“Monologo di un matto” è il titolo del primo lavoro discografico di Eustachio Frongillo. Cantautore irpino, inizialmente si è lasciato ispirare dalla città di Bologna per comporre le sue canzoni. Abbiamo ascoltato e recensito per voi il suo disco.

“Sono Eustachio, sono irpino e amo scrivere canzoni”: è con queste parole che il giovane cantautore preferisce descriversi. La sua passione per la musica inizia dalla sua infanzia, ma è nella città di Bologna che si avvicina al mondo della canzone d’autore sino a immergercisi a pieno. Si fa conoscere nel novembre 2016 col suo disco d’esordio intitolato Monologo di un matto, mettendo a nudo i suoi pensieri e mostrandoli al pubblico.

Eustachio Frongillo, Monologo di un mattoDà il via al disco L’Arca di Noè che, con un ritmo semplice, ma veloce e incalzante, si rivela una traccia piacevole e allegra, in particolare il ritornello. Uno di quei brani da godersi in compagnia e che mettono di buonumore.

Generazione allo sbaraglio è una delle canzoni più significative di quest’album. La chitarra la fa da padrona sin dall’intro, ma ecco che irrompe il basso nel ritornello, creando un cambio di sound improvviso, ma efficace. Dall’allegria si passa alla rassegnazione: siamo solo una generazione di manichini e burattini senza futuro.

Un’atmosfera cupa incombe con un basso pieno e una chitarra flebile. È il turno di Monologo di un matto, decisamente la migliore tra le dieci che compongono il disco. Dopo una denuncia rivolta alla generazione d’oggi, ecco il monologo di chi si vuole distinguere da queste “vite tutte uguali concepite in serie“. Un matto che, in realtà, è il più sano tra la folla. La sua diagnosi? Libertà. Soffre di libertà, in mezzo alla gente rinchiusa nei propri schemi. È un pezzo valido anche musicalmente: c’è più completezza a livello strumentale e vocale rispetto ai singoli precedenti. E chissà se Eustachio qui sta descrivendo proprio se stesso!

Dopo Bussa il tempo, dall’atmosfera malinconica, arriva Streghe del 3003, il primo singolo creato dal cantautore. Qui ritroviamo la fisarmonica tanto amata da lui, lo strumento a cui si avvicinò inizialmente da bambino. Musiche e cori festosi nascondono una situazione tutto fuorché allegra: quella delle prostitute, proclamate dall’autore le “streghe del 3003”.

La sesta traccia è Luna d’agosto, una canzone molto dolce che culla teneramente chi l’ascolta. La chitarra in Dove sei fuggita è molto simile al singolo precedente, è nel ritornello che si nota una maggiore differenza di suono. È il momento di Danza, un vero e proprio ballo travolgente. I suoni di percussioni, chitarra e tromba si legano bene. Tra tutti, è la chitarra, suonata in levare, che fa da protagonista.

Siamo alla fine dell’ascolto: La mia oasi felice e L’arca di Noè – Special edition sono le ultime di questo disco. La prima è piuttosto malinconica, qui la tromba dà un tocco in più al pezzo. La seconda è un’edizione speciale della prima traccia dell’album, L’arca di Noè: è più breve e vengono usati gli archi al posto degli strumenti solitamente impiegati dall’autore. Sceglierla come chiusura del disco va a creare una circolarità: termina nello stesso modo in cui è iniziato, con qualche piccola modifica.

Eustachio è un valido cantautore e questo suo lavoro lo dimostra pienamente. Con pochi strumenti e un ritmo semplice, riesce a creare un’atmosfera piacevole che invoglia l’ascoltatore a ripeterne l’esecuzione. L’unica pecca è la disposizione dei brani: sono stati posti subito i suoi pezzi migliori, mettendo in ombra i successivi; inoltre Luna d’agosto e Dove sei fuggita, avendo una ritmica molto simile, posti vicini non rendono al meglio.

Avendo già scritto oltre 70 canzoni, non vediamo l’ora di ascoltare suoi nuovi lavori!

Nata nel 1997 a Caserta. Pianista a tempo pieno, scrittrice da sempre e instancabile viaggiatrice. Porta sempre con sé un'agenda e una penna per poter immortalare tutto ciò che la colpisce.

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