Il valore delle idee, il contenuto che plasma il contenitore: l’esperienza di Giffoni nel mondo

Claudio Gubitosi non sopporta se gli si dà del lei. Vuole rispettare chi ha davanti, e creare distacco è la prima mancanza di rispetto. Lo dice al centinaio di ragazzi accorsi alla Corte del gusto, nel Castello ducale di Marigliano, incontrandoli e sedendosi fra loro. «Come possiamo pensare di trasmettere qualcosa ai ragazzi se non siamo entusiasmati noi per primi, se ci mettiamo dietro le cattedre? Bisogna sempre essere ricchi, curiosi, assetati, ambiziosi. Non morti con le facce tristi». Parla con i ragazzi, gli chiede: “Come ti chiami?”, “Ci parli un po’ di te?”, “Cosa sogni di fare l’anno prossimo, all’università?”.

Lui non è solo l’ideatore, fondatore e direttore artistico del Giffoni Film Festival: è una persona a cui importa il futuro dei ragazzi, ci tiene, e grazie al ruolo che ha può dire di stare contribuendo a crearlo. «Non credete a chi vi dice che siete il futuro: vuole estromettervi dal presente. Voi siete il presente. Siete qui, ora. Non solo domani e dopodomani. E noi dobbiamo tenerne conto».

Tutti, oggi, conoscono Giffoni, ma non tutti sanno che Claudio Gubitosi lo ha creato a soli 18 anni e lo ha reso unico al mondo con sacrificio e inseguendo le proprie ambizioni: facendo, nondicendo di voler fare. Giffoni è il sesto festival al mondo, il primo dedicato esclusivamente ai ragazzi, l’unico a essere nato in una città come Giffoni Valle Piana che contava, in quegli anni, poco più di 7mila abitanti. L’unico festival dove il caffè non costa 10 volte in più ma dieci centesimi in meno, come dice con orgoglio Claudio. L’unico festival che non si ferma alle due settimane di proiezioni estive, ma che è attivo tutto l’anno, con oltre 270 giorni interi di attività collaterali dedicate ai giovani ospiti della città campana.

Giffoni è un’eccellenza internazionale che porta in alto il nome della Campania. Per questo, al termine della giornata, a Claudio è stato conferito il primo premio Terre di Campania, dedicato alle figure di eccellenza che promuovono il bello della nostra regione. «Puoi andare ovunque, ma le radici le devi sempre curare e rafforzare. In questi ultimi anni sto facendo in modo che la nostra regione possa esprimersi meglio, uscire fuori allo scoperto, esaltare quello che noi abbiamo come patrimonio culturale e andare a scoprire le piccole cose in quelle località che hanno bisogno di una piattaforma di comunicazione», ha detto, sposando praticamente la missione di Terre di Campania.

Noi abbiamo scambiato con lui quattro chiacchiere, e poi abbiamo “rubato”, per regalarli anche a voi, piccoli ritagli del suo dialogo con i ragazzi alla Corte del gusto. Sono parole significative, piene e non vuote, che possono solo motivare e spingere a rinnovarsi.

Claudio, qual è il tuo rapporto con i giovani?

Mi piace incontrare i giovani, trasferire queste emozioni che ancora governano la mia vita dopo 45 anni. Giffoni è nato per loro. Fino a oggi, il lavoro a Giffoni è stato un buon lavoro, ma possiamo fare ancora di più. In tempi non sospetti abbiamo saputo conciliare tematiche locali e tematiche globali, due ponti imponenti e distanti ma legati, in un piccolo paese. Giffoni ha saputo dare una forma e una sostanza all’idea. Quello è il mio paese, avevo 18 anni quando è iniziato, quindi: quale cosa più bella, per le nuove generazioni, che io possa portare speranza e allo stesso tempo scuoterle? Ho detto al mio team di uscire fuori dai social. Non di andare via, ci mancherebbe, siamo primi al mondo per interazione social: ma di uscire fuori, perché c’è un momento nel quale da quello schermo devi uscire. Devi diventare persona fisica. Ragazzo mio, io ti devo guardare, e tu pure devi guardarmi. È importante che ci conosciamo. Non dobbiamo formare i ragazzi, dobbiamo informarli. Non dobbiamo dargli suggerimenti, non dobbiamo imporre dei cambiamenti. I giovani hanno un mondo centomila volte migliore del nostro, e noi lo dobbiamo capire, integrarci e viverlo.

