Continua il Festival Ethnos con Arsene Duevi, Taraf de Funicular e Sandro Joyeux. Musica etnica dal mondo per una serata eccezionale

Il primo week end del Festival Ethnos iniziato giovedì 20 settembre con un applauditissimo Omar Sosa, è stato un vero e proprio successo di pubblico e di critica, che fa ben sperare che le prossime serate che seguiranno fino alla conclusione del Festival del 2 ottobre saranno una sicura ascesa verso il successo sempre maggiore per uno dei festival più importanti della musica etnica e la world music in Italia.

Venerdì 21 settembre il Festival Ethos si è spostato a Trecase con il concerto di Arsene Duevi quartet feat Giovanni Falzone alla tromba e effetti elettronici ed è subito “Africa” nella piazza principale della cittadina che ospita tale tappa del Festival.

Arsene Duevi, nato e cresciuto nel Togo, è un cantante, cantautore e polistrumentista (bassista, percussionista e chitarrista), nonché direttore di coro, educatore ed etnomusicologo (in Africa Occidentale ha condotto una minuziosa ricerca sui ritmi e i canti locali). Dopo essere stato direttore del coro della Cattedrale di Lomé (Capitale del Togo), suo paese d’origine, in seguito ad avventurose vicissitudini sbarca a Milano nel 2002 e debutta come compositore al Conservatorio di Milano nel 2003.

Dal 2004 partecipa alle produzioni originali di Musicamorfosi, collaborando stabilmente con Giovanni Falzone, Roberto Zanisi, Tetè Da Silveira e Adalberto Ferrari.
Risale al 2010 il suo debutto discografico con “La Mia Africa” che ottenendo plausi e consensi lo porta ad esibirsi per concerti in tutta la penisola ad un ritmo sempre più incalzante, (anche in manifestazione consolidate come “I suoni delle Dolomiti” e “Mi.To”) mentre la vita di Arsene scorre come un fiume tranquillo, “blewu”, come dice in una delle sue canzoni. Arsene Duevi scrive canzoni nella sua lingua madre e la musica per lui è un potente mezzo espressivo, ma anche spunto per riflessioni che partono dalla saggezza dei proverbi africani per toccare temi prediletti come la pace, la giustizia e i diritti umani.

Nell’aprile 2016 viene pubblicato il suo secondo album che è stato presentato in diversi palchi italiani a partire dal prestigioso Blue Note di Milano fino all’Auditorium Parco della Musica di Roma solo per citarne alcuni, Haya / Inno alla Vita prodotto da Musicamorfosi è un inno alla multiculturalità, alla ricchezza dello scambio.

Durante il concerto, si ha avuto la netta sensazione che la musica di Arsene Duevi sia una musica che permette di “vedere” l’Africa, raccontata dallo stesso musicista con particolari immagini della natura che ha circondato la sua infanzia, dei suo ricordi, del suo vissuto in Africa prima di migrare verso l’Italia, spesso lo stesso Artista ha ricordato emozioni e sentimenti che lo legano ancora oggi alle sue tradizioni, ai racconti del nonno e degli anziani del villaggio che gli hanno insegnato ad affrontare la vita, ai proverbi e a i modi di dire della saggezza africana che ancora oggi lo accompagnano nella sua vita in Italia. Arsene in questo particolare inno alla vita non solo racconta la sua storia personale di migrante ma invita a non farsi sconfiggere dal consumismo, a non darsi mai vinto, a perseguire i propri obiettivi senza mai rinunciare ad essere sé stesso e a far ascoltare la propria voce nonostante tutto e tutti, ma soprattutto a credere nei propri sogni senza rinunciare mai alla propria vita e alla propria libertà. In questo percorso musicale è stato accompagnato da validissimi musicisti come Roberto Zanisi (cumbus e buzuki e percussioni come il cajon), Tete Da Silveira (percussioni), e la straordinaria partecipazione di uno dei trombettisti più importanti in Italia Giovanni Falzone.

