Maurits Cornelis Escher e gli enigmi della sua mente in esposizione al Palazzo delle Arti di Napoli dal 1 Novembre 2018 al 22 Aprile 2019.

Maurits Cornelis Escher nasce il 17 Giugno 1898, nella provincia olandese della Frisia a Leeuwarden.

L’artista sin dalla giovinezza si esprime con libertà e genialità nel disegno, unica materia scolastica dove eccelle. Grazie al suo insegnante di arte coltiva l’interesse per le incisioni sul linoleum. Finita la scuola superiore, inizia la facoltà di Architettura secondo il volere paterno ma dopo poco conosce l’artista Samuel Jessurun de Mesquita Il maestro gli commissionerà delle xilografie e di li’ a poco lascia l’università per seguire la sua scuola.

Escher inizia cosi’ nel 1919 gli studi sulle arti decorative e cresce in lui il desiderio di visitare paesi esotici quali la Spagna (l’Alhambra lo attrarrà per le tassellature che utilizzerà nei disegni) e l’Italia, in particolare il sud Italia.

Il viaggio nella nostra penisola avviene in più occasioni e nel 1923 avrà la possibilità di conoscere Jetta, sua futura moglie. Insieme viaggeranno a Praiano, Amalfi, Positano, Ravello, Atrani. E’, infatti, in relazione al suo viaggio nella Costiera Amalfitana che realizza una delle sue opere più famose al mondo: Metamorphosis I (1939).

In seguito produrrà Metamorphosis II e III, aumentando la grandezza dell’opera e inserendo i colori.

Come in natura il girino si trasforma in rana, così le trasformazioni geometriche diventano al tempo stesso metafora per indagare le ambiguità della percezione.
Cosi’ in Metamorphosis Escher passa dai quadratini della tovaglia alla scacchiera, al paesaggio di Atrani, e ai cubi che spiccheranno il volo per diventare volatili.

Il mondo delle creature di Escher è fatto di strutture e forme che racchiudono come spirali o come nastri (Moebius) che rispecchiano la forma dell’Infinito.

Dal più grande al più piccolo e viceversa, attraverso fantastiche scale labirintiche irrealizzabili: ecco cosa succede in Relatività del 1953.

Gli uomini diventano pedoni che cadono nelle botole o salgono gradini improponibili e scompaiono improvvisamente. Tutto ciò per farci intendere che ci perdiamo in un mondo in cui tutto è relativo, ovvero non esiste un unico punto di vista, non esiste la ragione o il torto, esistono le ragioni di ognuno, la vita di ognuno, sono anzi siamo differenti l’uno dall’altro.

I successi di Escher saranno moltissimi, come il bellissimo Vincolo d’unione del 1956, fondendo l’arte e la matematica, andando fuori da ogni schema. I suoi voli pindarici e i suoi enigmi lo seguiranno nei suoi viaggi per il mondo e non svaniranno mai.

Ora grazie alla mostra allestita presso il Pan di Napoli è possibile perdersi nei suoi universi dell’assurdo e dell’impossibilità, cambiare dimensione, interagire con grandi e piccini e giocare ad immaginare.

Perché questa è la sua più grande lezione che ha lasciato all’umanità. Osservare il reale, partire dal nostro mondo per immaginarne tanti altri.

 

 

Nasco a Napoli nel 1981 e cresco con la passione per le arti e con una curiosità viscerale del mondo, inculcatami sin da piccola dai miei genitori. Nel 2000 mi classifico al secondo posto nella sezione narrativa per il premio città di Salerno. . Iscritta al Circolo Letterario Anastasiano, ho pubblicato per il Verso Verde una poesia dal titolo ”Residui d’Irpinia”. Ho collaborato con il giornale Dream Magazine come fotoreporter per la mostra SEVEN, svoltasi a villa Vannucchi nel 2011. Laureata in lettere moderne, insegno, con gioia e pazienza, nella scuola media.

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