Un romanzo scritto in tre momenti differenti che ricostruisce in maniera lucida e con uno spirito combattivo un reportage della città di Napoli di estrema attualità. Una narrazione concentrata e libera dagli aspetti pittoreschi ed eccessivi della città: Matilde Serao racconta ne “Il ventre di Napoli”, con sguardo appassionato ed analitico, la Napoli di fine Ottocento.

Tutto ha inizio quando nel 1884 la città si Napoli si ammala nuovamente di colera, una epidemia che devasta e mette in ginocchio circa settemila napoletani. I pozzi da cui i napoletani attingono l’ acqua sono inquinati dai liquami e dagli sversamenti che fuorisescono dalle condutture fognarie. I pozzi, le cisterne e le riserve d’ acqua della città sono invase dai percolamenti che arrivano dal terreno.

A Napoli il colera si beve, i napoletani si ammalano dalle proprie acque.

Una polemica forte, che la scrittrice e giornalista Matilde Serao, accende con sapiente e lucida consapevolezza. Un romanzo che si fa voce di tanti,  rivendicando  l’incapacità politica di gestire questo particolare momento storico. La Serao descrive il ventre di Napoli, ossia i quartieri straripanti di poveri e disadattati che non sanno come tirare avanti, preda del degrado urbano e delle malattie.

Il sindaco invia quindi una lettera a Roma al presidente Depretis per metterlo al corrente della situazione. Inizia dunque lo “sventramento” delle zone più degradate della città per il piano di risanamento.

Molti quartieri sono abbattuti per fare spazio a strade più ampie e piazze più larghe. Ma sono tanti altri i problemi della città.

Sventrare Napoli? Non basta!

Non bastano 4 strade attraverso i quartieri per salvar la città. Non si possono certamente lasciare in piedi le case lesionate dall’umidità, dove al piano terra vi è il fango e all’ultimo piano si brucia dal calore in estate e si gela d ‘inverno, dove le scale sono ricettacoli di immondizia e nei cui pozzi si attinge acqua corrotta. Si mangia nella stanza da letto ed è qui che si muore.

Quartieri senza aria, senza luce, senza igiene; chi arriva a Napoli ha la sensazione di giungere in una città angusta, male odorante, sporca, affogata di case tutte in altezza, di decadimento e sudiciume.

Ed in tutto questo cosa fanno i napoletani?

Sembra siano rassegnati di fronte a tanta corruzione, incapaci di fuoriuscire dal proprio disagio. Preferiscono restare legati al proprio destino, alla misera condizione di un popolo vinto da forze più forti.

Preferiscono adattarsi e sopravvivere alle condizioni più avverse o rimettersi nelle mani di qualche truffatore di passaggio.

Il popolo napoletano è un popolo degno di tutti i diritti ed onori riservati agli altri popoli, è un popolo a cui non deve essere sottratta la cultura e la bellezza. Un romanzo che nasce per fare critica, per suscitare e risvegliare una coscienza assopita, per riportare alla luce la bellezza e l’orgoglio di un popolo.

Secondo Matilde Serao per distruggere la corruzione materiale e morale che invade e corrode la nostra città bisogna insegnare ai napoletani come si vive : non basta sventrare Napoli bisogna quasi tutta rifarla.

E attraverso le tante storie quotidiane che si uniscono a formare un indelebile affresco corale, la Serao ci offre una straordinaria lezione sulla complessità del mondo.

Matilde Serao, scrittrice e giornalista al  nasce il 7 marzo a Patrasso, in Grecia, dal giornalista Francesco e dalla nobildonna greca Paolina Borely. Francesco Serao lavora come giornalista e Matilde repira quindi da giovanissima l’atmosfera dei giornali rimaenendone subito affascinata. Pubblica romanzi e racconti e fonda “il Mattino” insieme al marito Edoardo Scarfoglio.  Il Ventre di Napoli (1905) ci mostra una complessa differenza tra la pancia e il ventre, tra l’ideologia e l’analisi.

 

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