La scena musicale napoletana sta vivendo una stagione d’oro, con tanti live in giro per la città e molti progetti interessanti da ascoltare.

Di questo nuovo movimento abbiamo deciso di tracciarne le strade e scandagliarne i contenuti, proponendo una serie di interviste agli esponenti più rappresentativi.

Senza perdere tempo (è proprio il caso di dirlo) abbiamo raggiunto telefonicamente Giovanni Block, impegnatissimo con il lancio del suo nuovo ed attesissimo album S.P.O.T. (“senza perdere o’ tiemp” appunto) e con il tour estivo da calendarizzare ed un festival da organizzare, e abbiamo parlato del cantautorato, di Napoli.

D: Tanta esperienza, promessa della musica d’autore, molti premi già in carnet e sei al tuo secondo album S.P.O.T. Affinità e divergenze con il tuo primo lavoro (“Un posto ideale” ndr.) partendo dalle novità: la scrittura in napoletano. Perché questa scelta?

R: “ho scelto di scrivere in napoletano soprattutto perché nessuno se lo aspettava da me e poi perché sentivo il bisogno di riavvicinarmi alle mie radici. Devo anche dire che l’ascolto di “Black tarantella” di Enzo Avitabile ha contribuito a far venir fuori questa esigenza. Rispetto ad “Un posto ideale” lo sento estremamente diverso, forse c’è più aria, meno struttura. I brani sono molto diversi tra loro”

D: la scelta della lingua impone anche un’altra domanda: che rapporto hai con Napoli, la tua città?

R: “non avevo un buon rapporto in passato, tanto che il primo disco l’ho registrato a Torino, ma ora sono in pace con lei: mi ha dato nuovi spunti, riesco a scrivere anche della città. Napoli è in fermento, tra tante differenze e modi di pensare, stiamo mostrando altre facce non solo del centro ma anche della periferia e della provincia, un vero e proprio spunto “energetico” che non è più possibile ignorare a livello nazionale”

D: Sei il fondatore di un format/concept che ha dato nuova linfa al cantautorato napoletano, campano e non solo il “Be Quiet”. Cosa significa fare songwriting oggi?

R: “per anni siamo stati violentati dalle dinamiche di mercato, coltiviamo invece una profonda sensibilità che spesso prescinde dall’identità dell’artista. Il Be Quiet non nasce dall’esigenza di dire quanto siamo bravi e belli, scrivere non serve ad avere vicendevoli pacche sulle spalle, ma dalla possibilità di cresce e far crescere attraverso il confronto la consapevolezza che attraverso la scrittura e la musica si possa “costruire” e concepire modi più profondi difare musica”

D: Hai avuto tante collaborazioni per questo disco; com’è il tuo rapporto con i “colleghi cantautori”?

R: “Ho avuto il piacere e la fortuna di collaborare con dei big dell’underground, da Alessio Arena a Francesco di Bella, nonché l’onore di suonare con dei fantastici musicisti, tutti jazzisti bravissimi. Sul mondo dei cantautori forse mi vedo un po’ estraniato, non proprio visto di buon occhio”

D: S.P.O.T. è senza perdere o’ tiemp, le tue canzoni che tempo rappresentano?

R: “Sono figlie di un percorso lungo. Penso al tempo dell’esistenza, alla possibilità di scandire la concretezza. Ecco, mi piace pensare di avere il tempo di raccontare cose concrete.”

Donato Barbato, classe 1985, laureato in giurisprudenza si divide tra la carriera forense e la passione per la musica, l’impegno sociale e la scrittura con due punti di riferimento Rino Gaetano e Gianrico Carofiglio

Un pensiero riguardo “Giovanni Block, “Ho scelto di scrivere in napoletano per riavvicinarmi alle mie radici”

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