Terminate il 9 marzo le riprese di “Immoral Love”, il lungometraggio di Nicola Guarino. Ispirato a “Lowlife Love” di Uchida, racconta le vicende di un regista indipendente che si destreggia tra le difficoltà del mondo del cinema.

Il mondo del cinema può essere spietato, si sa. Sia chi cerca di emergere sia chi tenta di restare in gioco deve combattere con le unghie e con i denti per raggiungere il proprio obiettivo. Lottare, sudare, scendere a compromessi. Poi se sei un regista indipendente le cose possono complicarsi ancor di più.
Questo – il continuo destreggiarsi tra le difficoltà del mondo cinematografico – è il perno centrale di Immoral Love, film di Nicola Guarino ispirato alle vicende di “Lowlife Love” (Eiji Uchida). Notevole è la collaborazione nata tra la produzione di questa black comedy e il cast di Immoral love, una collaborazione che si è rivelata essere anche un interessante scambio culturale.
Per conoscere più a fondo questa realtà, abbiamo posto alcune domande al regista, Nicola Guarino.

  • Prima domanda di rito: come nasce l’idea di produrre questo film?

Tutto è accaduto l’anno scorso. Avevo appena finito un mediometraggio, “Fade to Black”, e pensavo alla produzione di un primo vero lungometraggio. Però mi mancava la struttura, il soggetto.
Per un paio di sere ho immaginato la storia di un regista indipendente con alle spalle solo un film prodotto in gioventù e che poi si è lasciato andare, ma senza avere le idee ben chiare. Poi, il giorno dopo, su internet ho scoperto “Lowlife Love di Uchida e, guardandolo, mi è sembrato adatto a quel che avevo pensato. Così ho contattato i membri della produzione, ho proposto loro una collaborazione e hanno accettato. 

"Immoral Love", Nicola Guarino

  • Immoral Love viene definito il “remake” del film di Uchida. È giusto?

Sarei ingiusto se non dicessi che il soggetto e la sceneggiatura siano di Uchida, però il tutto è anche molto personale. Ad esempio, il film originale si concentra principalmente sul protagonista, il “farabutto”. Io invece ho visto subito l’amore immorale per il cinema, quindi qualcosa di più corale che coinvolge tutti i personaggi. E poi credo di essere stato molto più cinico: ho messo in luce anche l’essere disposti a fare qualcosa di sbagliato pur di girare il proprio film o iniziare la carriera.

  • Cosa si può aspettare chi andrà a vedere il film?

Il film è furbo. Si presenta come una commedia leggera, poi si trasforma.
È decisamente sperimentale nel modo in cui è stato girato: ho creato una sorta di cinema-laboratorio. Si rifà molto a quello che facevo a teatro con la scrittura di scena, dove i miei copioni erano di tre pagine e poi dopo si doveva aggiungere il resto. Come in una jam session, per intenderci. E con l’aiuto di Giovanni Del Monte, Vittorio Adinolfi, Diego Sommaripa, Dina Ariniello e i vari operatori di macchina, ho scelto degli attori – sconosciuti ai più – che hanno partecipato attivamente a questa messa in scena e che hanno gestito il tutto come fossero sul palcoscenico.
Questo significa produrre un film che non sia industriale.
Chi lo vedrà quindi deve vedere un tentativo abbastanza forte di cinema sperimentale a Napoli non mainstream. Un film divertente perché pieno di stimoli.

Nata nel 1997 a Caserta. Pianista a tempo pieno, scrittrice da sempre e instancabile viaggiatrice. Porta sempre con sé un’agenda e una penna per poter immortalare tutto ciò che la colpisce.

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