Qualche scambio di battute con Giglio, autore del disco Mamma Quartieri

Continua il nostro viaggio nella scena musicale alternativa e indipendente campana, con le sue nuove ed interessanti proposte. Proprio la “new wave” napoletana sta viaggiando a ritmi molto elevati, offrendo una vastissima e qualitativamente molto alta produzione musicale.
Tante sono le sue facce, ma sicuramente una delle più eclettiche, versatili e talentuose è quella di Raffaele Giglio. Incontrato dopo un suo live al Kestè di piazza Giusso gli ho proposto di far due chiacchiere e l’intervista diviene con naturalezza un discorso fra amici al bar.

D: Una lunga gavetta, tanta esperienza con i “gentleman’s agreement” e questa nuova avventura da solista. Partiamo subito dalle novità: “Mamma Quariteri” è scritto in napoletano. Perché questa scelta?

R: “è stata subito una questione di appartenenza e visceralità. Dopo le esperienze con i Gentleman’s Agreement in inglese (Giglio ha vissuto anche all’estero per un po’ ndr) e in italiano ho sentito la necessità di rendere vero quello che scrivevo. Ho scoperto che con l’italiano non mi sentivo proprio a mio agio. Comunque ho studiato la lingua napoletana, con il maestro Salvatore Palumbo. Un approccio necessario anche perché Napoli e la sua lingua hanno bisogno di essere trattati come si deve”.

D: come ti relazioni con la tua città? Cosa pensi di Napoli?

R: “ ho visto tanti posti e ho girato molto, anche solo in compagnia della mia chitarra, ma posso dire che Napoli è totalizzante. Ti assorbe e ti conquista con il suo fascino e la sua vicinanza. A me piace molto, per esempio, scendere a piedi per le strade dei quartieri e toccare con mano la vita di tutti i giorni di questa città. È quello che mi ispira e che provo a mettere nelle canzoni che scrivo, “Mamma Quartieri” è soprattutto questo”.

D: Vieni da una lunga esperienza con una band, hai partecipato a molti progetti, come il “Be Quiet”, ma sostanzialmente vieni ascritto nel novero dei “cantanutori”. Qual è lo stato attuale del cantautorato?

R: “il cantautorato forse oggi ha difficoltà ad emergere, se lo intendiamo e lo inquadriamo negli schemi classici della canzone d’autore. Ci sono realtà che lo valorizzano ma la strada non è di facile percorrenza. Penso alla cosiddetta scena napoletana e mi accorgo che è difficile portare fuori tutto, con tutto il portato di diversità e influenze, con le molteplici sfaccettature e i modi diversi di dire quello che pensiamo.”

D: Prima hai detto di Napoli come fonte di ispirazione, soprattutto per questo nuovo progetto, ma da dove altro “prendi” per trovare lo spunto giusto?

R: “riesco a trovare ispirazioni molto nei libri. I libri mi hanno fatto molta compagnia e, spesso, sono stati portatori di cambiamento. Credo aiutino anche a trovare un certo tipo di verità, come se fosse la tua verità.”

D: ci salutiamo con un piccolo passaggio sull’arte. Tu sei stato protagonista dello spettacolo “Dignità autonome di prostituzione”. E’ così difficile far passare il concetto che produrre arte necessiti di un adeguato compenso?

R: “Il vero problema è la mentalità di chi pensa che l’artista, in tutte sue forme, lo faccia per hobby “si, ok, canti, reciti, ma nella vita cosa fai davvero?” ecco questo concetto svilisce la produzione artistica e non gli concede il giusto peso. Dovremmo imparare a riconoscere questo sforzo quando ne vale la pena”.

Donato Barbato, classe 1985, laureato in giurisprudenza si divide tra la carriera forense e la passione per la musica, l’impegno sociale e la scrittura con due punti di riferimento Rino Gaetano e Gianrico Carofiglio

Commenta