E quale il futuro di Giffoni?

Il 31 dicembre di quest’anno, io distruggo Giffoni. La sua storia l’ha fatta, la sua azione l’ha vissuta. Lo distruggo per rigenerarlo, per dargli una prospettiva nuova, una struttura innovativa su tutti i punti di vista. Le idee non sono eterne. Le idee hanno una loro vita. Devi rigenerarle, perché quando cambia la società cambia tutto. Quando le idee sono fisse e non riescono a leggere il tempo e a rimodellarsi, vuol dire che sono idee morte, che non servono a nessuno. Io, con coraggio, dalla sera alla mattina, ho sbaragliato il brand di Giffoni. Quelli del marketing dicevano “non si può toccare”, “perdiamo visibilità”, “non ci riconoscono più”: balle.

Tra maggio e giugno 2016 inaugureremo una struttura fisica che mai una regione nel sud Italia ha mai avuto o osato fare. La Giffoni Multimedia Valley, 240mila mq di terreno, sarà il completamento della cittadella del cinema, ma sarà anche il luogo dove start-up e giovani che vogliono lavorare, hanno idee da promuovere e capacità d’impresa, troveranno casa. Bisogna investire nell’innovazione tecnologica. Chi poteva mai scommettere su Giffoni, ai tempi? Eppure oggi tutti lo fanno.

A 18 anni, una persona che vuole creare un festival cinematografico come te è da considerare pazza? Qual è la differenza fra ieri e oggi?

Prima il cinema aveva una dimensione diversa da quella di oggi. Era uno strumento col quale tu immediatamente potevi leggere il mondo, incontrare autori come Pasolini e Fellini, tanto per dire. Ora tutto questo, coi mezzi di comunicazione e di fruizione culturale completamente diverse da prima, è tutto più semplice. Il cinema, però, non è più uno strumento così fondamentale per crescere. Oggi, inventarsi un festival del cinema a 18 anni sarebbe un’impresa impossibile e anche inutile, perché i festival si sono autodistrutti e non hanno la capacità di radicarsi sul territorio. Si vede anche dal fatto che ne sono rimasti pochi. Ma adesso noi ci siamo lanciati in una dimensione diversa, dove il cinema è uno strumento per leggere la società, capire che cos’è il mondo dei ragazzi e dei giovani. In questo momento, bisognerebbe indirizzarsi molto di più a quello che io non avevo quando avevo 18 anni: il mondo delle nuove tecnologie e il loro utilizzo. Il mondo è cambiato. Anche il concetto di fare festival in fondo non ha più quel senso di una volta. Ecco, bisogna guardare con attenzione quello che c’è, e avere una cognizione temporale che permetta di capire ciò che succederà fra cinque anni. Se si riesce a fare e capire questo, allora si centra l’obiettivo.

In questi anni di Giffoni hai mantenuto sempre l’atteggiamento con cui l’hai iniziato, o a quell’entusiasmo hai aggiunto qualcos’altro?

