La Gatta cenerentola: da Basile ad Alessandro Rak una fiaba che svela i retroscena di una Napoli nobile assediata dalla smania di potere

La dolce Gatta Cenerentola di Basile si trasforma nella forte e dinamica Mia protagonista del film animato del celebre regista Alessandro Rak. Una rilettura in chiave moderna di una fiaba che potremmo definire per bambini, ma che già nei secoli addietro mostrava le ombre di una società imprigionata dal lusso e dallo sfarzo, simboli di potere. Napoli fu ed è lo scenario del racconto, una splendida Napoli immersa nella cenere che ha solo voglia di essere ripulita. Attualità e ironia si accompagnano nel film di Rak, ma chi è Zezolla? E perché è diventata Mia?

La piccola principessa di Basile maltratta dalla matrigna avida di potere e dal padre perso d’amore per una donna che apprezzava solo il suo denaro, raggiunse il suo lieto fine grazie alla magia delle fate, alla perseveranza del re che seppe andare oltre l’aspetto mal curato della fanciulla e ad un pizzico di fortuna che le ha salvato la vita. La Gatta Cenerentola di Rak ha perso la corona, non è più una principessa, ma una ricca figlia di ingegnere napoletano che subisce le angherie della malvagia matrigna. Il motore che muove le azioni di entrambi i racconti è l’avidità: il principe di Basile sposa una donna scaltra e cattiva che mette in casa le sue sei figlie a discapito della giovane Zezolla dimenticata dal suo stesso padre; il ricco ingegnere navale Vittorio Basile di Rak (emblematica la scelta del cognome dell’uomo, chiaro richiamo al passato) commette lo stesso errore del primo, sposando una donna artefice della sua morte.

Gatta CenerentolaMia vive per 15 anni nella nave paterna, gioiellino dell’ingegneria navale napoletana che non ebbe mai la possibilità di salpare a causa della morte prematura del padre di lei messa in atto dalla perfida matrigna. Rak è più benevolo nei confronti della figura paterna: la morte dell’uomo lo discolpa e gli toglie ogni responsabilità riguardo le cattiverie subite dalla figlia, Basile invece insisteva sulla cattiva condotta del padre che addirittura dimenticò i desideri della sua bambina. Sei erano le invidiose figlie della matrigna entrate in casa del principe per rovinare la vita a Gatta Cenerentola, soprannome che elle stesse diedero a Zezolla; cinque invece sono le figlie di Angelica Carannante, moglie di Vittorio, con un sesto figlio detto “femminiello”. Nel film di Rak Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re, complice di Angelica provoca la morte di Vittorio ed è l’intimo amico del padre, Primo Gemito, ad aiutare Mia contro la matrigna, mentre nella favola di Basile Zezolla si trovò da sola ad affrontare i problemi di casa potendo contare solo sul dattero magico regalatole dalle fate di Sardegna.

La Napoli di Basile era sfarzosa, stracolma di gente intenta ad arricchirsi e a perdere di vista i propri obiettivi per un po’ di denaro; la città di Rak invece non si vede, ma fa comunque da protagonista: i difetti sono gli stessi, il potere acceca tutti ma c’è qualcosa di buono che la fa risplendere sotto le ceneri. Zezolla perde la scarpetta e trova la felicità, mentre Mia perde ogni forma di paura, nella locandina è rappresentata con una pistola che le può aprire la strada verso la libertà.

I toni cupi, il forte dialetto napoletano, il disegno volutamente sporco e ruvido rappresentano i biglietti da visita di questo film che ha già riscosso tanto successo al Festival del Cinema di Venezia. Il 14 settembre “Gatta Cenerentola” uscirà nelle sale cinematografiche pronto per essere visto e apprezzato da un pubblico non solo napoletano. Riuscirà Mia a trovare la propria strada? Una storia da scoprire ed interpretare, una storia da amare in una Napoli che ha tanto da offrire.

Giovanissima studentessa di Lettere Classiche dell'Università Federico II di Napoli, è appassionata di scrittura e danza classica. Diciannovenne, vive a Marigliano e crede nelle potenzialità che la sua terra ha da offrire.

3 pensieri riguardo “Gatta Cenerentola: un racconto tutto napoletano. La trama.

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