Quando la diffusione della cultura passa attraverso piccole porte

Il Museo storico archeologico di Nola è un brulicare di personaggi fra i più disparati.
La mia visita coincide con la Giornata Internazionale delle persone con disabilità, una giornata dedicata all’inclusione e alla diffusione della cultura. È proprio quella cultura proposta dal museo storico archeologico nolano ad accogliere i ragazzi, accompagnati nel percorso dalfunzionario archeologico Mario Cesarano. Prima di seguirli mi attardo col direttore, Giacomo Franzese, per una chiacchierata su quello che rappresenta il Museo di Nola.

“C’è aria di revisione”, dice il dottor Franzese. “Nel 2014 è entrata in vigore una nuova legge che ha accorpato ventidue musei campani sotto il Polo Museale campano creando un unico istituto in cui sono presenti sia musei a titolo oneroso che gratuiti.”

La distinzione è importante per capire come si svolge lo stanziamento dei fondi, una questione cruciale per i musei campani, in quanto vi è allo stato attuale delle cose, un’impossibilità dello Stato di far fronte alle spese per i beni culturali.

Il direttore è molto più ottimista di me: “La riforma ha consentito una distinzione tra le figure del funzionario archeologico e del direttore e dunque una distinzione anche di incarichi. In quanto direttore posso ricercare fondi tramite sponsorizzazioni e consentire un miglioramento interno. La scelta di chi contribuirà al nostro sito deve seguire un trasparente e accurato vaglio dei candidati. Inoltre, grazie a questo passaggio saranno possibili dialoghi tra piccoli musei come quello di Nola e grandi istituti, anche esteri, per lo scambio di oggetti di importante valore artistico. Tale dialogo non era possibile fino a qualche anno fa. Le ricordo che molti pezzi provenienti dai nostri territori si trovano adesso all’estero proprio perché le campagne di ritrovamento sono state svolte da ricercatori stranieri in grado di far fronte ai costi.”

È evidente che le privatizzazioni hanno toccato anche il settore culturale, che sia un bene o un male sarà il tempo a dirlo dato che il processo di modifica è in itinere.

Dopo questa intensa parentesi, il direttore mi spiega come nasce il museo.
“Il museo nasce intorno al 1520-30 come convento francescano annesso alla Chiesa di Santa Maria La Nuova. La struttura diviene museo dopo l’Unità d’Italia come bene comunale. Nel 1987 un accordo tra comune e soprintendenza archeologica consente l’allestimento dei reperti che provengono dalle campagne di scavi non solo dell’aria nolana ma anche dei paesi limitrofi.
Gli scavi avvenivano ed avvengono con l’individuazione di zone indiziate nelle quali vi è alta probabilità di rinvenimenti ma ogni scavo può dare alla luce elementi non contemplati prima. L’attuale struttura è stata inaugurata nel 2007 per rispondere all’esigenza di creare musei territoriali dalla duplice funzione: la messa in sicurezza dei ritrovamenti, dunque attività di restauro tramite laboratorio, e l’esposizione, con finalità educative per la comunità.”

“Dunque”, gli chiedo, “come si può intendere la differenza tra una struttura come il museo archeologico di Napoli o anche il Louvre ed un museo territoriale come quello di Nola? Hanno sicuramente stessa importanza ma diversa fruibilità verso il pubblico.
“Innanzitutto la poca affluenza nei musei è generale e legata ad un’individuazione prettamente scientifica degli oggetti presenti al loro interno. Il pubblico considera il museo un sito da visitare una volta nella vita nel quale non si ritorna più, un organismo statico ed autoreferenziale. Un primo obiettivo è rendere più appetibili gli allestimenti, ad esempio con elementi audiovisivi. Bisogna poi ricordare che il museo di Nola, come tutti i musei locali ha una funziona diversa dai grandi musei: offre la possibilità alle popolazioni che vivono all’interno del territorio di mantenere vivo il contatto con le proprie radici e di comprendere l’evoluzione e la storia dei propri antenati. Noi dobbiamo giungere ad una diffusa e capillare consapevolezza, che solo i cittadini stessi possono diffondere, di essere custodi di un patrimonio unico al mondo e testimoni diretti di una crescita non solo storica, ma anche etica. Le radici sono di grande importanza per l’umanità.

Cosa troviamo all’interno del museo?
I periodi storici coperti dal museo vanno dalla protostoria, VIII sec. a. C., all’impero romano, V sec d. C. I pezzi sono collocati per ordine di ritrovamento. Al pian terreno vi sono reperti protostorici e una ricostruzione di capanne del villaggio preistorico con all’interno un forno intatto. Si tratta di reperti originali dell’età del bronzo.
Il museo archeologico ha assunto nel tempo anche la denominazione “storico” grazie all’inserimento di quadri, pale d’altare ed oggetti marmorei provenienti per lo più dalle chiese distrutte dal terremoto dell’’80. Al terzo piano troviamo riggiole napoletane e pavimenti originali del Castel dell’Ovo.

L’ultima domanda è sul villaggio preistorico, rinvenuto a Nola, risalente all’età del bronzo.
Il villaggio è stato rinterrato dopo una lunga polemica tra l’amministrazione comunale e l’opinione pubblica poiché aveva subito numerosi danni a causa dell’innalzamento della falda acquifera.

Il direttore mi rimanda al funzionario archeologico: “Al giorno d’oggi non ci sono le tecniche scientifiche per preservare un villaggio interamente in fango. I fattori atmosferici uniti all’inclinazione della nostra falda acquifera all’innalzamento hanno portato a diverse riflessioni su cosa andava fatto, ma i costi di manutenzione per salvare il villaggio erano troppo alti e le capacità troppo scarse per un risultato ottimale. Si spera che i posteri raggiungano livelli di conoscenza scientifica tale da poter preservare un struttura unica al mondo come quella del villaggio preistorico”.

Ringrazio sentitamente per l’interessante chiacchierata e mi unisco ai ragazzi giunti al museo per la visita.

L’archeologo Cesarano ci descrive i pezzi presenti nel museo tra una risata e la descrizione del mito di Aracne ed Atena. Credo che oggi il museo abbia adempiuto ad una sua funzione fondamentale: l’arricchimento personale di una collettività.

Un pensiero riguardo “Il Museo Storico Archeologico di Nola. Intervista al direttore

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