Tonia Zito e Ottavio Mauriello ci parlano di inKnot Edizioni, giovane casa editrice napoletana che si distingue per qualità e voglia di innovare.

inKnot Edizioni si inserisce nel vasto panorama editoriale campano con una premessa innovativa: essere una casa editrice digitale, un ponte tra le possibilità delle nuove tecnologie e le certezze della carta stampata.
Tonia Zito e Ottavio Mauriello hanno accettato di parlarci del loro progetto.

– Quando è nata inKnot e da cosa è scaturita la decisione di dar vita a una nuova casa editrice?

Tonia : inKnot ha preso forma nel 2013. Inizialmente era un secondo lavoro per noi, e pubblicavamo solo in digitale. La nostra prima collana è stata quella delle favole digitali, Tap in fabula, e visto l’ottimo riscontro ottenuto, dopo un anno abbiamo deciso di fare questo investimento e dedicarci al progetto a tempo pieno. Io lavoravo per un editore che si occupava di tutto meno che di libri, mi sono licenziata e abbiamo cercato una sede fisica.

Ottavio: La casa editrice ha origine da una doppia esigenza: quella di trovare un nostro posto nel mondo, e di mettere in piedi quello che non c’era. Abbiamo sempre nutrito un forte desiderio di lavorare con la cultura: Maria Mancusi, il terzo membro del team, è anche docente di lettere, e Tonia proviene dal settore antropologico, che in fondo si occupa di proteggere storie del passato…

T: Ottavio invece è un visualdesigner. Cura lui l’aspetto grafico del progetto.

O: L’avere formazioni diverse ci permette di fare sperimentazione con varie forme di comunicazione, che è uno dei nostri obiettivi principali.

– Il nome inKnot si presta a un duplice significato: ink Knot, nodo d’inchiostro, “come la connessione che si crea tra le parole di un libro e le immagini della mente”, ma anche ink Not, senza inchiostro, in riferimento alle nuove possibilità del digitale. Qual è il loro ruolo rispetto al canonico libro cartaceo?

O: C’è ancora un certo timore nei confronti dell’e-reading. Il compito dell’editore viene spesso visto come immutabile, eppure col tempo i contenuti sono cambiati, ed è giusto adattarsi e proporli attraverso lo strumento più efficace a nostra disposizione.

T: L’ebook non esclude il cartaceo e viceversa. Si tratta semplicemente di una scelta funzionale.

O: Curiamo tanto l’aspetto “fisico” che quello digitale. Vogliamo sia una scelta liquida, dipendente soltanto dallo stile di vita del lettore.  Mezzi differenti permettono di beneficiare al meglio del proprio tempo.

T: Noi stessi siamo lettori prima di essere editori, e lavoriamo tenendo a mente che ciascuno ha bisogni e abitudini differenti.  Non ci piacciono gli estremisti, né in un senso né nell’altro. 

– inKnot è una casa editrice molto interattiva, raggiungibile tramite i principali social network, che gestisce perfino un blog, Connessioni Letterarie. Quanto è importante riuscire a comunicare con il pubblico per una giovane casa editrice?

O: inKnot ha una doppia anima, siamo anche un’agenzia di comunicazione, inKnot Communication. Sappiamo bene quanto sia importante rendersi immediatamente credibili: altrimenti come potremmo chiedere agli autori di affidarci le loro creature? Lavoriamo molto sulla nostra riconoscibilità. Per esempio, vogliamo che ogni copertina veicoli un messaggio: serve attenzione, perché spesso è la prima e l’ultima cosa che un potenziale lettore vede. Se non è convinto passa oltre. Quindi anche le copertine vanno approvate all’unanimità, devono convincerci tutti e tre ed essere in grado di trasmettere il senso profondo del libro.

T: Il nostro blog, Connessioni letterarie, è stato la nostra prima vetrina e ci ha dato grandi soddisfazioni. Una delle nostre autrici, Caterina Sansoni, ha iniziato a collaborare con noi proprio attraverso il portale. È una parte importante dell’idea che continuiamo a portare avanti, quella di non chiuderci e mantenerci reattivi rispetto al feedback degli autori e dei lettori.

– Il vostro catalogo è piuttosto variegato, sconfinando in quasi tutti i generi letterari. Qual è il minimo comune denominatore?  

T: Accogliamo proposte di qualsiasi genere, la cosa importante è la qualità. Vogliamo pubblicare testi in grado di lasciare delle tracce. Uno dei criteri fondamentali è l’emozione.

O: La bontà della scrittura è fondamentale, ma da sola non basta. Ci piace che un libro sia ben scritto, sì, ma se non riesce a cambiare in qualche modo il lettore non fa per noi.

Date largo spazio agli scrittori esordienti. Cosa cercate in una nuova penna?

T: Che non si lasci condizionare. Spesso si insegue il successo senza davvero mettere sul piatto quello che si ha da dire e non va bene, perché il risultato è privo di personalità, quasi un puro esercizio di stile.

O: Noi leggiamo tutto ciò che ci viene proposto e rispondiamo a tutti, quale che sia la risposta. Un rifiuto è anche un’occasione per crescere, e se un lavoro non è adatto a un editore non è detto che sia privo di valore: cerchiamo voci che risuonino con la nostra.

– Qual è il vostro rapporto con il territorio?

O: Non vogliamo porci alcun limite, il nostro territorio è la rete e accettiamo proposte provenienti da tutta Italia.

T: Non escludiamo certo autori e libri più radicati al territorio, anzi, è anche più facile lavorare con chi è geograficamente vicino per organizzare presentazioni ed eventi. Sono forse proprio gli autori del nostro territorio che ci hanno spinto ad abbracciare l’editoria cartacea. Volevamo un rapporto diretto con i nostri lettori e l’editoria digitale non lo permetteva. Questo forse è il valore più forte dell’edizione cartacea, ti dà la possibilità di incontrare fisicamente i tuoi lettori e questo per noi non ha prezzo.

– Parlateci dei vostri prossimi progetti.

O: Vorremmo tanto lanciare un podcast e stiamo già lavorando alla produzione di audiolibri di parte del catalogo. Vogliamo insistere sulla strada che abbiamo tracciato e continuare a esplorare nuove possibilità per il lettore.

T: Speriamo di riuscire un giorno a importare testi dall’estero ed esportare i nostri. La traduzione è un’opera complessa, a cui vogliamo avvicinarci con la dovuta attenzione, quindi potrebbe volerci ancora un po’, ma è un progetto a cui tengo molto.
Infine, per tornare al discorso del contatto coi lettori, sabato 27 ottobre saremo alla Chiesa di San Severo al Pendino in compagnia di altri editori napoletani, per un nuovo appuntamento con PEN – Proposte Editoriali Napoletane: una bella occasione per conoscersi!

Antonio Vangone (1995) studia per diventare odontoiatra, legge e scrive quanto può. Finalista al Premio Raduga 2017, suoi racconti sono apparsi su Pastrengo, Firmamento, Storie Bizzarre e altre riviste letterarie.

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