Intervista agli Hypnotic, duo musicale proveniente da Acerra che propone un tipo di musica diverso rispetto al newpolitan in voga nel territorio campano.

In Campania ultimamente c’è tantissimo fermento musicale; a muoversi però non è solo la scena newpolitana e il nuovo folk cantautorale. Abbiamo scambiato due chiacchiere con gli Hypnotic, duo synthrock tutto acerrano composto da Amir Sabljakovic e Marcello Autiero.

– Come nasce il progetto Hypnotic?

Nasce dalle influenze che hanno segnato la nostra formazione musicale, determinatamente circoscritte in sonorità ben definite vicine all’synth pop old school mischiate all’hard rock. Dopo un periodo passato a selezionare musica e ricercare suoni, a metà 2016 io (Amir) ho incrociato questo lavoro con le parole di Marcello, che inizialmente doveva scrivere solo i testi, ma che subito ha sposato a pieno il progetto e che da lì è partito poi in maniera definitiva.

– Il genere che fate è molto particolare, mischia synth pop e chitarre distorte tipiche dell’hard rock. Da dove viene l’esigenza di volersi cimentare in un genere così particolare?

Certamente l’idea che c’è alla base del nostro progetto è un azzardo ma il senso profondo è portar fuori una nostra esigenza. Partiamo ovviamente dalle nostre rispettive peculiarità e proviamo a fonderle. Quello che ne viene fuori è sicuramente un ibrido, ma che pare stia piacendo sia ai “cultori” del genere che agli ascoltatori meno ortodossi.

– Siete campani, ma di quello che fate non se ne vede molto nelle nostre zone e di questi tempi, secondo voi perché?

Quello che facciamo si inserisce in un genere che, volente o nolente, è di nicchia ma ha molti estimatori. Si muove per circuiti di riferimento e funziona certamente più fuori dall’Italia, per esempio tutto il centro-est Europa o ai paesi scandinavi. Ci sono però molte band italiane che sono veri e propri riferimenti mondiali. Certo di questi tempi si tende verso una musica più commerciale e, consumisticamente parlando, commerciabile, ma noi ricerchiamo un’identità non una fetta di mercato.

– Avete da pochissimo lanciato il vostro Ep d’esordio, “Brainwashing”, 5 brani usciti in digitale. Con questo primo lavoro cosa avete voluto raccontare?

Abbiamo scelto di uscire soltanto in digitale anche per capire le reazioni rispetto ad un prodotto, tutto sommato, ibrido e comunque nuovo. Abbiamo provato a raccontare l’individuo e i suoi conflitti, da quelli interni con se stessi a quelli con gli altri e la con la società. Tutte 5 le canzoni da “Brainwashing” (titl track che dà anche il nom all’Ep) fino a “Spirit of the wood” passando per “Muse Music”, “Nvermore” e “Away” mettono in musica le ansie, le paure, le esperienze, l’amore, i condizionamenti, dell’uomo. Per noi ovviamente resta forte la sensazione che il filo conduttore dell’Ep sia comunque una compattezza sonora e una certa quadratura musicale.

– Quali sono i vostri impegni futuri?

Per adesso stiamo portando in giro “Brainwashing” e speriamo di continuare a promuoverlo con molti live, soprattutto per vedere le risposte dl pubblico. Siamo comunque già a lavoro su nuovi pezzi che speriamo vedano presto la luce e finiscano nel nostro primo album.

Sergio Mario Ottaiano, classe ’93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo “Un’Ucronìa” Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo “Che lingua parla il comics?” il 23/1/17.

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