Una tradizione millenaria

Durante l’evento “Alla corte del gusto” organizzato dall’Associazione Terre di Campania abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere col fondatore della scuola diTarantella Montemaranese, Roberto D’agnese, che dal 2009 si pone come tramite tra le radici della tarantella montemaranese e le nuove generazioni.

Innanzitutto buonasera Roberto, inizio col chiederti qual è il filo conduttore che lega la tradizione con la tarantella e la vostra scuola.

Buonasera a voi. Io sono fermamente convinto che la tradizione vada supportata da una operazione di marketing, e che questa debba aggiornarsi nel corso del tempo. Un esempio è il canto di lavoro, una delle forme più antiche della tradizione orale, che un tempo aveva un senso quando si lavorava nei campi ma che oggi risulterebbe estemporanea in un ufficio, la tradizione varia in base al periodo storico, ed è ciò che succede anche nella tarantella.

Questo avviene ad esempio anche nella tammurriata, la pizza e altre tradizioni di origine popolare, ma è ovvio che questa sia legata al rituale, come nel caso della tammurriata (una dei più antichi generi di tarantella meridionale ndr.) che è fortemente legata alle madonne ed alla sfera religiosa.

La stessa cosa avviene nella tarantella montemaranese, la cui massima espressione è il carnevale che si sviluppa ancora oggi all’interno di tutta la comunità. Questo rituale, questa tradizione, può essere espressione di un turismo culturale, non commerciale “mordi e fuggi”, ma un turismo culturale popolare, come lo definisce l’UNESCO il patrimonio culturale immateriale.

Questa tradizione va affiancata da un’operazione di marketing, noi abbiamo cercato di farlo tramite la creazione di un marchio, la creazione di un nome, supportato da studi di antropologia per coprire tutte le situazioni che ci vengono offerte durante le nostre esibizioni. Quando le persone seguono i nostri corsi si avvicinano a Montemarano non come una festa “da sballo” ma un rituale culturale, anche l’approccio al carnevale non è quello ad uso e consumo ma come legato alla cultura, per fare questo c’è però bisogno di seguire un percorso di cultura.

La tarantella è parte integrante della cultura campana, simbolo della storia del nostro popolo, come si fa ad attirare i giovani ad una pratica con radici così antiche?

La tradizione culturale alberga in tutti noi perchè veniamo da questo. Un tempo erano rituali pagani, poi sono stati banditi dalla chiesa per poi essere integrati in nuove festività, è un po’ come il blues, è una nostra esigenza.  Bisogna trovare il modo migliore per risvegliarla.

I giovani navigano molto sul web e noi assecondiamo il progresso, abbiamo una pagina Facebook, Twitter, una mailing list per chi vuole essere informato sui nostri eventi. Nel pratico i nostri balli sono anche un momento di sballo, di divertimento, i ragazzi capiscono che queste danze hanno istintivamente un qualcosa di primordiale, questo fa sì che i giovani abbiano un approccio totalmente diverso.

Noi abbiamo fatto collaborazioni con artisti come Vinicio Capossela, abbiamo rappresentato l’Italia al carnevale delle culture di Berlino, siamo stati in Francia, abbiamo rapporti col Giappone tant’è vero che alcuni giapponesi sono venuti a Montemarano per seguire alcune nostre lezioni, cerchiamo di avviare delle sinergie su tutto il territorio a livello nazionale ed internazionale.

Quali sono gli obiettivi della vostra scuola e quali sono i prossimi eventi a cui prenderete parte?

Il nostro evento di punta è Tarantella For Africa, inizia ad agosto nel centro storico di Montemarano. In questo evento c’è tutto il nostro percorso, inteso soprattutto come solidarietà perchè pensiamo che la tradizione popolare sia un grande strumento di solidarietà, è un momento di cultura internazionale e all’insegna della multietnicità.

Tra gli obiettivi c’è l’accreditamento UNESCO come organizzazione non governativa, inoltre abbiamo preso dei brevetti CONI per fare delle lezioni di tarantella così da restare in linea con le attività sportive, ancora una volta la tradizione si aggiorna con l’evoluzione sociale, per restare al passo dei tempi, aggiornare un qualcosa (la tarantella) che secondo l’antropologia ha ben 2000 anni.

Una domanda un po’ insolita, quale eccellenza campana ti ricorda la Tarantella di Montemarano?

Sicuramente il vino, che è all’origine del Carnevale ed il cui simbolo sono i Baccanali, e da li tutto ciò che è derivato del rituale carnevalesco come la danza, la tarantella stessa.

Una domanda personale, come è nata la scuola montemaranese e qual è stato il tuo percorso.

Io faccio corsi da 15 anni. Inizialmente li facevo da solo ma mi sono reso conto che un’espressione così forte del popolo non poteva essere rappresentata da una o due persone, quindi c’era bisogno di un movimento importante che rappresentasse tutto il territorio. Ci siamo quindi attivati insieme ad altre associazioni di Montemarano ed abbiamo dato vita alla scuola, attualmente collaboriamo con numerosi musicisti e associazioni montemaranesi per creare una grossa sinergia sul territorio.

Durante le lezioni non ci riteniamo dei maestri ma dei semplici testimoni, la tradizione della tarantella è così ricca di stili che noi non ne insegnamo mai uno solo ma tutti quanti, per dare completa visibilità a tutte le variabili della tradizione poichè nei documenti storici sono certificate diverse forme e noi non abbiamo la presunzione di insegnarne uno. La tradizione popolare è una espressione intima, la tarantella viene dal profondo e si balla assecondando ciò che sentiamo dentro di noi e non seguendo i passi a memoria.

Abbiamo parlato tanto di cultura e tradizione, ma qual è lastoria della Tarantella di Montemarano?

La tarantella montemaranese segue un percorso di circa 2000 anni. Abbiamo cercato di distinguere la tarantella da quella relegata ad un popolo di contadini, ben diversa da quella rituale delle origini. Questa differenza sta ad esempio nel fatto che il Caporaballo, colui che guida la danza, si pensa fosse un sacerdote derivante dall’epoca romana, egiziana o addirittura dagli Ittiti. Questa danza è un monumento vivente ed ha la stessa età del Colosseo di Roma, è una tradizione così importante e ricca di fascino che andrebbe studiata, non relegata come mera ballata di contadini ma come ballo che affonda le sue origini addirittura tra le mura di Roma, probabilmente nata come tradizione pagana e poi assorbita nella liturgia cristiana.

Ringraziamo Roberto D’Agnese per il tempo dedicatoci.

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