I confini e i volti negli incontri di primavera. Il Festival dell’Erranza e il Guarramon

Il Guarramon arriva con il suo vento a rischiarare il cielo del Festival dell’Erranza. Cappello e chitarra, giacca nera, sguardo timido e penetrante.

Il Festival dell’Erranza, al suo primo appuntamento del 2016, incontra il 13 giugno Vinicio Capossela che porta con sé le canzoni della cupa pronte per il tour, e le sue opere di questi anni.

Errare nelle sue due accezioni: un errare che vuol dire sbagliare e un errare che vuol dire andare, concedersi del tempo per vagare. Concedersi del tempo senza avere un obiettivo, contemplare il tempo, contemplare il cammino e quello che avviene durante.

Così Vinicio interpreta nei suoi primi minuti il senso del festival con alcuni giornalisti.

Festival dell'Erranza, Chiostro di San DomenicoQuello che avviene durante, appunto, vuole dire tante cose, vuole dire tutto. Un errare che porti al senso di accoglienza, di ospitalità, ad accogliere e a essere accolti, al cammino. Al confondersi con i confini e con i volti, a osservarne le diversità e farle proprie come completezza dell’essere.

E il volto del Guarramon, uomo della tempesta, si conforma con l’errare. Si confonde nell’errare. Diventa erranza.

Il chiostro di San Domenico, luogo di approdo, da sempre punto di accoglienza dei camminatori, degli erranti, accoglie Vinicio Capossela e tutti i viandanti che si fermano a dargli un saluto. A portargli il senso del proprio cammino, a riporre in lui delle speranze. E i rifugiati, gli ultimi, per i quali lui riserva sempre la maggiore attenzione e delicatezza. Ascolto, conoscenza, possibilità, soluzione.

Roberto Perrotti, il direttore artistico del Festival dell’Erranza, rende questo complesso monumentale cinquecentesco di Piedimonte Matese una comoda “stazione di posta”, un punto raccolto e riservato, per lasciare ambientare gli erranti e concedergli spazio.

Alla domanda – Perché e quando hai deciso di fare un discorso di questo genere qui, in queste terre? – , Roberto risponde:

Ho fatto molti cammini, tra cui più volte quello di Santiago de Compostela, e questo senso dell’errare, del partire ha rappresentato sempre qualcosa per me. Così, da quattro anni, abbiamo, i miei compagni di viaggio e io, rafforzato sempre di più il concetto della viandanza, di questa tendenza al nomadismo, con l’obiettivo di aprirci agli altri, alla conoscenza, ai volti e ai confini, appunto, come tema di questa quarta edizione, che vedrà completarsi a settembre. Abbiamo incontrato negli anni passati viaggiatori, quali filosofi, scrittori, artisti che studiano proprio questo concetto di girare il mondo con lo stesso senso che ne vediamo noi e, quest’anno, volevamo che fosse Vinicio Capossela a inaugurare questa primavera del festival, quale migliore ricercatore instancabile di questo senso del viaggio.

Il Guarramon, col suo vento furioso e la sua grazia, osserva le creature che investe, le ingloba nel suo spirito, le fa sue, ne ascolta la natura, le racconta, le scrive, ne accarezza le corde, le mescola e ne tira fuori l’aspetto più arcano su cui nessun occhio si placa.

Il Guarramon, spirito delicato, sensibile alle voci che gli bussano dentro e che chiedono di parlare.

la Viandante

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