Alla Corte del Gusto: Il cammino di Santiago

“Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato.” Erri De Luca

“Come la spieghi la contaminazione? È parecchio complicato far capire agli altri quello che cerchi di fare; è come parlare d’amore a chi è lontano dai tuoi sentimenti: ci vuole cuore, coraggio, empatia. È un percorso difficile, mai scontato o predefinito, che si schiude e ti rivela il suo perché solo camminando e conoscendo”.

Quella con il “Cammino di Santiago” parte come una chiacchiera informale post-esibizione all’open act di Gnut alla Corte del gusto per Terre di Campania e diventa un discorso che abbraccia le varie sfaccettature della musica e della vita, il rapporto con gli altri, con se stessi, con la propria terra, con la scrittura e con l’amore. Il duo tenta un primo approccio nel 2012 mentre i membri della band hanno anche altri impegni musicali: Fabio Ianniello (voce e chitarra) sperimenta il progetto degli “Afasia di Broca” mentre Gennaro Giardullo (batteria) è impegnato con gli “State of mind”.

Un inizio travagliato, un tira e molla dovuto all’ancora prematura consapevolezza del duo di Villa di Briano. Attraverso un percorso carsico fatto di sessioni in studio e vita quotidiana, ad inizio 2015 lanciano il “Cammino di Santiago” con l’obiettivo di “saper cogliere il senso della dualità e della divisione ma, proprio per questo motivo, tendere a stimolare la volontà di congiunzione. In altre parole, creare un notevole desiderio di fondere e aggregare il tutto con equilibrio e armonia.

Dicono che il Cammino di Santiago “è un progetto di esplorazione che persegue l’obiettivo di attraversare quanti più territori e ambienti musicali possibile, nella convinzione che la musica sia una forma di espressione che si realizza tramite la partecipazione e la condivisione”. Dal 15 aprile a oggi 30 date, un tour estivo on the road in Puglia nelle piazze, per strada, tra la gente con la voglia di confrontarsi. Proprio il misurarsi con il pubblico, la paura di mostrarsi per come si è senza dover dar conto, sbagliare le parole e ritrovarsi a scommettere su cosa dire a riprova di una complicità sempre crescente sono stati il mix giusto per alimentare il progetto. “Spesso ci siamo fermati, nel corso degli anni, perché incerti sulla strada da intraprendere. E’ difficile riuscire a dare un senso di completezza solo con due strumenti. Abbiamo nel tempo sperimentato varie modalità, studiato la musica elettronica e assistito a molti live di gruppi a formazione “ristretta” per capire come regolarci e trovare la nostra strada”.

Un rock intriso di “brit” e della stagione d’oro dell’alternative italiana (Marlene Kuntz, Afterhours, Verdena) con un velo di malinconia. Un repertorio in divenire ma con alcuni punti fermi (segnatevi “Amianto”, ne vale davvero la pena) e una dimensione da trovare strada facendo. “A chi ci chiede che genere di musica facciamo abbiamo un po’ di difficoltà: Rispondiamo di getto post-rock, ma vorremmo poterci prendere del tempo per parlare del nostro percorso. Come la spieghi la contaminazione?.

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