Sabato sera invece il Festival si è sdoppiato in due importanti appuntamenti: uno a Volla al Museo del Contadino con il concerto di Taraf de Funicular e lo spettacolo di danza del Medio Oriente con Watan Dabke Dance Group che ha scatenato e fatto ballare tutta la platea con le loro danze siriane, e l’altro a Villa Vannucchi a San Giorgio a Cremano con la serata conclusiva del contest musicale per giovani talenti under 35 “GenerAzioni”, grande novità di quest’anno e che ha offerto, grazie ad un progetto speciale sostenuto dal Mibact e dalla Siae nell’ambito dell’iniziativa Sillumina, la possibilità per giovani artisti e gruppi che legano le proprie sonorità a suoni e tematiche improntate alla ricerca etnica, alla sperimentazione e alla contaminazione, di poter presentare i propri brani su un palco importante come quello del Festival Ethnos 2018 e farsi conoscere dal pubblico del festival stesso. La serata di sabato 22 è stata l’occasione per poter presentare la musica dei 5 gruppi finalisti: Ensemble Terra Mater, gruppo di giovanissimi musicisti di Verona che hanno presentato brani della tradizione storica della musica etnica anche storica e di altri culture come Arzebaigian o canti della tradizione spagnola, Ars Nova Napoli che hanno presentato diversi brani che coniugano musica folk alla tammorra e suoni della tradizione popolare napoletana, Araputo Zen che coniugano la musica popolare a quella rock, pop e jazz senza alcun confine, Musaica, un gruppo formato da 10 elementi conosciutasi all’Università della Sapienza di Roma e da lì hanno ideato un percorso musicale basato su una particolare ricerca sulla musica etnica popolare rielaborata ed interpretata secondo un proprio percorso musicale, Giuliano Gabriele Ensemble, interpreti della musica tradizionale del Sud Italia rivisitata attraverso una profonda energia musicale e un linguaggio musicale contemporaneo.

La vittoria, dopo una serata straordinaria di musica e di talenti, è andata proprio al Giuliano Gabriele Ensemble, che dopo la vittoria nel 2015 del prestigioso premio Andrea Parodi, l’unico concorso italiano dedicato esclusivamente alla World Music, e nel luglio 2018 al primo posto nel Festival dei conservatori italiani città di Frosinone, si aggiudica il primo Premio anche nel contest “GenerAzioni”, riconoscimento apprezzatissimo e condiviso dallo stesso pubblico del Festival che ha tributato al gruppo un’emozionante standing ovation.

Domenica Sera il Festival si sposta nuovamente a Volla: alle 20.30 la “Banda della Ricetta” un particolarissimo progetto che vede 4 musiciste (Clara Graziano, Valentina Ferraiuolo, Teresa Spagnuolo, Carla Tutino) impegnate in un progetto che coniuga musica e cibo, in un repertorio accattivante e divertente con inediti arrangiamenti dove non mancano influenze di linguaggi musicali che vanno oltre la musica folk o quella popolare, visto che oltre ai brani storici del repertorio folk hanno presentato brani portati al successo da cantanti famosi come Domenico Modugno (La Cicoria e ‘O cafe’ ), Caterina Bueno (“Fagioli ‘olle ‘otenne”), Nino Ferrer (“Il baccalà”), Piero Ciampi (“Il vino”) solo per citarne alcuni.

La serata si è conclusa con il concerto di Sandro Joyeux, parigino di nascita (1978), giramondo per vocazione, è un’artista che ha percorso più di mezzo milione di chilometri con la chitarra sulle spalle per raccogliere tradizioni dialetti e suoni del Sud del mondo.

Nel 2012 ha ideato l’Antischiavitour, un tour a sostegno dei braccianti stagionali stranieri lungo tutta la penisola, che lo ha portato a suonare in tutti i luoghi simbolo dello sfruttamento della manodopera migrante, ma anche nel C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto (Roma) e in numerosi progetti SPRAR. Tante sono le sue collaborazioni con artisti importanti: è stato voce solista per l’opera “L’amore muove la Luna” di Eugenio Bennato andata in scena al teatro San Carlo di Napoli e con Toni Esposito ha partecipato alle edizioni 2012/13 di “Pino Daniele – Tutta n’ata storia” al Palapartenope di Napoli. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo disco “Sandro Joyeux”. Nel 2013 il videoclip del singolo “Kingston” sui bambini che vivono in condizioni di disagio nel mondo ha visto la collaborazione di Save The Children. Il video del singolo “Elmando” uscito a maggio 2015 gode del patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Durante il concerto al Festival Ethnos ha presentato diversi brani del suo ultimo disco “Migrant”, che vede tra gli ospiti Eugenio Bennato e Dean Bowman, e che è frutto dell’esperienza umana e musicale maturato dall’Artista in anni di concerti nei ghetti e nei casolari abbandonati nelle campagne d’Italia a sostegno dei migranti che vi lavorano.

 

Annamaria De Crescenzo, è stata contagiata dal suo compagno in questa passione per la fotografia. Grazie prima ad una macchina professionale Nikon ha imparato a “guardare” gli Artisti sul palco con un “occhio” completamente diverso. Nel 2014 ha contribuito a trasformare la semplice passione di entrambi in un progetto concreto: nasce SpectraFoto, con quale entrambi si sono dedicati, come fotografi free lance, alla fotografia di eventi, rassegne e festival musicali, oltre che di spettacoli teatrali e musical non solo su Napoli ma anche sul territorio campano e nazionale. A tale passione della fotografia, dal 2016 ha unito anche un’altra sua passione: raccontare, non solo con le immagini ma anche con le parole gli aspetti più salienti della carriera degli Artisti fotografati, le recensioni del concerto stesso, in alcuni casi correlandole con brevi interviste.

Commenta