Non si può parlare e vivere solo di passato. Il passato è fondamentale, e io mi guardo dietro con affetto e con amore, ma lo chiamo passato, non lo recupero, non lo inseguo. Io sono innamoratissimo – vedi, con lo spirito sempre così aperto – di tutto quello che non è stato fatto ancora. Sono un padre che ha cresciuto un figlio e dice in questo momento che ci sono voluti 45 anni per far nascere Giffoni: vuol dire che Giffoni, per me, nasce nel 2016. Ci sono voluti 45 anni per farlo nascere come sarà dal prossimo anno, e quindi è chiaro che io ci vado incontro con uno spirito nuovo, aperto, curioso. È la curiosità che non deve mai perdersi dentro di noi. Bisogna non dire mai “beh, l’ho fatto”, “ho fatto una cosa meravigliosa”, “Giffoni è studiato all’università”, no. Non è questo: questo è storia, passato. È bellissimo quello che ho negli occhi e nella mente: di donare ancora di più alle nuove generazioni. Abbiamo 60 ragazzi, una struttura molto forte, e faremo una ulteriore selezione fra ragazzi giovani pronti a fare start-up, innovazione tecnologica, che troveranno in Giffoni il luogo e la struttura per le loro capacità di vita e professionali.

Qual è la cosa più bella di Giffoni?

Si trova in Giffoni un’idea di comunione e partecipazione. Milioni di ragazzi di ogni religione e cultura si sono incontrati lì, da 52 nazioni di tutti i continenti. Di questi tempi, quanti ponti bisogna costruire, e non distruggere! Quante porte bisogna aprire, e non chiudere! Giffoni ha una vocazione, una missione genetica: di essere aperto a tutti. Vi basti immaginare che 1500 famiglie, da 46 anni, adottano migliaia di ragazzi da ogni parte del mondo per permettere loro la partecipazione. E viene ritenuto talmente normale che non fa neanche più notizia. I ragazzi musulmani hanno anche una casa per permettergli di pregare. Questa è la dimostrazione che sono le idee a plasmare il contenitore, non il contrario. L’esperienza del festival ha plasmato Giffoni Valle Piana, portando milioni di euro di introiti e finanziamenti, 10mila nuove famiglie sul suo territorio, alberghi, ristoranti, attività culturali, tutta la città è protagonista orgogliosa del festival, e tutto questo prima non c’era. Una ragazza mi chiese: io come posso fare per togliermi di dosso il peso essere nata a Casal di Principe? Questa cosa mi ha ferito. Ragazzi, non vi chiedete mai di dove siete, ma chi siete. È uno slogan che dobbiamo portare tutti. Da ragazzo mi sentivo fuori luogo a dire che venivo da Giffoni Valle Piana, ma ora tutti sanno che cos’è, dov’è. Il nostro territorio oggi si sviluppa grazie a questo.

Il fatto di essere del sud quanto penalizza i ragazzi?

Zero. Zero! Sottozero! Se vi ponete il problema, è un falso problema. Se ve lo ponete ancora siete degli imbecilli. In un posto bisogna pur nascere. Io sono felice di essere nato qui. Il paese è piccolo? Non ha le capacità di gestire un festival? È un paese senza parchi, alberghi, ristoranti, bar? Adesso abbiamo 1200 posti letto e 10mila famiglie si sono trasferite nell’area! C’è una ricchezza condivisa. Una volta arrivavano dei fondi, nelle regioni del sud Europa, che avevano un nome da denuncia penale: fondi per le “aree depresse”. Una volta, a Bruxelles, ai burocrati, dissi: mi scusi, depresso sarà lei con sua sorella, io no. Questa non è un’area depressa. Il luogo di nascita è un luogo come tanti e non se lo sceglie nessuno. Contano le idee, la voglia con cui uno cerca di realizzarle, le ambizioni, la curiosità con cui arricchire la coltivazione del sogno. 

 

Claudio Gubitosi ha lasciato sicuramente un segno in tutti coloro che lo hanno ascoltato, e la sua attività significa tanto per i giovani e per il territorio, che sono cresciuti e continueranno a crescere grazie a lui e alla Giffoni Experience, che crescerà e si rivoluzionerà. Intanto: grazie.

Di tutti i festival, quello di Giffoni è il più necessario.

François Truffaut

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