Enzo Fiorentino, Il Bellavista, cantautore campano vincitore di arezzo Wave Love Festival Campania. La nostra intervista.

Durante l’ultima giornata di Bruno In The Garden, abbiamo intervistato Il BellaVista, cantautore vincitore di Arezzo Wave Love Festival Campania. Il polistrumentista campano, originario di San Giorgio a Cremano, è una delle giovani eccellenze del nostro territorio, vanto per la musica napoletana.

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– All’anagrafe sei Enzo Fiorentino, ma il tuo nome d’arte è Il Bellavista. Quanto c’è in te e nelle tue canzoni del professore napoletano ideato da De Crescenzo?

Tanto, infatti il nome deriva proprio da quel film, da quell’opera. Questo amore e odio che il professore prova per la sua città è quello che cerco, non di emulare, ma che si evince dai miei brani. Solo che rispetto al professore mi rivolgo all’intera nazione e non solo alla regione.

– Quindi parliamo di un vero e proprio rapporto in contrasto con i “tuoi luoghi”?

Esattamente, è ciò di cui parlo.

– Ami definirti “un menestrello che saltella da una parte all’altra del palco, ma soprattutto da uno strumento all’altro”. Sai suonare, infatti, il pianoforte, la chitarra, il basso elettrico. Qual è lo strumento che preferisci suonare, sia in fase di composizione, sia live?

Nasco come bassista, anzi come contrabbassista. È paradossalmente lo strumento che utilizzo per iniziare la composizione. Tutti i miei brani nascono da giri di basso, da armonie di contrabbasso. Per esigenze di composizione ho iniziato a suonare strumenti più armonici e mi sono avvicinato alla chitarra e al pianoforte.

– Ci parli un po’ del tuo album “Tarantella nel castello putipu”?

Mi piace definirlo “concept album” perché ogni traccia è legata da un filo conduttore che tende ad unire i brani. Il disco nasce da una matrice di contrasto, di amore e odio, già nel singolo L’italienne, che poi è quello che apre l’album, parlo di questo: di un italiano che scappa via dall’Italia, ma essendone ancora innamorato cerca di tornarci.

– Qual è stata la risposta del pubblico?

È stata molto positiva, e forse anche un po’ inaspettata. Quando ho registrato il disco cercavo una produzione, ho ottenuto una distribuzione molto importante e la diffusione del disco è andata molto bene.

– Qual è il concerto che porti nel cuore, da quando è uscito il disco fino ad oggi?

Fortunatamente stiamo girando tanto, ricordo con piacere due concerti. Uno fatto con Red Ronnie al Lanificio 25 insieme ai 99 Posse, ai Foja e a tanti altri artisti; l’altro sempre con Red Ronnie, fatto a Lecce, insieme anche a Fausto Mesolella che ci aveva suggerito a Red Ronnie.

 

– Sappiamo che sei di San Giorgio, ma non hai mai cantato nella tua città. Quanto ti emoziona poterlo fare per la prima volta, nel corso di un evento, quale questo di Cremano Giovani, ideato per i giovani e progettato da giovani?

Innanzitutto ringrazio Vania e l’associazione Cremano Giovani che ha voluto ospitarmi qui. È vero, c’è molta emozione, proprio perché suonare ed esibirsi innanzi a persone che conosco da tempo è molto diverso rispetto a dover fronteggiare un pubblico “sconosciuto”.

– Quanto contano per te le tue radici campane e quanto c’è di esse nelle tue canzoni?

Anche se nel disco i testi sono tutti in italiano, e non c’è nulla in dialetto, c’è molto di napoletano. In un’intervista in radio mi dissero che tra le parole, nel cantato, si percepiva un’anima dialetta, e sono completamente d’accordo. Siamo nati in questo posto dove il napoletano si respira in ogni cosa, è normale che esca, quasi in maniera automatica.

 

Classe 1986, Francesca Andreoli si laurea in giurisprudenza con una tesi in diritto islamico. Proprio all’università scopre la passione per la scrittura e il giornalismo e inizia questa avventura, vantando un periodo di formazione presso la radio della Federico II, specializzandosi nella stesura di format radiofonici.
Ama gli spettacoli folkloristici che la sua terra ha da offrire, anche perché si diletta a ballare pizziche e tammurriate durante gli eventi di cui poi solitamente scrive.

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