Intervista a Ciro Castaldo, direttore artistico del Mia Martini Festival, giunto alla sua terza edizione.

Il Mia Martini Festival, evento organizzato dall’associazione non profit Universo di Mimì, giunto alla sua terza edizione, si terrà alle 20.30 del 12 maggio al Teatro Summarte di Somma Vesuviana. Gli obiettivi: rendere omaggio all’incommensurabile interprete d’autore e cantautrice, valorizzare il buono e il bello del territorio dell’entroterra vesuviano e, non in ultimo, la promozione di giovani validi talenti che stanno muovendo i primi passi nel mondo dell’arte e dello spettacolo.

Ho intervistato Ciro Castaldo, direttore artistico del Mia Martini Festival, estimatore, collezionista e biografo dell’artista.

– Perché la necessità di un Premio dedicato a Mia Martini?  

Le necessità sono almeno tre: intanto tributare il nostro sentito omaggio a quella che è la più grande interprete italiana della musica d’autore. Poi c’è la necessità di fare arrivare il suo repertorio, vasto e differenziato, in più di trent’anni di carriera, nonostante ci abbia lasciato a soli 47 anni, alle nuove generazioni. In questo senso, però, l’obiettivo non è solo quello di tramandare il suo repertorio ai più giovani, che comunque si avvicinano a un tipo di musica “storico” come quello di Mia Martini, grazie ai social e ai nuovi mezzi web che permettono di scoprire anche le sue perle più rare. Il nostro vuole essere un Festival intergenerazionale e interclassista nel rispetto di quello che lei ha rappresentato per la cultura italiana. Mia Martini, Mimì per coloro che le volevano bene, non voleva essere legata solo ad ambiti di nicchia, ci teneva anche alla sua immagine nazional-popolare, visto che in alcune occasioni della sua vita è stata classificata come artista da club jazz o etichettata come la “sacerdotessa” del rock progressive. Nel ‘92 quando si presentò a Sanremo con Gli uomini non cambiano, qualcuno le fece notare che il suo brano era un po’ nazional popolare, lei rispose che ci teneva anche a questo aspetto e che portare alla ribalta un brano dal testo e dalla linea melodica più accattivante e meno pretenziosa rispetto a quelli presentati in precedenza, non significava proporre qualcosa di bassa qualità, tutt’altro. La terza necessità è quella di valorizzare i giovani talenti promuovendo in tal modo il buono e il bello del territorio, accendendo i riflettori anche sulle bellezze paesaggistiche, architettoniche e culturali del nostro Paese, nella speranza che questo Festival diventi un appuntamento fisso di caratura nazionale. E devo dire che piano piano in soli tre anni in parte ci siamo riusciti, visto che per l’edizione di quest’anno alcuni verranno a trovarci da Milano, Mantova, Bari e Roma. Inoltre daremo riconoscimenti – il Disco Mia Martini – a talenti affermati che si sono già distinti per meriti artistici, quest’anno, ad esempio, premieremo Giovanni Block per il suo disco, S.P.O.T., e i Pennelli di Vermeer per il loro nuovo singolo che anticipa l’album di prossima uscita. A chiudere l’evento l’intenso Peppe Lanzetta e l’eclettico e “atipico” Ivan Cattaneo che per la prima volta si cimenterà col repertorio martiniano.

– Qual è stata l’evoluzione del Mia Martini Festival dalla prima alla terza edizione?

Innanzitutto diciamo che il tutto affonda le radici nel mio lavoro di ricerca su Mimì che va avanti da almeno 25 anni, anni in cui, dopo la sua scomparsa, ho anche realizzato altri eventi tesi al suo ricordo. L’idea del Festival poi è partita da un concerto tributo del 12 maggio 2015 per ricordarla a 20 anni dalla sua scomparsa, poi nel tempo, visto il successo ottenuto in un Paese di provincia come il nostro, 400 posti riempiti immediatamente in un teatro prestigioso come il Summarte, ci è venuta l’idea di istituire questo omaggio come una kermesse, una festa della musica, che celebra Mia Martini e al contempo accende i riflettori su giovani talenti. L’organizzazione è diventata un’associazione non profit legalmente costituita dal nome Universo di Mimì che ha dato vita anche ad altri eventi preparativi al Festival: presentazioni di dischi, di libri e un tributo a Luigi Tenco per il 50esimo della sua scomparsa.

– Intendete premiare artisti legati a Mia Martini?

