Quattro chiacchiere col cantautore napoletano più girovago del momento

Quando ci dicono forza ragazzi, è arrivato Claudio, sto tranquillamente chiacchierando con una sigaretta in una mano e un bicchiere di birra nell’altra. Un secondo dopo caracollo per la fretta.

Oh, è arrivato Claudio! Mi tocca fare l’intervista, ma chi me l’ha fatto fare? Chissà se è alto, secondo me no. Chissà se è scorbutico, sembra una persona tranquilla. Chissà se mi dimentico cosa gli devo chiedere.

Claudio è troppo preso dal soundcheck per essere alto o scorbutico, in effetti avrei potuto tranquillamente finire la mia sigaretta e avere cinque secondi in meno di ansia da prestazione. Alla fine è alto normale e pure simpatico, un ragazzo semplice come la sua musica, alla mano, giusto un po’ stanco dall’andirivieni quotidiano. “Ti alzi presto, finisci di suonare alle tre, hai un live, è ‘na tarantella”, mi fa quando gli dico se si vuole sedere.

L’intervista gliel’hanno fatta le fan quindi chiedete a loro per i gossip, io sedevo accanto a lui con la penna in mano cercando di sapere cosa avesse in serbo per noi, senza troppo successo.

Ciao Claudio, raccontaci un po’ di te, come nasce il tuo personaggio musicale? Chi è Gnut?
Guarda, il nome nasce quasi per caso. Con la vecchia band suonavamo certi pezzi che avevo scritto, avevamo bisogno di un nome. Gli Gnut ci piacque particolarmente quindi l’ho tenuto un po’ per gioco, un po’ per pigrizia.

Tu sei di Napoli, canti in italiano e in napoletano. Quale lingua preferisci delle due? Credi che cantare in napoletano possa costituire un limite o rappresenta un distinguo nel panorama musicale?
A livello nazionale e internazionale la tradizione musicale napoletana è profondamente riconosciuta e ammirata. Non c’è alcuna discriminazione per chi canta in napoletano, anzi. A me piace mischiare le due lingue e non voglio fare una scelta netta. Credo che continuerò così.

La composizione del terzo disco Prenditi quello che meriti, in collaborazione con i tuoi anfitrioni, corrisponde ad una scelta di vita specifica, cioè il sentirsi libero senza catene e sempre con la valigia in mano?
Girare l’Italia ha rappresentato una fase fondamentale della mia formazione musicale e ha contribuito alla creazione di quello che è la mia musica. Ho fatto i lavoro più disparati nella vita e quando ho deciso di cominciare a suonare sul serio non avevo un posto fisso. Un mese a Milano, due a Roma, poi di nuovo a Napoli. Ogni viaggio era caratterizzato da una tappa musicale diversa, un amico che voleva suonare con me, una canzone nuova. È stato bello, ma anche vivere in pianta stabile mi piace. È confortevole.

Com’è nata l’idea dell’EP domestico? Perché hai deciso di utilizzare una campagna crowdfunding, per sostenere il progetto?
Il mio prossimo album uscirà in Francia nel 2017, mi scocciava un po’ l’idea di rimanere fermo fino ad allora. Ho deciso di mettere all’asta, per così dire, 100 copie di un mio EP che ho chiamato Domestico, numerate a mano per coloro i quali mi seguivano da anni, gli amici, i parenti, le persone che mi vogliono bene. La mia musica alla fine si è diffusa grazie al passa parola che funziona un po’ con lo stesso principio del crowdfunding.

Come ti vedi fra qualche anno? Pensi di restare a Napoli? Cosa ti aspetti dal il tuo futuro artistico?
Le mie canzoni sono il frutto di quello che ho scelto, del mio vissuto. Non so dirti cosa farò in futuro, ma di sicuro il mio futuro influenzerà anche la mia musica. Di una cosa sono certo, voglio continuare a suonare.

Ringrazio Claudio. Le fan lo hanno circondato, strette di mani, sigarette e come stai sono ovunque attorno a noi tanto che sembra di essere in una sua canzone. Che il concerto abbia inzio.

Un pensiero riguardo “Gnut per Terre di Campania. Intervista a Claudio Domestico

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