Ospiti della fumetteria Arcanum per la presentazione del loro nuovo lavoro “La Rabbia”, ne abbiamo approfittato per scambiare due chiacchiere con Vivenzio e Falzone.

In arrivo la recensione de “La Rabbia”.

  • Come vi siete conosciuti?
  • Vivenzio: Ho creato il collettivo “La Stanza” e Gabriele è stato uno dei primi ad aderirvi. Creammo un progetto supereroistico all’italiana che però è poi stato abbandonato dopo solo una pagina, si chiamava Messor. E menomale che è morto aggiungo (ride). L’idea de La Rabbia mi è stata data da un altro disegnatore, Simone D’Angelo, che purtroppo ha abbandonato il progetto. Così ho contattato Gabriele perchè ritenevo che il suo stile si adattasse molto bene alla storia. E paradossalmente, dato che Gabriele impiega dei tempi biblici per terminare una tavola questo sodalizio si è solidificato proprio grazie a questo prolungato stare a contatto, lavoro durato in tutto due anni e mezzo per sessanta tavole.

Ecco il video della presentazione Facebook della Rabbia tramite la pagina di Arcanum Fumetteria

 

  • Quanto c’è di autobiografico nella Rabbia? Al di là della storia legata alla vita di tuo padre, quanto ti riconosci in un sentimento così forte, passionale, come la rabbia?
  • Vivenzio: Ti mostro una cosa che loro non potranno vedere (Mostra una cicatrice sulla mano), questa me la sono procurata perchè una volta avevo una boccettina di vetro in mano che ho spaccato per la rabbia, ferendomi con le schegge di vetro. Questo perchè ho sempre avuto un rapporto complicato con le emozioni, sono una persona molto emotiva e questa cosa mi ha sempre condizionato durante tutta la mia vita, però col tempo ho imparato che persino debolezze come l’ira e la rabbia possono diventare punti forti, e da qui l’idea di raccontare una sensazione come quella della rabbia.

 

  • Nel fumetto Cesare (il protagonista del racconto) convoglia questa rabbia nella boxe frutto di una infanzia difficile, dovuta alla morte del padre.
  • Vivenzio: Sì, forse la rabbia è quanto di più autobiografico c’è nel volume. Io ancora non ho scritto una storia mia, personale, considero “La Rabbia” una sorta di prequel della mia carriera di autore perchè questa non parla di me, parla di altro. Lo vedo quasi come un teaser, cosa ci sarà dopo? E’ quello che c’era prima di me, è stato un lavoro di scoperta delle mie radici. Ed in questo racconto lo sfondo è offerto da Quindici, comune dell’avellinese che consiglio a tutti di visitare perchè la sua storia è parte integrante del racconto.

 

  • La storia parte dalla passione di tuo padre per il Taekwondo trasposta nel mondo della boxe e che tu hai immaginato come una storia di riscatto per uno dei tanti ragazzi che negli anni ’90’ si trovava a fare i conti con una vita misera da una parte e le insidie della camorra dall’altra.
  • Vivenzio: E’ una storia abbastanza archetipica, è una classica storia di riscatto che col pugilato si sposa sempre bene. Quando ho ripreso l’opera dopo un periodo di stallo, ho deciso di raccontare una storia di genere che però avesse una svolta personale.

 

  • Gabriele, dal punto di vista tecnico hai usato qualche tratto particolare per disegnare le scene della Rabbia?
  • Falzone: Sono convinto che ogni opera debba avere un suo tratto distintivo. Per la Rabbia ho deciso di usare un tratto particolarmente ruvido, che se ci rifletti è quello che ti trasmette la rabbia, qualcosa di graffiante e che lascia il segno. Rispetto a Gamble (prima pubblicazione di Gabriele, sempre in collaborazione con Salvatore Vivenzio) dove ho usato una linea più morbida perchè quell’opera era a colori, qui ho usato il bianco e nero proprio per trasmettere l’essenziale, una sincerità del tratto che arricchisse la sceneggiatura.

