Appia è quella linea che solca le terre da Roma a Brindisi.

Sono quattro le regioni che attraversa la via Appia. Oggi, strada statale sette, e non solo.

L’Appia è la più grande via europea, la regina delle vie, la prima via consolare romana. La via desiderata da Appio Claudio, da cui si diramano tutte le altre che, ramificando, raggiungono l’Italia in lungo e in largo.

Dai tempi di Quinto Orazio Flacco nessuno più mette i passi, nei secoli, su questa autostrada che, da Minturno, ultimo comune del Lazio, a Monteverde, in provincia di Avellino, è campana. Duecentocinquanta chilometri circa sono di via Appia campana. Un terzo, si può dire, del tragitto da Roma a Brindisi.

Seicentoundici chilometri raccontati da Paolo Rumiz nel suo libro Appia, e proiettati nel documentario di Alessandro Scillitani, che ne cura la regia, le riprese, il montaggio, la fotografia, le musiche, oltre che al soggetto e alla sceneggiatura insieme al Rumiz, con cui lavora dal 2011.

“Il cammino dell’Appia antica – La madre di tutte le vie europee” riporta l’intero cammino da Roma a Brindisi compiuto da Paolo Rumiz e compagni. La pellicola dura cento minuti, è uscita in versione cinematografica nel 2016, ma in una serie di tre episodi già l’anno precedente, appena terminati i passi di questi romantici viandanti.

Con la partecipazione di Paolo Rumiz, Riccardo Carnovalini, Irene Zambon, Marco Ciriello, Settimio Cecconi, Giovanni Brizzi, Raffaele Nigro, Vinicio Capossela.

Paolo Rumiz in voce fuori campo narra, dal basolato all’asfalto, la storia della strada, ma sono poi gli incontri, l’elemento umano ad averne la maggiore. Il tocco degli scarponcini scandisce gli incontri, l’accoglienza, la conoscenza. Gli archeologi, gli scrittori, i giornalisti, i camminatori, i musicisti, gli amici, le genti dell’Appia. L’umanità prende corpo sulla più importante delle vie.

Le pagine di un libro sono odorabili, sottolineabili, ma le immagini di un film lo completano: Appia, questo grande progetto etico, non sarebbe lo stesso senza un documentario.

E l’Artemide film, sempre dello Scillitani, che è già direttore artistico del Reggio film festival (concorso internazionale per cortometraggi) dal 2002, ha pensato di farne un prodotto cinematografico.

La via Appia antica diventa Campania dal fiume Garigliano, dove si trova il parco archeologico di Minturno, la vecchia Minturnae, fino alla vecchia Aquilonia, Lacedonia di oggi.

Passa per l’antica e magnifica Capua, Santa Maria Capua Vetere, dove c’era la scuola dei gladiatori sanniti, dove ancora oggi c’è un monumento secondo solo al Colosseo, l’Anfiteatro Campano. Dove riposa il Mitreo. Poi, arriva a Caserta, a Maddaloni, a Montesarchio e poi a Benevento, vicino al teatro romano, fino all’Arco di Traiano, dove incontra la via Traiana che porta lo stesso a Brindisi. Poi, ancora, va a finire al Ponte rotto, ad Apice: ai resti del ponte appiano vicino al fiume Calore. Continua per Mirabella Eclano, il sito archeologico della vecchia Aeclanum, e poi a Bisaccia, e a Lacedonia. Si ferma qui per cedere i suoi confini alla Basilicata.

Quando comincia un viaggio si finisce ovunque. Partite al più presto!

la Viandante

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