Ottavio Buonomo, protagonista di 8×1=un Ottavio, risponde alle nostre domande sullo spettacolo

ottoperuno-teatro-italia

Sabato 19 alle ore 20:30 e domenica 20 novembre alle 18:30 al teatro Italia di Acerra verrà rappresentato il kolossal comico dalla durata di circa due ore “8×1=un Ottavio”. Scritto da Pasquale Forni, lo spettacolo vanta un cast di oltre trenta artisti. La trama di “8×1=un Ottavio” ha inizio con il mito greco, dalla creazione di Venere, attraversando diverse fasi della storia dell’uomo. Infatti, i vari personaggi che si calpesteranno il palco del teatro saranno, ad esempio, Nerone, diviso tra l’amore per sua moglie e il desiderio per la bella Poppea; Dante, e i partiti Guelfi e Ghibellini nella Firenze del 1300; Cristoforo Colombo e i regnanti di Spagna; Napoleone, reso “pulcinellesco”, con una voce molto nasale e dal carattere incredibilmente superbo, ed infine Adolf Hitler, alle prese con problemi fisici decisamente imbarazzanti e divertenti. A tal proposito, in occasione dello spettacolo, Ottavio Buonomo (il protagonista) si è reso disponibile per una piccola intervista.
– Il tuo ultimo spettacolo, <<8×1=un ottavio>>, è un kolossal comico dai tratti storici. Ad un certo punto dello spettacolo, la scena si sposta nel 1300, nella Firenze dei Guelfi e dei Ghibellini. L’inserimento di questi due partiti è un velato confronto con la situazione italiana attuale?

Si ma non solo italiana, pensiamo ad esempio agli Stati Uniti, soprattutto nell’ultimo periodo delle elezioni. Ho trovato delle somiglianze con l’epoca di Dante e la nostra per i modi poco ortodossi in cui i partiti si sono sempre scontrati, solo che nel periodo dantesco era tutto molto più signorile, oggi siamo diventati molto più volgari. Se il politico prima era una figura vista quasi con terrore, adesso il comico fa una sorta di “satira della satira”, perché i politici attuali spesso fanno ridere già per ciò che dicono. Se pensiamo, poi, che le cose non sono cambiate in 700 anni e passa, si ride, ma a denti stretti.
alvaro-vitali– Tra i tanti attori del tuo spettacolo spicca Alvaro Vitali, lo storico Pierino. Come mai hai scelto di avere nel tuo cast proprio questo attore?

Nel secondo episodio il pubblico assiste ad una scena nell’antica Roma, quindi ho scelto un attore romano, che magari aveva già fatto parti del genere. Vitali interpreta Tigellino, ed avrà un dialogo con Nerone. Ho pensato a lui anche perché è ancora molto amato dal pubblico, è visto come una maschera, come se fosse ancora Pierino, ma nei panni di Tigellino. Poi nella sua scena facciamo un omaggio alla commedia sexy all’italiana, chi meglio di Pierino poteva farlo? In ogni caso è comunque un attore che ha collaborato con figure importanti, come Fellini, e poi è diventato la maschera che tutti conosciamo.
– Uno dei tuoi impegni nel corso della tua carriera è stato recitare, in collaborazione con la Misericordia di Acerra, anche ad Amatrice, poco dopo la scossa di terremoto avvenuta il 26 agosto 2016. Pensi che il teatro possa essere non solo cultura, ma anche una dimostrazione di solidarietà?

Il teatro è soprattutto un esempio di fratellanza, di unione, di scambio d’amore. Con il pubblico si scambia qualcosa di magico, e si, è un concetto altissimo di solidarietà. L’attore poi sente che l’affetto dato viene ricambiato con una risata, con un applauso. Portare poi il teatro in luoghi del genere è un qualcosa, io credo, vincente. Noi in quell’occasione abbiamo recitato nelle tende, in cui dormivano molti abitanti. Ammetto che mentre stavo per entrare in scena ho avuto un momento di sconforto, legato ad Amatrice e ai suoi momenti drammatici. Pensavo: “come faccio a farli ridere, adesso?”. Ad un certo punto durante lo spettacolo, però, sento la prima risata. Non sono andato per un atto di carità, per quello ci ha pensato la Misericordia di Acerra, il mio intento era solo farli ridere, far passare una serata diversa sia per loro che per me.