 

  • Come vi siete divisi i compiti nella stesura della Rabbia?
  • Vivenzio: In pratica io mi sono occupato esclusivamente della trama ed i dialoghi, mentre Gabriele oltre ai disegni ha gestito le inquadrature e la traduzione della sceneggiatura sulla tavola. Io sono un autore che cerca molto il confronto col disegnatore, mi fido molto delle sue trovate nel mettere in scena i dialoghi al meglio.
  • La Rabbia è il vostro biglietto da visita al mercato italiano con un editore come Shockdom, è da considerarsi come un’opera prima a se stante o potrebbe esserci in futuro un seguito?
  • Vivenzio: Sai che in questi giorni ci stavo pensando? Gabriele che ne pensi?
  • Falzone: (Ride) Non sono tanto convinto, e non per il doverlo disegnare ma perchè eri partito dall’idea di non volerlo continuare.
  • Vivenzio: Vero, ma  negli ultimi giorni ho avuto alcune idee in merito, alla fine la prima storia è come la prima ragazza, non hai mai finito con lei, ci torni sempre col pensiero, e con La Rabbia è lo stesso. L’altro giorno ho visto un video di un pugile napoletano, Kevin “Warmachine” che mi ha dato degli spunti. Insomma, non è un progetto che potrei affrontare nel breve periodo, anche perchè sto lavorando ad altre otto sceneggiature, ma tra un dieci anni potrebbe concretizzarsi.

 

  • Avete una tematica o una storia in particolare che sentite il bisogno di trattare?
  • Vivenzio: Personalmente mi piacerebbe confrontarmi col genere erotico anche se il mercato italiano è un po’ restio al genere, un lavoro sulla falsa riga di Lost Girls di Alan Moore. In generale però scrivo di qualsiasi genere, fantascienza al noir e la gangster story, apprezzo soprattutto i lavori di Grant Morrison, Alan Moore, Frank Miller, tra gli italiani il Dylan Dog di Tiziano Sclavi e i lavori di Lorenzo Palloni.
  • Falzone: Il genere che più mi piacerebbe trattare è il thriller, soprattutto per le sue atmosfere cupe. Nel mio caso i riferimenti sono disegnatori del calibro di Alex Toth, Zaffino, John Paul Leon.

 

  • Qualche aneddoto particolare relativo alla creazione della Rabbia?
  • Falzone: Prima ci dicevi di essere ignorante in materia di boxe, anche noi all’inizio, però abbiamo iniziato una ricerca meticolosa, uno studio, che poi è diventato passione e ci ha portato ad imparare tantissimo sui movimenti e le dinamiche di questo sport. Nella Rabbia nessuno scontro è lasciato al caso, i movimenti sono tecnicamente verosimili ed ispirati a quelli dei pugili.
  • Nell’incontro sono anche riportati un paio di incontri realmente avvenuti, tra cui quello celebre dove Tyson strappa l’orecchio di Holyfield, ce ne parlate?
  • Vivenzio: Lo abbiamo voluto adattare all’opera, renderlo esplicativo del concetto di rabbia. L’altro incontro invece è una sconfitta di Tyson, che è importante perchè colpisce profondamente Cesare in quanto il mito cade, si rivela essere umano e fallibile, e questo lo colpisce molto, perchè anche chi è più forte può perdere.

 

  • Come mai avete deciso di trattare un elemento così importante come la camorra?
  • Vivenzio: Perchè negli anni in cui è ambientata la storia (’80/’90) c’è stata una sanguinosa faida di camorra a Quindici, tra cui la tristemente famosa strage delle donne. In realtà alla fine tutti gli elementi sono combaciati spontaneamente, volevamo parlare di boxe e ci siamo ricollegati alla storia di mio padre e della sua esperienza col Taekwondo a Quindici e da lì il collegamento alla malavita.

 

  • Ultima curiosità, è una scelta voluta quella di richiamare con i nomi dei personaggi principali grandi romanzieri (il cognome di Cesare è Salgari) e personalità storiche, come Annibale l’africano?
  • Vivenzio: E’ un intervento che mi ha fatto un professore durante una presentazione a Quindici, e mi ha molto colpito. In realtà è un’operazione che ho fatto un po’ consciamente ed un po’ inconsciamente. Il nome di Cesare è ovviamente riferito all’imperatore, al Kaiser, figura di potenza, in contrapposizione col suo cognome Salgari, legato alla figura dello scrittore che morì suicida. Poi le altre figure dell’opera come ad esempio l’Africano sono un lascito dei miei studi di storia all’università. Mentre Malaparte, nome di un altro personaggio, è il cognome di un pugile delle mie parti, cosa che ho scoperto solo dopo e che mi aveva convinto perchè quel “mal” nel suo nome faceva presagire la sua indole. Poi il suo nome è Annibale, la sfida con Cesare era inevitabile. Sono tanti piccoli inside jokes, ci sono tanti livelli di lettura che arricchiscono la lettura di nuovi elementi ogni volta.

 

 

Un qualunque napoletano con la passione per i libri, le belle storie e la scrittura.

Un pensiero riguardo “Intervista a Salvatore Vivenzio e Gabriele Falzone, autori de “la Rabbia”

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