Benevento continua a sfornare talenti. Giovani musicisti con tanto da raccontare e trasmettere: parliamo degli Ocropoiz. Il 9 dicembre la band ha presentato “Foto Post-Mortem”, il suo primo album, dalle sonorità alternative rock.

Il periodo dell’adolescenza è difficile da vivere, chi direbbe mai il contrario. Una continua lotta contro se stessi e gli altri che spesso non si sa nemmeno perché si inizia. Ma è dopo il vero dilemma. Bisogna fare i conti con la realtà di ogni giorno: scadenze, compromessi, delusioni, disillusioni. Si rischia di diventare preda di una vita anonima, vuota. È su questo che s’incentra il primo disco degli Ocropoiz.

Foto Post-Mortem è il titolo dell’album, dalle sonorità alternative rock. Si riferisce a una pratica fotografica presente in età vittoriana con cui venivano raffigurati i cadaveri in posizioni che richiamano scene della quotidianità. Un’immagine forte che la band beneventana usa per mandare un messaggio ben preciso: dare colore alla vita e non morire nel grigiore dell’ordinarietà.

Ocropoiz, copertina di "Foto Post-Mortem"Youth è il primo singolo del disco e già qui si delineano le prime caratteristiche della musica dei giovani artisti. Una chitarra elettrica potente, una grande importanza data alla ritmica, ma soprattutto la voce graffiante di Gianfranco Aceto (cantante e autore dei testi), che riesce a trasmettere al meglio la rabbia provata. La sinergia che c’è tra i vari strumenti è notevole e getta buone basi per l’intero lavoro discografico.

“Caro amico, ormai siamo morti, sepolti vivi”: così inizia Fragili eroi, la quarta traccia. Un testo triste accompagnato da una musica energica e coinvolgente. I fragili eroi non sono altri che i giovani – e in generale le persone – che hanno perso le speranze per un futuro migliore, ma allo stesso tempo hanno un’irrefrenabile voglia di rimboccarsi le maniche per costruire una vita secondo i propri sogni.

Una delle canzoni più interessanti è Non ti accorgi, diavolo!. Un intro di chitarra delicato, quasi malinconico, apre la canzone. Man mano s’insediano gli altri strumenti e la voce, senza mai rovinare l’atmosfera di pacata tristezza creata all’inizio. Un singolo che sembra rivolgersi direttamente all’ascoltatore, con l’intento di aiutarlo ad andare avanti, “prendere il proprio tormento e gettarlo nel fuoco”.

Strappati i capelli e ricomincia a sognare!
Strappati le orecchie e ricomincia a cantare!
Distruggi le tue idee e ricomincia a pensare
che è già l’ultima volta che hai tu
per sopravvivere, poi vivere e volare.

Il viaggio è durato poco meno di mezz’ora, ma qui non è un aspetto negativo. Venticinque minuti sono bastati agli Ocropoiz per trasmettere a chi ascolta un messaggio significativo senza renderlo insostenibile. Temi come la disillusione dei giovani che si ritrovano catapultati in un mondo che li spinge a vivere come prodotti fabbricati in serie, o la rabbia contro questa realtà mista all’incapacità di risolvere il problema, vengono trattati con una semplicità e pacatezza tali da alleggerire notevolmente il loro peso senza scadere nella banalità – molto semplice da raggiungere in queste circostanze. Anche a livello musicale sono molto validi, ricreando l’atmosfera giusta per ogni singolo. A volte il ritmo e le sonorità tra le canzoni sono molto simili, ma questo non disturba particolarmente l’orecchio.

Ci si sente compresi. Non si risolvono le proprie incertezze dopo quest’ascolto, ma ci si sente meno soli. Perché, in fin dei conti, tutti noi, ogni giorno, siamo dei fragili eroi.

Nata nel 1997 a Caserta. Pianista a tempo pieno, scrittrice da sempre e instancabile viaggiatrice. Porta sempre con sé un’agenda e una penna per poter immortalare tutto ciò che la colpisce.

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