega quell’intenso momento di rinnovamento del giornalismo italiano che segna il passaggio dall’Ottocento al Novecento, ossia da un modo di fare informazione ancora tutto sommato artigianale, ad un altro tipo più efficace e impegnato, oltre che tecnologicamente avanzato. La città nella quale lavorò più intensamente e con risultati migliori è Napoli, dove fondò e diresse il “Mattino”.  Matilde Serao, oltre ad essere una grande giornalista è anche una  scrittrice di prestigio, tra le più prolifiche di sempre della letteratura italiana, con oltre settanta opere al suo attivo. Nel 1926, l’autrice riceve la candidatura a premio Nobel per la Letteratura.  Di lei si ricorda il carattere profondamente sanguigno, una donna all’avanguardia  e creativa.

Nonostante si sia arrivato ad un certo equilibrio, in termini di diritti, la parità tra i due sessi non si è ancora compiuta. Secondo un’indagine compiuta dal Gruppo aufeminin: le discriminazioni sessuali sul mercato del lavoro sono una realtà diffusa. Ne sono convinte il 76% delle italiane e  ben l’81% delle francesi.

Maria Bianca Russo è una giornalista pubblicista iscritta al terzo anno di lettere moderne. Si occupa principalmente di sociale e cultura. Molto legata al teatro, alla lotta contro le mafie e al tema sulla violenza che si consuma sulle donne.

Un pensiero riguardo “Matilde Serao, musa ispiratrice

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