I ” The Hornet’s” sono una band italiana, precisamente irpina, nata nel giugno 2012 e riconducibile al fenomeno dell’indie rock con sfumature post punk revival.

Giovani e ancora poco noti sul mercato musicale hanno all’attivo numerosi brani inediti e il loro ascolto è piacevole e notevolmente interessante. Chitarre in stile Editors e testi pop rendono il mix dei The Hornet’s da scoprire e diffondere. Gli abbiamo posto alcune domande per conoscerli meglio, ecco le loro risposte:

– The Hornet’s, da dove venite e soprattutto come vi siete ritrovati a suonare insieme fin dal 2012?

Veniamo da Solofra un paesino “dell’irpinia valley “. Tutti e 4 i membri attuali facevano parte di altri progetti che però non hanno avuto un seguito, e cosi decidiamo di suonare insieme. Non abbiamo mai provato cover di qualche band (di solito si inizia cosi) per cercare il nostro sound, siamo partiti direttamente dagli inediti, e paolo (batteria) si unì dopo, precisamente agli inizi del 2014, quando avevamo già registrato EROI e VISIONI NOBILI.

– Avete nel vostro serbatoio numerosi pezzi inediti, quale definireste il vostro “pezzo di presentazione”? E per quale motivo?

Siamo molto affezionati ad EROI, semplicemente perché forse è il pezzo che ci rispecchia maggiormente come band, sia nel sound sia nel testo, anche se molti dei nostri amici pensano che SOGNARE DI PIU sia quello più convincente -La scelta dell’indie, sempre un po’ mainstream in questo periodo, spesso e volentieri utilizzata per definire qualcosa d’imprecisato. Come mai vi definite così? Cosa vuol dire per voi essere indie? Credo che l’essere mainstream o indie non significhi assolutamente nulla. Ci definiamo così semplicemente perché le nostre band di riferimento hanno questa “etichetta” attaccata addosso, e poi perché siamo indipendenti da case discografiche, un po’ perché nessuno ci caga, un po’ perché come dice il detto:” Se vuoi una cosa fatta bene, allora fattela da solo”

– Musica rock con sfumature post punk, nelle vostre canzoni quanto c’è della vostra terra di origine?

Nelle nostre canzoni della nostra terra non c’è proprio nulla. La nostra terra, ma il sud in generale è una zona calda, piena di passione di colori, insomma si respira un’aria di divertimento in qualsiasi cosa si faccia. Le nostre canzoni non sono poi cosi tanto allegre, usiamo molto spesso accordi minori, se troviamo qualcosa di cupo che ci piace lo inseriamo nel pezzo ecc… Forse quello che abbiamo in comune con la nostra terra è il fatto che siamo sognatori. È vero, le canzoni sono un po’ cupe, ma non siamo pessimisti. Gli irpini ma in generale tutto il sud pensa che la speranza sia l’ultima a morire.

– Cosa chiedete alla musica? Ma soprattutto, da dove traete l’ispirazione per i vostri brani?

Dobbiamo migliorare, l’età media della band è comunque bassa, vogliamo che ci siano contest o festival che in qualche modo ti dicono dove hai sbagliato, dove hai fatto bene, questo mi piace, questo non mi piace, vogliamo il confronto, anche un parere negativo potrebbe risultare buono. Purtroppo qui da noi è difficile fare musica, soprattutto a Solofra ci sono poche opportunità, dobbiamo dare noi solofrani maggior rilievo alla musica. Alla musica chiediamo semplicemente di esplodere, di emergere, mentre per quanto riguarda i testi (che scrive giuseppe) sono molto concentrati sulla tematica del sogno, sul futuro, su un qualcosa che ancora non è accaduto ma che accadrà, parlano un po’ di tutto non solo di questo c’è anche un lato romantico, oppure utilizziamo la tecnica del cut-up mutuata da william burroughs. Cioe si fa riferimento a liriche molto criptiche, immaginifiche, espressioniste e nella quasi totalità dei casi non riconducibili a noi come persona.

– Citateci il nome di tre gruppi che influenzano il vostro lavoro e il nome di tre gruppi italiani con cui vorreste condividere un palco.

Tre gruppi che influenzano il nostro lavoro sono Editors, Cinematics e Interpol. Tre gruppi italiani con cui vorremmo suonare: Fame di camilla, Afterhours, Cremonini.

– Giovani e musica: cosa ne pensate del numeroso numero di band che nascono ogni giorno? Cosa serve per emergere dal mucchio?

È bello fare musica, quindi più band nascono meglio è, ne conosciamo una giovanissima che ci sta a cuore come i The shapras….Per emergere, non so cosa serva, se lo sapevo l’avrei utilizzo per la nostra causa.

– State lavorando a qualcosa di nuovo? Quali sono i vostri progetti futuri?

Abbiamo suonato fino a Luglio, ora ci stiamo leccando le ferite per i vari concerti: chitarre rotte, ampli che grattano piatti che volano…..quindi ci vorrà almeno un mese per aggiustare il tutto. Poi vorremmo chiuderci in garage e lavorare ad un album, abbiamo idee nuove e vogliamo sperimentare.

Potete ascoltare la musica dei The Hornet’s su Soundcloud e seguirli sulla loro pagina Facebook. Noi di Terre di Campania siamo sicuri che i ragazzi faranno strada.

 

 

Sergio Mario Ottaiano, classe '93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo "Un'Ucronìa" Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo "Che lingua parla il comics?" il 23/1/17.

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