Concerto conclusivo per le celebrazioni del 795esimo Compleanno della Fondazione dell’Università Federico II di Napoli

Grandi festeggiamenti per un altro grande traguardo per l’Università Federico II di Napoli, che ha ricordato, quest’anno, i suoi 795 anni della sua fondazione, avvenuta il 5 giugno 1224 dall’imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia Federico II di Svevia, e che l’ha vista protagonista in tutti questi anni fino a renderla una delle più importanti Università in Italia e in Europa e che ad oggi vana uno straordinario patrimonio storico e culturale ricco di architetture antiche e moderne, tesori artistici e giardini diffusi sul territorio cittadino e regionale. La stessa serata conclusiva del 7 giugno, dopo una serie di eventi in città, si è svolta in una location dalla bellezza straordinaria come il Cortile delle Statue della sede centrale di Corso Umberto I e nella stessa presentazione della serata sono stati appunto ricordate le bellezze architettoniche non solo di tale sede ma di tante altre sedi universitarie della Federico II e della magnificenza, dal punto di vista architettonico moderno, della nuovissima sede di Monte Sant’Angelo che è divenuta un fiore all’occhiello in tutta Europa.

Anche quest’anno l’Università, ha organizzato un concerto per concludere una serie di eventi che hanno portato alla celebrazione di una ricorrenza così importante, e che ha visto, negli anni precedenti nomi illustri della musica e della cultura come Peppe Barra (2016), Goran Bregovic (2017), Marcorè (2018). Quest’anno per il concerto finale è stato scelto Enzo Gragnaniello, il quale, ha scelto tale occasione per presentare il suo nuovo album “Lo chiamavano vient’ ‘e terra” richiamando, oltre agli ospiti illustri dell’Università stessa, un pubblico numeroso desideroso di poter conoscere finalmente il nuovo disco. Anticipato dalla presentazione istituzionale del Rettore Gaetano Manfredi e del pro Rettore Arturo De Vivo, il concerto di Enzo Gragnaniello, accompagnato sul palco allestito nel Cortile delle Statue dalla sua band composta da Piero Gallo alla mandolina, Erasmo Petringa al basso, Marco Caligiuri alla batteria e alla chitarra Antonio Maiello, è stato un autentico successo. Il disco è uscito a quattro anni di distanza dal precedente “Misteriosamente” e nel testo “Lo chiamavano vient’ e terra’ “si può definire un autoritratto in musica, raccontando la vita di un ragazzo che prende coscienza dell’esperienza della vita.

Musicista ed autore raffinato, interprete autentico della musica della Napoli più magica e vera, dove lui tuttora vive e respira quotidianamente la città, Enzo Gragnaniello è tre volte vincitore della “Targa Tenco”. Numerose le sue collaborazioni cinematografiche e teatrali, non solo come compositore: nel 2000 è nel cast di “Aitanic”, film di Nino D’Angelo, in cui interpreta la parte di un tassista. Ha composto il testo del brano “Vasame”, interpretato da Arisa, incluso nella colonna sonora di “Napoli velata” di Ferzan Ozpetek. Recentemente ha realizzato “L’erba cattiva”, presente nella colonna sonora del film d’animazione “Gatta Cenerentola”, dove ha partecipato anche come doppiatore.

Ha, inoltre, firmato la colonna sonora del film “Veleno”, con Luisa Ranieri e Salvatore Esposito. In questo nuovo disco c’è la parte romantica, quella che spinge l’artista ad assaporare intensamente tutto quello che lo circonda di belle e d’altro lato quello che lo circonda pieno di contraddizioni, un mare agitatissimo. uno sguardo sul mondo, ragionando sull’amore e della gentilezza che si sta perdendo, prendendo coscienza del fatto che si può assaporare la vista godendo della bellezza e non facendosi dominare dalle situazioni negative che ognuno di noi, inevitabilmente è costretto a vivere nella propria dimensione quotidiana. Dal modo di guardare di Enzo, viene fuori una Napoli diversa fatta di sensazioni che sconfiggono le paure, un invito a godere appieno delle emozioni senza mai farsi dominare dalla mente che è notoriamente limitata e non farsi prendere dallo stato negativo ma di godere appieno di tutto ciò che una vita vissuta all’insegna della “gentilezza” ti consente di poter vivere, senza influenze negative. L’album pubblicato da AreaLive distribuzione Warner Music Italy è composto da 12 brani prodotti ed arrangiati dallo stesso Gragnaniello, ed è la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’Artista ama profondamente la sua città, le sue radici, è affezionato alla sua cultura, miscela sapientemente ritmi sinceri ed atavici con la musica classica napoletana e incredibili sonorità mediterranea, facendo sì che la sua voce riesca ad attraversare le barriere, creando suoni assolutamente universali.

È lo stesso Enzo che spiega durante la serata la genesi del brano che dà il titolo all’album:

É un pezzo autobiografico che racconta vari episodi ed esperienze della mia vita, da quando da piccolo giravo per i vicoli di Napoli a quando, non ancora adolescente, scappai a Milano, percependola come la città più lontana in cui evadere. Tornato a Napoli mi iscrissi al Comitato dei disoccupati organizzati e per loro iniziai a scrivere le prime canzoni che furono di rabbia e d’amore.

Il suo “marchio di fabbrica” compare evidentissimo anche in questo album dai toni fortemente legati alla migliore tradizione musicale partenopea. La sua voce si fa a tratti pastosa e graffiante, antica e moderna, ricca e modulata ad arte come lo sono le pietre di tufo e le onde del mare. La scaletta del concerto ha visto l’alternanza di vecchi brani come “L’aria cattiva”, “Misteriosamente”, “Vasame”,”Cu mme”, “L’erba cattiva”, a quelli del nuovo album “Lo chiamavano vient’ ‘e terra”, “Addo si stat”, “Na sera cu te”, “Si tu me cunisciss”, “Povero munno”, “A deliquenza”solo per citarne alcuni, in una perfetta alchimia di musicalità che attraversa toni folk, dub, afro-blues, fado e rock. Una citazione doverosa l’incanto delle note prodotte della mandolina di Piero Gallo, noto musicista napoletano, da sempre sul palco con Enzo, che ha sottolineato ancora di più l’intensità musicale della musica di Enzo Gragnaniello in brani particolari come “Vasame”, e la strumentale “Creta”, che ha letteralmente conquistato il pubblico presente.

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