Fenomenologia di Mika «Ti prego, potresti diventare mio fratello?» Cantante, autore, conduttore televisivo – Mika è ormai un fenomeno social consolidato.

Cantante, showman, conduttore televisivo – Mika è ormai un fenomeno social consolidato. Con una lunga serie di successi musicali alle spalle – dagli esordi con il brano Grace Kelly nel 2007 a Hurts nel 2016 ha raggiunto la vetta delle classifiche mondiali grazie al suo stile, alle sue molteplici influenze musicali e  all’inconfondibile voce, che gli hanno di fatto assegnato un posto tutto suo nella musica e nella cultura pop contemporanea. Ma le origini del successo in Italia di Mika (pseudonimo di Michael Holbrook Penniman Jr.), come afferma Lucia Di Maro nel suo saggio Fenomenologia di Mika «Ti prego, potresti diventare mio fratello?», non riguardano solo le sue qualità di artista.

Seguendo le orme di Umberto Eco nel suo studio “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, l’autrice analizza gli aspetti che hanno reso Mika così amato dal pubblico italiano. Per fare ciò ella parte dai social: come l’autrice riporta, Eco ha concluso la sua ricerca affermando che lo stile, il linguaggio, le celebri gaffe di Bongiorno altro non erano che il riflesso della mediocrità che la famiglia media apprezzava, in quanto vedeva sullo schermo “glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti”.  Se si dà un’occhiata approfondita alle opinioni che il pubblico ha su Mika, però, ci si ritrova di fronte a una situazione del tutto diversa e soprattutto ne esce fuori un personaggio che non ha molti punti in comune con il celebre presentatore televisivo.

Il cantante di origini libanesi, nato a Beirut, emigrato a Parigi a causa della guerra civile, naturalizzato inglese, che appare in tv nazionale come giudice di un talent show parlando italiano è il riflesso televisivo della realtà odierna. Mika è figlio del mondo, di chi si integra in ogni contesto. Fluente in francese, spagnolo e di meno in arabo e cinese, oltre a suscitare simpatia per le sue gaffe in italiano, si distingue proprio per il suo interesse verso la nostra lingua. Si tratta di una differenza notevole considerando che innumerevoli suoi colleghi preferiscono fermarsi ad esclamare un Ciao Italia! e Grazie a tutti! ai concerti. L’effetto di tutto ciò sul pubblico è una sensazione di lusinga. Mika si muove sapientemente con rispetto verso i suoi colleghi da cui si fa correggere e verso il suo pubblico che nel corso delle puntate lo ha visto fare progressi, inciampare e con umiltà chiedere scusa, che l’italiano è una lingua difficile. Oltre a questo, Mika è affascinato anche dalla cultura italiana, come ricorda Lucia Di Maro nel suo studio, infatti si è esibito in un programma televisivo con Dario Fo in un duetto sulle note di Ho visto un re.

Altri fattori importanti riguardano le vicende personali del cantante. Mika è visto come un amico, un fratello. Colpisce per la sua genuinità e bontà d’animo, nonché per la forza con cui ha affrontato la dislessia, il bullismo (al cui tema ha dedicato la canzone Big girl) dettato soprattutto dall’omofobia (affrontata nel brano Hurts) di cui è vittima tuttora. Come si evince dai messaggi dei suoi fan, le sue dichiarazioni sono speranza e conforto.

L’analisi di Lucia De Maro, edita da Terebinto Edizioni nel 2018, approfondisce con attenzione i tratti caratteristici dell’artista, riportando una cernita di commenti degli utenti, utilizzati per rafforzare la sua tesi. Seppure necessiterebbe di maggiori fonti e una più spiccata vicinanza, come da premessa, con lo studio di Eco, e con una struttura e un linguaggio più consoni ad un saggio, l’autrice fa emergere un’immagine dell’artista sul punto di vista personale e mediatico più che sulla sua carriera. Ciò permette dunque di liberare lo showman dalla sua etichetta e di farne conoscere gli aspetti più profondi anche a chi non si è mai avvicinato al suo genere musicale.

Laureanda in Scienze della traduzione presso l’università La Sapienza di Roma, dove si interessa di traduzioni dalla lingua russa e ceca. Appassionata di scrittura, cinema e teatro, rivede nella sua terra le più ampie espressioni tradizionali ed innovative dell’arte.

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