Enrico Pieranunzi e Rosario Giuliani in “Duke’s Dream”: due talenti indiscussi del jazz contemporaneo ospiti dell’Associazione Live Tones in collaborazione con la Fondazione Pietà Dei Turchini per un concerto jazz di altissimo livello

Due talenti indiscussi del jazz contemporaneo ospiti dell’Associazione Live Tones in collaborazione con la Fondazione Pietà Dei Turchini per un concerto jazz di altissimo livello. L’atmosfera raccolta e intima e la bellezza artistica della Chiesa di San Rocco a Napoli è stata l’ambiente perfetto per la musica davvero emozionante di due protagonisti indiscussi del panorama jazzistico italiano che da anni portano avanti un perfetto sodalizio, il pianista Enrico Pieranunzi e il sassofonista Rosario Giuliani.

Il concerto, organizzato, come sempre, in maniera impeccabile dall’Associazione Live Tones che da decenni propone gli artisti più bravi del panorama jazzistico italiano ed internazionale in collaborazione con la Fondazione Pietà dei Turchini è stata l’occasione per proporre brani tratti dal disco “Duke’s Dream” un vero e proprio omaggio ad una delle immortali icone del jazz, Duke Ellington.

Enrico Pieranunzi è da molti anni tra i protagonisti più noti ed apprezzati della scena jazzistica europea. Pianista, compositore, arrangiatore, ha registrato più di sessanta CD a suo nome spaziando dal piano solo al trio, dal duo al quintetto. Ha collaborato, in concerto o in studio d’incisione, con Chet Baker, Lee Konitz, Marc Johnson, Joey Baron, Paul Motian, Charlie Haden esibendosi nei più importanti festival internazionali, da Montreal a Copenaghen, da Berlino a Madrid a Gerusalemme. Diverse sue composizioni sono diventate, in ambito internazionale, veri e propri “standards” e tre di queste – due nel 1991, una nel 2001 – sono state incluse nei prestigiosi “New Real Book” pubblicati negli Stati Uniti dalla “Sher Music”.

Rosario GIULIANI Nel 1996 risulta vincitore del premio intitolato a Massimo Urbani e l’anno seguente dello “Europe Jazz Contest”, assegnatogli in Belgio come miglior solista e miglior gruppo; nel 2000 si aggiudica il “Top jaazz” nella categoria nuovi talenti e nel 2010 come miglior sassofonista dell’anno, risultando primo nel referendum annuale indetto della rivista specializzata Musica Jazz. Inoltre vince nel 2010 e nel 2013 il Jazz It Awards come miglior sax alto. Tante e prestigiose anche le sue collaborazioni nell’ambito del jazz, dove ha avuto modo di affiancare musicisti di valore assoluto quali Charlie Haden, Gonzalo Rubalcaba, Phil Woods, Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, Franco D’Andrea, Martial Solal, Jeff “Tain” Watts, Mark Turner, Kenny Wheeler, Bob Mintzer, Joe Locke, Joe La Barbera, John Patitucci solo per citarne alcuni.

Dopo le tante incisioni con diverse etichette italiane e non solo, nel settembre del 2000 Rosario Giuliani ha firmato un importante contratto con la prestigiosa casa discografica francese Dreyfus Jazz, con la quale ha registrato cinque album di grandissimo successo.Giuliani, apprezzato dalle platee internazionali, si divide tra i tanti appuntamenti concertistici in Italia e all’estero, suonando nei festival Jazz internazionali europei e non solo, partecipando anche a diversi Festival ed eventi musicali in California, Nuova Caledonia, Israele, Mexico, Hong Kong, Algeria, Ungheria, Russia, Siberia e tante altre Nazioni. Nella primavera del 2006 e nel 2014 ha partecipato a un tour di grande successo che ha toccato le principali città della Repubblica Popolare Cinese.

Il concerto si è aperto con due celeberrimi standard, “Isfahan” e “Satin Doll”, ed è stato subito chiaro che non avremmo assistito alla riproposizione di standard classici, ma ad una originale riscrittura che ne potesse mettere in assoluto rilievo la modernità dei brani stessi. Agli standard di Ellington (“Day Dream”, “Sonnet for Caesar”, I got It Bad”) si alternano brani firmati da Pieranunzi, che sin dai titoli (“Duke’s Dream”, “Duke’s Atmosphere”, “Trains”, scritto con Giuliani) intendono evocare una ben definita atmosfera, mettendo in scena quell’invisibile filo rosso che lega l’eredità swing della musica afroamericana e i suoi molteplici sviluppi creati dall’incontro con la cultura musicale occidentale, forse il cuore del progetto portato avanti dai due jazzisti italiani.Nelle esecuzioni trovano spazio gli assoli di Giuliani, che ne denotano lo stile ormai maturo, modellato su Art Pepper e John Coltrane, le qualità ritmiche e il sound moderno.

La serata è stata poi arricchita dal racconto di alcuni aneddoti da parte di un Pieranunzi che ha voluto contestualizzare i brani presentati nel loro percorso storico, sottolineando lo straordinario sodalizio artistico tra Ellington e Strayhorn, e altri episodi e incontri che il musicista/compositore fece durante la sua splendida carriera, come nel commosso racconto del concerto cui assistette nel 1971, quando Duke Ellington si esibì con la sua orchestra (in cui figuravano ancora alcuni elementi che suonavano con lui dagli anni Venti) al Piper di Roma. La prima parte del concerto si è chiusa con una versione destrutturata di “Take the A Train”, che ha messo in rilievo le infinite possibilità interpretative del pezzo di Billy Strayhorn.

Nella seconda parte  del concerto ai noti standard di Duke Ellington si sono aggiunti alcuni pezzi molto diversi tra loro per genesi e struttura compositiva, come il solenne “Come Sunday”, e l’autoironico “Take the Coltrane”, frutto della singolare collaborazione del “Duca” con un musicista per molti versi agli antipodi da lui, l’avanguardista John Coltrane, omaggiando nel finale, sottolineato dall’applauso lunghissimo del numerosissimo pubblico presente, il talento compositivo di Enrico Pieranunzi con l’interpretazione di uno dei suoi capolavori musicali come “Blue Ballad” .

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