Gioco di ombre: un primo passo ben fatto, ma pur sempre un primo passo

Giovanna Evangelista, classe 1996, di Napoli. Una giovane scrittrice che sa quello che vuole.
Il suo sito la dice lunga sul suo modo di fare, ben organizzato, pieno di contenuti e storie. È partita da un sito di scrittura e tutti i link ai suoi primi racconti sono lì.
Una passione dunque che l’ha portata al suo primo romanzo, Giochi di ombre, pubblicato nel 2015 con Lettere Animate.
Nonostante l’impegno che traspare da tutto questo, lodevole a mio parere, questa recensione valuterà il romanzo per quello che è. Non aspettatevi solo belle frasi, né ora né nelle possibili future recensioni.

Ma passiamo alla trama.

“Liam è un giovane studente fuori sede che nasconde un inquietante segreto: nei suoi incubi appare una donna senza volto che gli sussurra sempre le stesse parole. Questi incubi sono un tormento per lui: gli si presentano ogni notte, sempre uguali, da quando era bambino. Ormai, dopo vent’anni, Liam ha imparato a conviverci, credendosi pazzo. Non sa che, una sera come le altre, un’inquietante verità inizierà a prender forma, rivelando un passato che doveva restare nascosto.”

Il romanzo segue due storyline apparentemente slegate l’una dall’altra. La prima è quella di Gaia, una ragazza che ha sofferto per amore e cerca di riprendersi la sua vita con il corso di disegno Your Emotions. La seconda è quella di Liam, il ragazzo citato nella trama.
Una struttura interessante, che conduce il lettore lungo due strade che in qualche modo sono destinate a incrociarsi. Se siete lettori voraci e avete famigliarità con intrecci vari è probabile che a pagina 40 abbiate capito già il segreto principale, altrimenti vi godrete la sorpresa che la lettrice ha in serbo per voi. Giovanna Evangelista in questo caso dimostra un lavoro attento di preparazione e organizzazione degli eventi descritti.
Ciò che dimostra invece la sua poca esperienza (e il fatto di essere un’esordiente) sono i primi capitoli del romanzo: qual è uno dei più grandi errori degli esordienti? Quello di lasciarsi trasportare dai flussi di coscienza e di soffermarsi troppo sulla descrizione delle emozioni.
Andate a fiducia e proseguite.
È una storia romantica con colpi di scena e l’intreccio non è male, anche se ho dei dubbi sul finale. Ma quello è soggettivo.
A volte ci sono dei momenti in cui appaiono scene poco verosimili. Non dirò quali per evitarvi spoiler, ma il concetto è: non limitatevi a scrivere ciò che piace e ciò che potrebbe piacere.

In conclusione: è un’esordiente promettente e presto dovrebbe uscire il suo secondo romanzo. Se vi piacciono le storie d’amore sofferte, vissute, in cui la gente cade, si rialza, lotta… leggetelo. E se lo fate magari potreste dirci che ne pensate.

Alla prossima recensione!

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