Music Coast To Coast ha recensito elemosina, il nuovo album de le “Isole Minori Settime”

Le Isole Minori Settime nascono dall’incontro di Lorenzo Campese, Enzo Colursi e Alessandro Freschi che scrivono canzoni, le suonano e le cantano pure. Ognuno porta le sue storie e il suo stile, completato dal prezioso apporto di Alessandro Bellomo alle percussioni e Marco Maiolino al basso: è questa squadra che rende le Isole Minori Settime il melting pot di suoni e atmosfere che ha la fortuna di essere.

Dopo due singoli, Non cambiare traccia e Goffredo, che hanno visto la luce negli scorsi anni, la band ha autoprodotto il suo EP d’esordio: Elemosina.

Elemosina è stato registrato durante un concerto al Cellar Theorye presentato poche settimane fa al pubblico dell’’Ex OPG – Je so’ pazz. Le Isole Minori Settime, infatti, nascono e stanno crescendo a Napoli e dintorni, e di questa città conservano la vitalità e la spontaneità come testimoniano i brani, frutto di un intenso girovagare live tra le piazze e i festival campani.

L’uomo in 3/4 apre il disco e sembra di ascoltare un organetto suonato da saltimbanchi fuori da un circo: la capacità che ha la band di riportare su disco non solo l’attitudine, ma la vera e propria atmosfera dei live girovaghi è sorprendente. Sembra di vedere bambini curiosi che si fanno largo tra le gambe accalcate mentre la voce fresca di L. Campese racconta proprio la storia malinconica di un artista di strada non egocentrico, un po’ disilluso, ma che di sicuro non passa inosservato, infatti: “tutta la gente calpesta l’asfalto dell’uomo un po’ incerto.. non mancherai di ricordarlo”.

Ombrelli “Amori Ridicoli” E Tante Belle Cose… nasce dalla penna di E. Colursi. Basso presente, incantevole. La voce calda, sul parlato, alternata al kazoo, cori leggeri, interventi di piano e chitarra ad hoc. Coinvolgente, incalzante. Il testo è un fluire libero, riflette sulle relazioni, sul mondo contemporaneo, sulle difficoltà di ogni giorno e salta tra gli argomenti con naturalezza per comporre forse il brano meglio riuscito del disco. La seconda metà della canzone vede un intermezzo piano e voce, caldo.. e poi il ritmo riprende prepotente ed è inevitabile iniziare a canticchiare. “Le democrazie dei manganelli in faccia che ti fan passar la voglia di apprezzare ciò che resta, di cercare una risposta ai nostri dubbi esistenziali” 

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