Non necessariamente, l’obiettivo è anche quello di “stravolgere” e rileggere il suo repertorio. Quando la ascolti, ancora oggi, il suo pathos ti fa “saltare” dalla sedia. E’ questa la sensazione che nel nostro piccolo vorremmo far provare al pubblico del Summarte di Somma Vesuviana. Lei ha rivoluzionato il modo di suonare, di vivere e di interpretare la musica, esce dallo stereotipo della grande interprete d’autore che fa riferimento a Fossati, De André, Lauzi, Conte, Baglioni, Califano e tanti altri, lei è stata anche abile autrice e musicista, ottima interprete dei grandi cantautori sudamericani, curiosa contaminatrice dell’etno-folk, sopraffina compagna di viaggio di Charles Aznavour, valente cantante jazz con Toto Torquati alle origini e Maurizio Giammarco molti anni dopo. Quando conobbe Baglioni collaborarono per cinque pezzi nel ‘71, per poi ritrovarsi nel 1990 in un memorabile duetto da pelle d’oca. Mia Martini ha toccato vari generi, ha riletto e reinterpretato molti artisti e soprattutto molto diversi tra loro come, tra i tanti, Luigi Tenco e Riccardo Cocciante, Fabrizio De André e Lucio Dalla, Freddie Mercury e i Beatles, Lucio Battisti e Pino Daniele. E lo ha fatto sempre ad altissimi livelli, senza correre il rischio di appiattirli in una rilettura univoca, come spesso accade alle altre… ma sapendo cogliere e ponendo in risalto le diverse peculiarità di mondi così distanti. Una cosa curiosa, un aneddoto, riguarda proprio Battisti. Si era iscritto al fan club ufficiale di Mia Martini “Chez Mimì” – con cui ho collaborato per tanti anni fino a quando il suo fondatore Pippo Augliera ci ha lasciato -, per sostenerci e ricevere il periodico d’informazione su Mia, di cui sono stato redattore. Lucio la stimava tanto, già dai primissimi esordi, ed evidentemente l’improvvisa scomparsa deve averlo scosso e non poco.

– Le istituzioni sono accanto al premio sia nella logistica che nella promozione?

C’è un po’ di crisi perché siamo nuovamente in campagna elettorale. Nelle precedenti edizioni siamo stati supportati dal Comune con un patrocinio morale e in prima persona dal Sindaco uscente e dall’Assessore agli eventi. Gli altri Enti che ci sostengono, ma sempre con un patrocinio morale, sono la Regione, L’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e il Comune di Ottaviano. Abbiamo sempre fatto un discorso molto chiaro con le istituzioni, al di là del colore politico: quello di voler portare avanti un progetto ambizioso che nel tempo cresca lasciando il segno sul territorio. Vogliamo lasciarlo in modo tangibile, infatti oltre al Festival già da tre anni abbiamo chiesto di intitolare nella zona del Santuario di Santa Maria a Castello un largo belvedere a Mia Martini. Devo dire che la cosa è stata già approvata ufficialmente dalla Giunta comunale uscente, una volta sentito il parere favorevole della Commissione toponomastica, ma come associazione abbiamo chiesto ai funzionari di non farlo ancora perché l’intento non è solo quello di intitolare un luogo a Mia Martini, ma anche di favorire il recupero e la cura del nostro territorio. Quello che chiediamo è che quanto prima si riqualifichi l’arredo urbano del luogo individuato, purtroppo abbandonato a se stesso e solamente dopo si provveda a scoprire la targa con il suo nome. Quel largo belvedere, potrebbe infatti diventare un posto ideale anche per organizzare eventi culturali all’aperto, specialmente in estate. Da lì si gode di un panorama bellissimo sui comuni di quella provincia cui Mia è sempre stata molto legata. È da qua che ha avuto luogo il suo rilancio, anche qua si è rifugiata quando le case discografiche e gli addetti ai lavori le hanno voltato le spalle e hanno provato a tagliarla definitivamente fuori.

– Quali sono i passi futuri dell’associazione e del Festival?

In tre anni abbiamo fatto molti passi, siamo diventati un’associazione legalmente costituita, un Festival riconosciuto – molti nell’ambiente anche a livello nazionale sanno di noi, Giorgia, ad esempio, conosceva già il nostro evento quando ho avuto la possibilità di parlarle -, abbiamo ricevuto articoli oltre che su quotidiani importanti anche su riviste specializzate e di settore. Stiamo crescendo, l’idea è quella di farlo diventare itinerante in modo che si valorizzino anche altri luoghi della provincia e magari di portarlo in un Teatro di Napoli, città alla quale Mia Martini ha legato a doppia mandata il suo nome in tanti momenti luminosi della sua lunga carriera e nella quale si è sempre trovata molto bene, accolta ogni volta con grande entusiasmo, affetto e calore da un popolo che – in barba a certe dicerie di certi piccoli uomini -, la seguiva e l’amava tanto. Potremmo dire: allora… così come adesso.

Sergio Mario Ottaiano, classe ’93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo “Un’Ucronìa” Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo “Che lingua parla il comics?” il 23/1/17.

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