Esiste una differenza tra il giornalista videoludico e lo youtuber? Francesco Fossetti ne ha parlato con Antonio Fucito nel secondo giorno del Napoli Comicon.

Foto di Michele Capuozzo.

Com’è cambiata in vent’anni la critica videoludica? Nessuno potrebbe delineare un quadro più chiaro di Francesco Fossetti (creatore di Everyeye.it) ed Antonio Fucito, due veterani del settore che si sono ritrovati ieri sul palco del padiglione 10 per condividere con gli appassionati alcune considerazioni sull’evoluzione del medium e sull’apparente assottigliarsi delle differenze tra giornalista videoludico e influencer.

Cos’è innanzitutto un giornalista videoludico? “Una licenza poetica”, ironizza Fossetti, riferendosi ai sempre meno giornalisti nel settore iscritti all’albo. Ma prima di essere una distinzione puramente formale lo è soprattutto dal punto di vista sostanziale, perchè il giornalista è chi va a cercare la storia e ricompone i pezzi di un puzzle, cosa rara nell’ambito videoludico. “Il termine con cui mi definisco”, prosegue Fossetti, “è quello di critico videoludico, perchè il mio compito è quello di fare una lettura analitica del prodotto in questione”.

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Dopo aver delineato il campo della critica videoludica Antonio Fucito inizia una digressione sul cambiamento del concetto di “scoop”, termine che in ambito videoludico un tempo rappresentava genericamente i leaks che le varie testate riuscivano a ricavare dai publishers e dalle anteprime che ne conseguivano, un fenomeno che oggi è fortemente limitato dagli “embargo” che impongono ai giornalisti silenzio assoluto. Da qui l’intervento di Fossetti, che definisce esempi di giornalismo l’approfondire nuovi aspetti del gioco anche in chiave umana, citando l’intervista di Polygon all’attore Rob Weithoff, interprete del tenebroso John Marston protagonista di Red Dead Redemption, che durante l’intervista racconta la forza del legame che lo lega alla sua famiglia.

 Ben presto ci si lascia andare a sentimentalismi e rievocare l’inizio delle rispettive carriere, che per Fucito fu nel 1999 mentre per Fossetti nel 2001, anni in cui, ricordano con un velo di nostalgia, le riviste cartacee erano padrone incontrastate del mercato e lo spauracchio del web era ben lontano, ma che di lì a poco l’incapacità della maggior parte di queste riviste di adattarsi al successivo cambio di format ne decreterà di fatto la fine.

Il ricordo di Fucito va Inevitabilmente al primo E3 di Los Angeles, traguardo fondamentale per ogni giornalista videoludico, che ai tempi della carta stampata era una vera e propria pacchia: “prima si seguivano le presentazioni delle varie IP per poi scriverne in Italia, lasciandoti anche il tempo di goderti un minimo la città”, “mentre ora”- Fossetti riporta tutti alla realtà – “con l’avvento della banda larga e dello streaming l’E3 è diventato un inferno, scrivi fino a tarda notte ed il giorno dopo si ricomincia, magari con due, tre ore di sonno”. “Ma la cosa peggiore”, traspare da viso di Antonio un sincero disgusto “è il doversi accontentare di panini ultra oliosi“, cosa che per un amante della pizza come lui deve essere traumatica.

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La discussione entra nel vivo e si affronta il tema portante youtuber/influencer, smentendo la rivalità tra la piattaforma Google ed i siti prettamente d’informazione, perchè per Fucito “lo youtuber è qualcuno che fa spettacolo, chi legge i siti d’informazione continuerà a farlo perchè cerca qualcos’altro, magari seguendo anche personalità intermedie come Sabaku No Maiku, che oltre ad intrattenere l’utente riesce a fornirgli molti spunti d’analisi e fa informazione” (trovate il reportage della discussione con Sabaku a questo link). “Mentre altri Youtubers come Favij ad esempio, si rivolgono ad una fascia d’utenza più giovane col fine di fare intrattenimento puro, il che non è un demerito ma anzi, hanno il merito di allargare il mercato”. Sostanzialmente d’accordo Fossetti, che non crede ci sia uno scippo di utenza tra le due parti.

Il discorso si allarga sull’evoluzione del modo di recensire un prodotto e delle differenze tra il giornalismo nostrano e quello statunitense. Fucito: “Prima c’erano i cosìddetti ‘wall of text’, pagine intere di sole parole, con gli anni non bastava più ad attirare l’attenzione del lettore così sono iniziate ad essere sempre più presenti le immagini ed i video”. “Basti pensare” aggiunge Fossetti “che prima esisteva un sito, Gametrailers, che raccoglieva solamente i trailer, quando te ne serviva uno dovevi andare lì. Mentre ora tutti i siti hanno un proprio player incorporato”.

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“Quanto è diverso il giornalismo videoludico americano?” si domanda retoricamente Fucito, argomentando: “Innanzitutto in America c’è un bacino d’utenza infinitamente maggiore dovuto soprattutto alla lingua, si fanno molti più soldi ed i giornalisti possono vivere solo di quello. I giornalisti americani sono soprattutto delle personalità pubbliche, sono una via di mezzo tra giornalisti ed influencer, una sorta di Sabaku. Intrattengono ma fanno critica ed informazione”. Gira la domanda a Fossetti, “Cos’è per te un influencer?

Banalmente qualcuno che influenza” – taglia corto Francesco – “che usa l’influenza come lavoro, la vendi, la monetizzi. Noi giornalisti l’influenza ce l’abbiamo perchè gli utenti riconoscono il valore del nostro lavoro, ma noi non abbiamo bisogno di usare questa influenza per guadagnarci, a differenza loro. Sono categorie lavorative totalmente diverse”. “E’ una parola che mi fa inca…re (influencer, ndr)” – ora è Antonio a parlare – “Perchè come in tutte le cose bisogna essere genuini, non devi venderti nè parlare di qualcosa di cui non sei competente, inoltre deve essere sempre tutto alla luce del giorno, anche perchè tra i lettori ci sono sempre i ‘complottisti'”. Categoria tristemente nota anche a Fossetti: “Quando pubblico una recensione, arriva sempre qualcuno a darmi del marchettaro per aver dato un bel voto a questo o quel titolo, ma il discorso è che se fosse davvero così la mia credibilità sarebbe finita, dato che quello del giornalista è un mestiere che si basa su credibilità e trasparenza”. Poi l’invettiva “perchè agli youtubers è concesso farlo alla luce del sole ed a noi vengono a fare le pulci se solo hanno il minimo sospetto?“.

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E’ positivo, perchè significa che il pubblico esige un certo contegno da noi critici” risponde Antonio, che però si scaglia pesantemente contro il lato marcio degli influencer “esiste un sito, Buzzoole, che permette di guadagnare buoni Amazon compiendo determinate azioni. Tra queste c’è: Guarda quel programma ed invia 20 tweet dicendo che il programma è figo. E’ uno schifo“. Fossetti cerca di dare anche qualche attenuante “E’ anche vero che gli stessi influencer si trovano in una morsa, relativamente alle realtà più piccole, per cui il loro giudizio in merito ad un prodotto può anche essere più accondiscendente per paura che quel publisher in futuro tenda a privilegiare chi si è mostrato più benevolo. Lo stesso succede con i siti di videogiochi”.

In chiusura c’è stato il consueto giro di domande dal pubblico, tra cui anche qualche considerazione ironica sul carattere un po’ polemico di Francesco, personalità molto schietta che non si tira indietro quando c’è da difendere il proprio lavoro.

 

 

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