Una serata trascorsa in piacevole compagnia

Nella splendida cornice del Castello Ducale di Marigliano ieri sera si è svolta la terza giornata dell’evento “Alla corte del gusto” organizzato dall’associazione Terre di Campania, l’evento ha ottenuto un gran successo e si è chiuso con il concerto live di Claudio Domestico, in arte “Gnut“.Per chi non lo conoscesse Claudio Domestico detto Gnut è un ragazzo napoletano classe 81′, dal 2004 si esibisce tra chitarra e voce, il suo primo lavoro “Esistere” raggiunge in pochissimo tempo le 50.000 visualizzazioni su Youtube, successo che lo porta a pubblicare due album, “diVento” e “Il rumore della luce“. Gnut vanta diversi riconoscimenti in alcuni dei più prestigiosi festival indie italiani e una partecipazione a Sanremo giovani, nonchè collaborazioni eccellenti con membri dei Foja, Afterhours e Marta sui tubi tra i tanti.

Prima del concerto abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Claudio, dove tra aneddoti e curiosità ci ha brevemente parlato del suo progetto di pubblicare un disco per bambini, idea nata dopo aver regalato degli strumenti musicali ai nipotini e averne ascoltato le buffe creazioni.

Altra curiosità riguarda la canzoni “foglie di Dadgad” e “estate in dadgad“, Claudio ci ha raccontato che in realtà molti si sono chiesti il significato della parola “Dagdad“, spiegando che altro non è che la accordo della chitarra in lingua anglosassone che corrisponde al nostro “Re La Re“.

E’ tempo di salutarsi, per ora. Il concerto sta iniziando.

Lasciato Claudio ai suoi preparativi, il concerto viene aperto dal duo casertano “Il cammino di Santiago“, composto da Fabio Ianniello voce e chitarra, e Gennaro Giardullo alla batteria. Di fronte ad un pubblico di quasi cento persone i due non si lasciano intimorire anche a monte di qualche difficoltà tecnica riuscendo ad eseguire con buona padronanza il loro repertorio post-rock, performando “orizzontale“, “attimi” inteso come invito a godersi la vita, l’inno a fare più l’amore e meno la guerra “pelle“, “rumore” per poi concludere con “il posto in cui moriamo”, dedicata alla terra dove viviamo.

Congedato “Il cammino di Santiago”, sul palco sale Sergio Ottaiano in rappresentanza di Terre di Campania, che introduce Gnut descrivendolo come “un napoletano che vale tanto” e parlando del nuovo progetto del cantante, attualmente in cerca di fondi sulla piattaforma di crowfunding “Musicraiser.it” per finanziare il suo nuovo EP “Domestico“, che verrà prodotto in sole 100 copie.

Prima dell’inizio il cantante viene insignito del premio “Terre di Campania”, una scultura creata dal curatore della biennale di Napoli Evan de Vilde.

Dopo i convenevoli inizia finalmente il concerto. La cornice di pubblico si attesta sulle duecento persone, che alle prese col freddo mariglianese trovano conforto nelle dolci note di “Dimmi cosa resta“, le note mischiandosi con le suggestioni delle tele esposte vicino il palco creano un connubio unico. Il tempo passa veloce e il pubblico sembra pendere dalle labbra del cantautore, si avvicendano in rapida successione “Estate in dadgad“, “Quello che meriti“, “Fiume lento” e “Non è tardi” accompagnato dalla sua fisarmonica.

Tra una canzone e l’altra, alcune piccole digressioni.

Un momento molto suggestivo è stato quello precedente alla canzone “Solo una carezza“, l’autore ha raccontato la storia dietro il brano riguardante la sua bisnonna, che durante la gioventù definisce “bruttissima ma ricca“. La storia vuole che a 17 anni lei fosse circondata da pretendenti che aspiravano alla dote, ma ce ne era uno in particolare ossessionato da lei, l’ubriacone del posto. Lei respingeva le sue avances convinta di poter trovare un partito migliore, ma all’uomo la cosa non andava giù. Una sera lui la aspettò sotto il portone di casa, dopo poco iniziarono a litigare, alla fine lui le promise di lasciarla rincasare a patto che lei gli concedesse una carezza. Ritenendola una condizione accettabile la donna acconsentì, ma l’uomo nascondeva una lametta che usò per sfregiarla. Lui passò alcuni anni nel carcere diPoggioreale, ma lei terribilmente sfregiata, rimase senza ammiratori e fu costretta a sposare l’uomo una volta scarcerato, e da cui ebbe un figlio. Dopo un paio di anni l’uomo morì a causa della sua dipendenza dall’alcohol e lei rimase vedova. Rimasta squattrinata, sola e con un figlio a carico lei pensava di dover trascorrere il resto della sua vita sola, ma un uomo suo ex vicino di casa più giovane di circa dieci anni le chiese di sposarlo.

Dopo questa toccante parentesi il concerto va avanti con “L’amore succede“, descrivendola così “cerchi l’amore tutta la vita e non lo trovi, quando finalmente sei da solo ed in pace con te stesso l’amore ti trova“. Rimanendo in tema amoroso Gnut si è cimentato in una cover di Fred BongustoAmore fermati“, invitando sul palco l’amico Andrea, che gli aveva chiesto di affiancarlo in questa performance per dedicare la canzone alla sua ragazza.

Il concerto si è chiuso con “credevo male“, “solo con me“, “esistere” e “passione“, vera e propriabonus track chiesta a gran voce dalla folla.

Potete trovare le foto del concerto su Music Coast To Coast

Un pensiero riguardo “Gnut, in solo live @ Alla corte del gusto

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