Emanuele Cerullo, il poeta delle Vele: “La mia periferia è come una clochard derisa dai passanti”

Le Vele di Scampia possono partorire un poeta. Emanuele Cerullo, 23 anni, studia Lettere Moderne alla Federico II. Vive a Scampia e scrive poesie.

La sua storia letteraria è nata quando aveva 13 anni. In seguito ha aperto il blog “Oltre le Vele”, un luogo dove racconta dal punto di vista personale ciò che gli accade attorno. Emanuele ha deciso di impugnare la penna e di usarla come “arma” per fronteggiare la realtà di una periferia che non ha molte alternative possibili. Faide tra bande, spaccio di stupefacenti, disagio sociale, abbandono della comunità da parte delle istituzioni lasciano poco spazio alla fantasia e alla serenità di un cittadino “normale”. Eppure la poesia e l’urgenza di raccontare riescono ad andare oltre le barriere create dall’uomo.

Il Ventre di Scampia è la raccolta di liriche con le quali Emanuele sta mostrando all’Italia un’altra realtà possibile. Numerosi sono i riconoscimenti conferiti all’opera. Premi ed attenzione mediatica crescono di giorno in giorno.

La delicatezza della poesia mescolata al buio che ingoia Scampia rappresenta una nuova dimensione della letteratura. Un fascino quello de Il Ventre di Scampia che sta conquistando anche i meno sensibili alle problematiche sociali. Denuncia e sentimento per le proprie radici sono il fulcro di un apprezzato esperimento letterario.

– Dove hai trovato l’ispirazione per scrivere le tue poesie? Quali sono gli spiragli di luce possibili tra le claustrofobiche Vele?

Il luogo in cui ho trovato l’ispirazione per “il coraggio di essere libero” è stato indubbiamente quel “palazzone”, cioè la Vela celeste. Per le poesie più recenti, invece, il luogo è lo stesso, ma osservato da lontano, nell’ottica del ricordo e dell’alienazione che rende comunque vicini due periodi della vita nei quali ho scritto queste poesie: la prima adolescenza e la giovinezza del ventiduenne. Lo spiraglio di luce (che è stato anche il mio) è l’educazione dei genitori, i quali devono collaborare coi docenti per favorire il binomio educazione-formazione. A questo punto il passo da questo binomio all’inclusione sociale è brevissimo; uno spiraglio di luce diventa un raggio enorme quando si spegne la televisione e si apre un libro e ti assicuro che non so usare il telecomando, ne vado fiero: perché telecomandare? Sto ancora lavorando per comandare me stesso. C’è poi chi in famiglia non offre modelli (educativi e non solo) e ci dimostra che nessun cane nasce randagio: randagi si diventa.

– Pensi che le tue poesie siano anche esempio di denuncia sociale?

Non lo so, forse sì, ma sono un pessimo lettore di me stesso.

– In La ginestra sotto le palazzine parli di una ginestra lacerata. Il fiore leopardiano, simbolo della resistenza, sembra arrendersi all’orrore della periferia abbandonata. Puoi spiegarci meglio questo pensiero?

La ginestra è circondata dalla natura, quest’ultima è cementificata al punto da rendere le palazzine “ingorde”. Esse si disciolgono soffocando la ginestra e gli unici ad assistere a questa liquefazione sono le persone dalle braccia “gommose” (quindi che si dilatano, che varcano i confini) che sperano in una natura non sottomessa al cemento. Chi approfitta di questa presenza ingombrante, cioè utile allo sciacallaggio, allo sfruttamento dell’immagine di quel cemento, non può che “usare” e avere quindi le braccia “collose”, che umanamente limitano “la costante rinascita”, la strumentalizzano.

– Se dovessi raccontare di Scampia a un cittadino estero quale realtà descriveresti?

Nel mio libro ho cercato di far capire che Scampia è come una clochard derisa dai passanti perché martoriata. Ma anche lei ha una storia, due occhi, due gambe, un cuore e soprattutto tanta potenzialità. Lo so bene, del resto è mia madre.

– Cosa ti aspettavi dai lettori quando hai aperto il blog “Oltre Vele”?

Il mio blog è una raccolta di scritti sulla politica, sull’attualità, sulla storia, sulla letteratura… quindi i lettori non si devono aspettare nulla di diverso rispetto a qualsiasi altro blog personale, a parte l’intenzione di andare “oltre le vele”, cioè superare il marchio del “poeta di Scampia” che giornalisticamente può essere efficace ma dalla mia prospettiva mi limita. Ho fondato il blog quando mi sono accorto che non vale la pena scrivere per uno o più giornali, per anni, e non ricevere un soldo. Anche le visite al blog non mi offrono compensi, ma parlo di quello che voglio, come voglio e quando voglio. Senza brand, senza lo stampo di un giornale che si regge sul sudore di una generazione intenzionata a lavorare per la carta stampata. Col tempo quella generazione si lascia illudere da logiche che l’ambizione non ha potuto considerare.

– Quali sono le tue idee per il futuro? Hai altri scritti in cantiere?

Studiare Lettere Moderne, da un lato, mi sottrae del tempo necessario per scrivere (infatti sono costretto ad abbozzare), d’altro canto mi stimola perché mi fa entrare nei testi e nella storia. Mi piacerebbe scrivere un romanzo storico. Intanto sto lavorando a una prossima raccolta di poesie e sto scrivendo qualche racconto per “esercitarmi” con la prosa.

– Come vedi oggi la situazione del territorio campano?

Sono lontani i tempi della Campania Felix!

Il Ventre di Scampia è edito da Neomedia Italia. La raccolta poetica ha ottenuto numerosi riconoscimenti, ultimo tra questi il Premio Minturnae. Lo scorso aprile, nell’auditorium di Forcella intitolato alla memoria di Annalisa Durante, l’attrice Isa Danieli ha prestato la propria voce alle poesie di Emanuele. Una lettura pubblica al cospetto di una sala gremita che ha segnato un momento di incontro tra la cittadinanza e l’urgenza di racconto della periferia di Napoli. Una periferia sulla quale i riflettori sono sempre puntati, pronti a rendere visibili i problemi e le piaghe di una città senza difese.

Il blog di Emanuele Cerullo lo trovate cliccando a questo link.

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