Pieri Paolo Pasolini, intellettuale unico nel panorama italiano, scelse di omaggiare a suo modo Napoli, con la sua pellicola capolavoro Il Decameron.

Pier Paolo Pasolini (5 marzo 1922 – 2 novembre 1975) è stato un rinomatissimo intellettuale italiano, figura ricca di personalità e dalla morte ancora avvolta in un alone di mistero e il cui omicidio non convince tuttora né intellettuali, né alcuni politici.

“La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci. Dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile. ”

-Alberto Moravia

“Perché realizzare un’opera quando è così bello sognare soltanto?” Con questa emblematica frase, Pasolini, che è stato: attore, regista, poeta, intellettuale, giornalista, sceneggiatore … conclude un suo capolavoro, Il Decameron. Film del1971, Il Decameron è interamente tratto dal Decameron del genio letterario Giovanni Boccaccio. Quest’ultimo, autore moderno (secondo la definizione attuale che ne abbiamo), dissacrante, ironico e geniale, scrisse il Decameron nel lontano XIV secolo. Pasolini, che era laureato in lettere all’Università di Bologna, rispetta quasi in tutto e per tutto l’omonima opera da cui è tratto il suo film.

Dopo aver scelto accuratamente le novelle più emblematiche dell’opera di Boccaccio, Pasolini effettua un cambiamento evidente, nel suo film. Il regista sceglie di ambientarlo interamente a Napoli. Una Napoli entusiasmante, viva, furba, in cui i suoi abitanti vivono al giorno, fregano il prossimo, si affezionano al prossimo, ridono e credono tanto in Dio. Pasolini ha scelto Napoli, non a caso. Il regista bolognese ha girato un film di due ore, in cui si alternano dieci novelle. In realtà, solo tre su dieci hanno come sfondo Napoli, nell’opera originaria. Pasolini scelse Napoli perché (parole testuali dell’intellettuale):

“ho scelto Napoli contro tutta la stronza Italia neocapitalistica e televisiva: niente babele linguistica, dunque, ma puro parlare napoletano.”

Pasolini, evidentemente, percepiva Napoli come una città orgogliosamente attaccata alla sua cultura, che non si faceva contaminare dalle nuove prelibatezze mediatiche dell’epoca. Ricordiamo, infatti, che Pasolini visse completamente nel felicissimo secondo dopoguerra, analizzandone i suoi contro, e detestandoli. La pellicola del regista, piena di attori non professionisti, e napoletani, coinvolge tre attori molto amati: Angela Luce (nella novella di Perorella, l’adulterina), Giacomo Rizzo (colui che accompagna l’allievo di Giotto, interpretato da Pasolini, a Napoli), e Ninetto Davoli (amico di Pasolini, ed interprete di Andreuccio da Perugia).

Proprio la novella di Andreuccio apre il bellissimo film del regista. Napoli è la protagonista dell’epoca, assieme al suo popolo. La pellicola di Pasolini è stata girata nel centro di Napoli (monastero di Santa Chiara) e dintorni. Pasolini ha scelto di non concentrare tutto il suo film sul popolo vernacolare vero e proprio, ma di spaziare e di raccontare anche la borghesia, e il ceto ecclesiastico.

Il regista sceglie di abbracciare completamente la visione laica del poeta Boccaccio, rappresentando in particolare le novelle La Badessa, raccontata nel film da un vecchio partenopeo ad una folla ridanciana, e Masetto. Non contento, Pasolini “osa” ancora di più, mettendo in scena la tristissima novella di Lisabetta da Messina, ragazza sfortunata e costretta alla semi clausura, a non avere rapporti col sesso opposto per il maschilismo castrante dei suoi fratelli. Infine, Pasolini rappresenta il popolo: la sua superstizione, specie nell’ultima novella, l’ignoranza, la furbizia, l’accoglienza. Aggiungendo un’ultima, improvvisa battuta sul set, Pasolini – allievo di Giotto ammira la sua opera nella chiesa di Santa Chiara, sorridendo dolcemente e dando le spalle ai suoi spettatori.

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