Tony Tammaro si racconta per Terre di Campania, l’uomo dietro il tamarro

Tony Tammaro, Vincenzo Sarnelli, un uomo, un mito che ha unito grazie alle sue canzoni irriverenti e satiriche migliaia di persone. Un uomo profondamente innamorato della sua terra che ha saputo raccontare, attraverso la propria voce, la storia di uomini comuni, di vizi, capricci, disagi, stereotipi, in un modo tutto nuovo capace di far sorridere chiunque.

Abbiamo intervistato Vincenzo Sarnelli per scoprire qualcosa in più su di lui, sul suo rinnovamento musicale e sulla sua carriera.

Buona lettura:

1- Vincenzo Sarnelli, in arte Tony Tammaro, un idolo, un simbolo per diverse generazioni campane e non solo. Ma chi è l’uomo dietro il Tamarro? Quando avviene la trasformazione che gli ha segnato la vita?

L’uomo è totalmente diverso dalla maschera. Sono una persona amante delle buone letture, soprattutto saggi di storia contemporanea e della musica classica (mi affascina in paricolar modo la figura di Nicolò Paganini).

Per quanto riguarda l’origine di quel che faccio, ricordo che da bambino restai folgorato da un doppio album che avevamo a casa. Si intitolava: “Come rideva Napoli” ed era di Roberto Murolo. Conteneva le cosiddette “macchiette napoletane”, genere che ho ripreso in seguito modernizzando i contenuti.

2- Il tuo ultimo disco “Tokyo Londra Scalea”, atteso dopo tanto tempo, ha una produzione totalmente diversa, distribuito nei maggiori negozi di dischi, e  che, addirittura, ti ha portato in giro per teatri. Da cosa deriva questo, sempre gradito, cambiamento? Ti mancano i giorni in cui i tuoi dischi si vendevano “pezzotti” agli angoli delle strade?    

Il mio primo disco fu una produzione folle e autarchica. Lo realizzai in 40 minuti cantando in presa diretta. Gli ultimi lavori sono decisamente più curati. La pirateria musicale mi tolse i guadagni delle vendite discografiche, ma mi diede una notevole popolarità. A conti fatti però non rimpiango gli anni 90. Preferisco il nuovo millennio. Oggi la popolarità te la crei con internet e non devi dar conto a nessuno.

3- A proposito di Teatro, che sensazione ti dà suonare in un luogo del genere?

La prima sensazione che provo in teatro, per me che vengo dalle feste di piazza, è il pubblico attento a quel che fai e quel che dici. Chi paga il biglietto non si distrae come chi si trova a passare in una piazza dove c’è uno spettacolo. La seconda sensazione, meravigliosa, è quella dell’acustica perfetta. In teatro non devi spingere la voce nel microfono per farti sentire.

4- Una domanda indiscreta su due delle tue canzoni più famose: “Teorema” e “Michè”. Tutti i tuoi fan si chiedono se hai fatto davvero “a fin e papà”. Tua moglie ti comanda a bacchetta? Da piccolo eri anche tu come “Michè”?

Forse da piccolo sono stato un po’ Michè. Papà era un uomo molto severo e qualche scappellotto me lo sono preso. Per quanto riguarda il privato, credo di essere uno dei pochi casi di artista sposato da tanto tempo: 22 anni con la stessa persona. I miei colleghi, in genere, dopo tanti anni sono già alla terza o quarta moglie.

La signora Tammaro è una professoressa di tedesco, tedesca anche nei tratti e nella severità con cui mi tiene a bada. Non ho fatto ‘a fine ‘e papà, ma comunque a casa comanda lei.

5- Domanda musicale: quali sono le influenze di Tony Tammaro? I tuoi brani sono ricchi di citazioni, di arrangiamenti fatti con gusto ed eccellente conoscenza musicale, a chi ti ispiri?

Il mio idolo da ragazzo era Edoardo Bennato. Mi è sempre piaciuto il suo modo geniale di scrivere canzoni e anche il fatto che riusciva a tenere spettacoli di due ore accompagnandosi solo con la chitarra 12 corde, l’armonica e il tamburello a pedale. Negli anni 80 ho fatto il dj nei più importanti circoli napoletani, per cui nelle mie orecchie è passata tanta musica. Forse anche questo è il motivo per cui riesco a saltare facilmente da un genere all’altro.

6- Credi che in Italia ci sia una seria mancanza di valori? Credi che l’ironia e la musica siano vie possibili per risollevare tale situazione?

Ti rispondo da studioso appassionato della storia del mio paese. In Italia si è passati dalla mitica generazione che nel dopoguerra ricostruì il paese distrutto dalle bombe, alla generazione successiva, la mia, che ebbe tutto facilmente e con poca fatica. La generazione successiva alla mia, quella di chi oggi ha circa trent’anni non ha conoscenza, salvo rari casi, dei fatti del passato (fascismo, guerra civile tra italiani, anni di piombo, stragismo ecc.) ed è cresciuta in un limbo fatto di programmi televisivi in cui la realtà veniva distorta dagli applausi a comando e dalle vallette scosciate dei vari telequiz. Oggi i ragazzi che da bambini sono stati parcheggiati per ore davanti al televisore, vogliono fare a tutti i costi i cantanti e gli attori, quando il paese avrebbe bisogno invece di persone umili che conoscono la dignità che viene dal lavoro quotidiano svolto senza la luce dei riflettori. Per quanto mi riguarda, confido molto nella generazione di chi oggi ha 10 anni, come mia figlia. Sono bambini nati nel terzo millennio, hanno qualcosa di speciale.

Riguardo alla musica, ti rispondo alla Bennato: sono solo canzonette. Le canzoni sono solo un genere di conforto. Con le canzoni non si fanno le rivoluzioni.

7- Campano di origine, raccontaci in poche parole la tua terra, e soprattutto raccontaci cosa ti piacerebbe cambiare, cosa ti piacerebbe migliorasse, e cosa faresti tu in prima persona.

Per quanto se ne possa dir male, la Campania è una regione bellissima e la sua gente conosce valori antichi come la solidarietà e l’accoglienza. Da noi si fanno ancora i figli e abbiamo un immenso patrimonio di giovani, purtroppo parcheggiati fuori dal mondo del lavoro. Di contro, abbiamo avuto ed abbiamo a tutt’oggi parecchi nostri corregionali che fregandosene dello Stato e delle sue leggi, hanno creato uno stato parallelo (leggi camorra) che soffoca la crescita e lo sviluppo, soprattutto delle nuove generazioni.

Fosse per me, cambierei la mentalità di questo tipo di persone obbligando, se non loro, almeno i loro figli a imparare le regole della pacifica convivenza civile.

Da migliorare abbiamo l’edilizia abitativa di Napoli città e del suo hinterland. Ci sono interi quartieri nella città del sole, dove il sole non riesce a passare attraverso i palazzoni lugubri e alti.

Tra i vari scempi, la mia città ha subito anche quello gravissimo della colata di cemento degli anni 60 e 70.

Per quanto riguarda me, in prima persona, continuo a fare come ho sempre fatto, da colonna sonora allegra e spensierata a chi studia, chi lavora, chi va in gita e chi si trova ad attraversare circostanze poco felici. Spero di tornare utile a tutti coloro che oggi vedono il bicchiere mezzo vuoto. Io l’ho sempre visto pieno. La vita è un’avventura meravigliosa.

Sergio Mario Ottaiano, classe ’93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo “Un’Ucronìa” Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo “Che lingua parla il comics?” il 23/1/17.

2 pensieri riguardo “Intervista a Tony Tammaro: non solo tamarro

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