– Dal 3 ottobre sono partiti i corsi per il tuo laboratorio teatrale. Che rapporto hai con i giovani, e cosa suggerisci loro per il futuro?

Partendo dal fatto che io amo i giovani, e che non li considero affatto disinteressati alla vita, apprezzo molto la loro curiosità. Soprattutto i ragazzi che ho avuto modo di conoscere con il mio laboratorio, posso dire con tranquillità che “non perdono tempo”, accusa che si fa spesso nei loro confronti, e che, anzi, alcuni che hanno seguito i corsi di teatro da piccoli, sono poi diventati anche attori da grandi. Mi piace anche il loro porre costantemente domande, anche perché parto dal presupposto che non esistano domande stupide, ma risposte stupide (o fuorvianti).
– Il tuo spettacolo spazia dalla mitologia greca, alla storia nostrana romana e medievale, fino a quella contemporanea. Che ruolo hanno personaggi come Nerone e Napoleone nel tuo kolossal, e in quale chiave hai deciso di rappresentarli?

Nerone è un omaggio alla commedia italiana, ed è recitato da alcune voci di attori romani. Così come Napoleone, è rappresentato in chiave comica. Certo, soprattutto per quanto riguarda Nerone, non è facile sdrammatizzare un folle che ha compiuto azioni indicibili, ma il teatro è anche questo. Napoleone invece ho deciso di rappresentarlo con una voce nasale, e con modi pulcinelleschi. Napoleone (che interpreto io, così come Nerone) avrà un dialogo con il suo servo: “Las Cases”. Vederli parlare sarà un po’ come osservare Pulcinella e Arlecchino, maschere importanti della nostra penisola. Umilmente, cercheremo di far rivivere con questa scena la Commedia dell’arte. Se poi vogliamo trovare un’altra fonte storica con il personaggio di Napoleone, le commedie francesi furono una grande ispirazione per l’attore Eduardo Scarpetta, che ha fatto rivivere l’arte francese nelle sue opere napoletane.
download– Hai collaborato anche con attori dal calibro di Enrico Montesano, com’è stato lavorare con personaggi del genere?

Eh, bello! Con Enrico abbiamo fatto due tournee di successo. Il primo spettacolo si chiamava “Passeggiate romane” , poi “Buon compleanno”, per festeggiare i suoi 45 anni di carriera e debuttammo a Torino a dicembre, dove tornerò anche quest’anno. In quello spettacolo Enrico interpretava i suoi personaggi più famosi, come “la romantica donna inglese”. Abbiamo fatto anche un programma radiofonico, e spero di poter lavorare ancora insieme, perché oltre ad essere un grande attore e regista, è anche una bella persona. Non si è mai svenduto, è sempre rimasto “Enrico Montesano”, artigiano della scena, che modella lo spettacolo per sé stesso e il pubblico. Con lui si percepisce che il pubblico ama il teatro leggero, come la commedia musicale, del varietà, che poi sempre leggero non è. Spiegatemi allora il teatro pesante qual è, quello che ammorba? Il teatro non dovrebbe mai annoiare, che si tratti di una commedia o di una rappresentazione drammatica.

Mi piacerebbe lavorare come giornalista, amo scrivere ma la musica ha un suo spazio del tutto personale in me, in particolare lo studio del canto. Non sono pretenziosa ma nemmeno approssimativa, scrivo di ciò che vedo, leggo e sento, con un pizzico di obiettività.

2 pensieri riguardo “Il teatro di Acerra: intervista ad Ottavio Buonomo

Commenta