Focus su Un bacio di Ivan Cotroneo  al  Social World Film Festival

Si sta consumando un caldo tramonto a picco sul mare quando Ivan Cotroneo arriva alla terrazza Cucinotta per due chiacchiere d’arte con la press del Social World Film Festival. Spritz, tartine e tanti flash per lo sceneggiatore e scrittore di origine napoletana, che si lascia circondare dai giornalisti affamati di notizie con grande affabilità affermando senza indugio la sua vicinanza alla causa di Giuseppe Alessio Nuzzo e al Social World Film Festival tutto:

Iniziative come questa rappresentano occasioni di incontro per registi, attori e spettatori, e cercano di raccontare la contemporaneità sotto le numerose sfaccettature di cui essa è composta. Vi sono tante storie che vanno raccontate e diversi strumenti con cui farlo – commedia, dramma – ma questo mestiere è sicuramente fondamentale per descrivere il mondo in cui viviamo e forse anche capirlo.

Il dibattito si sposta naturalmente sul progetto più recente del regista, Un bacio, pellicola adolescenziale di grande successo e trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo, di cui l’autore è lo stesso Cotroneo, anch’esso tratto da una storia vera.

L’idea è nata da un fatto di cronaca profondamente toccante e sconvolgente che ha visto protagonista un ragazzo giovanissimo morto ammazzato perché vittima di omofobia e bullismo. All’epoca, il dibattito in Italia sull’aggravante omofobica nei casi di omicidio era appena stato aperto e la situazione non era ben chiara, mentre adesso le cose stanno cambiando positivamente dal punto di vista legislativo. Molto spesso, però, non basta una legge a garantire la sicurezza, ci vuole una società più aperta all’accettazione dell’altro. Il mio film parla ai giovani di questi argomenti senza mezzi termini, e ha come massimo obiettivo quello di essere visto in futuro come uno dei primi manifesti artistici che hanno toccato tematiche così complesse come il bullismo tra ragazzi e l’omofobia. Non vi sono diverse forme di bullismo, il bullismo è uno solo e va combattuto, in primis dai ragazzi.

Parole forti, parole chiare per un messaggio che non lascia spazio alle interpretazioni.

Il film ha girato molto le scuole e ha riscontrato grande successo sia tra i ragazzi che tra i professori. Ho avuto modo di confrontarmi con giovani bellissimi, appassionati e pieni di talento, profondamente colpiti dalla storia e molto curiosi di capire le sue dinamiche interne. Quando parliamo a questi giovani diciamo loro di non vergognarsi, di denunciare e di avere tanto coraggio perché è da loro che deve partire il cambiamento. Molto spesso sono proprio gli adulti a non prestare la giusta attenzione a quanto avviene tra i ragazzi e gli adolescenti, sono gli adulti a non utilizzare un linguaggio corretto che possa fungere da esempio per i propri figli e alunni, mentre grande importanza va attribuita proprio al linguaggio che questi ragazzi imparano. Le parole sono importanti e vanno usate con cautela. Per chi come noi racconta storie, lo sono ancora di più.

Messaggi che sono in perfetta sintonia con la volontà sociale del Festival di declinare la settima arte secondo un obiettivo più grande: educare il prossimo. Seguendo le parole del grande Cotroneo,  infatti,  “esiste una distinzione molto importante, tollerare ed accettare. Il concetto di tolleranza porta con sé una sensazione di malcontento velato, mentre l’accettazione è l’aspirazione a cui dovremmo puntare come società evoluta e civile.

 

 

 

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