La penna di un giornalista può provocare un certo clamore. È il caso di Giancarlo Siani, giornalista napoletano morto a soli 26 anni. Fortàpasc è un film dedicato alla sua storia.

Fortàpasc è un film del 2009 di Marco Risi sulla carriera giornalistica e la morte di Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra. Nel cast sono presenti attori quali: Libero De Rienzo (che interpreta Giancarlo Siani), Michele Riondino, Valentina Lodovini, Ennio Fantastichini, Massimiliano Gallo, Daniele Pecci, Ernesto Mahieux.
Nei turbolenti anni ’80, Giancarlo Siani è un solerte giornalista che lavora per “Il Mattino”. Giancarlo stesso si definisce “abusivo”, poiché solo praticante e in attesa di un contratto giornalistico. Ciononostante, si impegna, e ogni giorno lascia la sua casa al Vomero per giungere alla sede del Mattino in cui lavora, a Torre Annunziata. Il ragazzo si occupa di cronaca nera, e il suo datore di lavoro, a mo’ di martello pneumatico, gli ricorda costantemente che è di questo che si deve occupare: di furti, di omicidi, e (nel caso) se qualche omicidio è collegato alla camorra, di accennare a questa. Ma Giancarlo non lo ascolta. È infatti intenzionato ad iniziare un’inchiesta sugli appalti pubblici interessati alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto.

Siani nota che c’è qualcosa di poco chiaro, losco e ambiguo nel luogo in cui lavora. Il sindaco Cassano, interpretato da Ennio Fantastichini, è molto clemente, magnanimo con le figure criminali del suo comune. Forte dell’amicizia e del rapporto instaurato con il direttore dell’ “Osservatorio sulla Camorra”, Amato Lamberti, uomo di grande cultura, Giancarlo apprende i rapporti tra la politica e la camorra. Un giorno, Siani ha un colloquio con un uomo che gli apre la mente sullo scandalo alla quale sta lavorando: gli appalti dati dopo le prime elezioni del sindaco, sono andati ad un parente di Valentino Gionta, che non aveva sede ne macchinari. Del resto, con questi appalti, il parente ha ricavato una concessionaria di trattori e una barca.

Dopo aver scoperto ciò, Siani viene a conoscenza che l’uomo chiese l’intervento di un magistrato, ma quest’ultimo lo ignorò. Con il tempo, Siani si rende conto che il sindaco non è l’unico omertoso, anzi alleato della corruzione, ma lo sono anche i magistrati, gli amministratori tutti, gli avvocati, gli stessi giornalisti. Nel frattempo, Torre Annunziata è insanguinata dalle faide locali tra il clan Gionta e il clan Bardellino. Valentino Gionta è perseguitato dagli altri boss della zona, che vorrebbero ucciderlo. Non ci riusciranno, ma in compenso moriranno otto uomini fidati di Gionta.

In questi giorni di tumulti, il rumore delle denunce fatte da Giancarlo è davvero forte. Ciò gli ha  favorito il passaggio dalla sede di Torre Annunziata a quella centrale a Napoli. La perseveranza e l’audacia del giornalista hanno permesso l’arresto del boss Gionta e del sindaco Cassano. Ma la sua condanna a morte è stata firmata dagli altri camorristi.  Giancarlo Siani è stato ucciso, mentre tornava a casa, nel quartiere residenziale del Vomero, la sera del 23 settembre 1985. Aveva 26 anni.

foto di Fabrizio Di Giulio

Il titolo del film evidenzia quanto di malsano ci sia stato nella Torre Annunziata degli anni ’80. Fortàpasc è una storpiatura di “Fort Apache” termine che indica un luogo isolato e pregno di ostilità. Fortapàsc, come già affermato dal regista Marco Risi, non vuole essere una biografia riguardante solo la carriera di Siani. Giancarlo è rappresentato come un ragazzo come tutti, appassionato, curioso, amante delle donne e allegro. La particolarità del film è anche l’innocenza, quasi l’ingenuità che traspare dal personaggio interpretato da De Renzio. La fragilità di Siani si rivela davvero solo nel momento in cui riceve chiamate sconosciute fatte di silenzi inquietanti.

Prima di allora, Giancarlo crede di svolgere semplicemente il suo lavoro, quello del giornalista. Ma Sasà (Ernesto Mahieux), il direttore della sede del giornale a Torre, gli fa capire che le cose funzionano diversamente. Famoso è il dialogo tra i due che inizia con la frase: “Questo non è un paese per giornalisti-giornalisti, ma per giornalisti-impiegati”. Sasà è “contento” di avere uno stipendio fisso, di possedere addirittura un cane fedele. Forse, vorrebbe cercare di far aprire gli occhi al nostro Siani, troppo idealista perfino per l’ambiente in cui lavorava.

Giancarlo Siani è stato uno di quei giornalisti coraggiosi e scrupolosi, che ha indagato in qualsiasi situazione, al solo scopo di fornire alla gente la cruda verità. Alla sua figura sono state intitolate diverse scuole campane, una rampa adiacente la salita Arenella, nel quartiere napoletano Arenella. A Giancarlo Siani è anche dedicata la rivista “Narcomafia”, fondata dal Gruppo Abele e Libera, volta all’opposizione della criminalità.

Mi piacerebbe lavorare come giornalista, amo scrivere ma la musica ha un suo spazio del tutto personale in me, in particolare lo studio del canto. Non sono pretenziosa ma nemmeno approssimativa, scrivo di ciò che vedo, leggo e sento, con un pizzico di obiettività.

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