Numerosi i finalisti campani al premio Tenco 2016 . L’ora della svolta?

La Campania suona, e lo fa molto bene. Lo sanno gli abitanti della regione, i fan che sotto palco sudano e cantano, lo sanno i piccoli club, le piazze, i festival e le stanze ben arredate degli house concert. Lo sanno in molti: la produzione musicale campana è di qualità e merita decisamente più spazio. Sì, più spazio, perché troppo spesso il talento di note, parole e suoni ben calibrati, ha difficoltà ad uscir fuori dagli spazi regionali.

Badate bene, non vogliamo relegare la scena musicale campana ad una nicchia estremamente ghettizzata -un po’ di ghettizzazione però c’è – che non riesce a proporsi nel resto della penisola, oppure non abbiamo alcuna intenzione di parlare di classiche lagne da campani incompresi. Vogliamo invece puntare l’attenzione su una realtà musicale viva, da sempre, e che negli ultimi dieci anni sta facendo parlar di sé più che mai, ricevendo non poche note positive da tutto il mondo musicale italiano.

Di recente Rockit ha pubblicato un articolo dal titolo: Come suona la Campania: 12 artisti da ascoltare che ha fatto molto parlare – nel bene e nel male -. Proprio di questo la Campania ha voglia: che si parli di lei, delle sue bellezze, della sua cultura, della sua musica. Questa volta, dal 20 al 22 avrà la possibilità di mettere in mostra tutto il proprio talento al Premio Tenco – Edizione 2016 grazie a tre artisti campani giunti nella cinquina finale.

 

 

La ciurma di “Capitan Capitone e i fratelli della costa” approda tra i cinque finalisti alla Targa Tenco 2016 come “Miglior album in dialetto”. Lunedì 12 settembre, la notizia di una rosa che, oltre alla presenza di Daniele Sepe e degli altri artisti provenienti dall’etichetta Full Heads, testimonia quanto questo sia, a conti fatti, un momento felice per la musica napoletana, tutta: tre su cinque, dunque, i nomi partenopei – tra gli altri, Almamegretta per “Enneenne” e James Senese e Napoli Centrale con “O sanghe” – in gara per il premio finale, che verrà consegnato, dal 20 al 22 ottobre, al Teatro Ariston di Sanremo.

“Nella cinquina ci sono arrivato spesso, ma stavolta davvero sono contento – spiega entusiasta il maestro Sepe –. Capitan Capitone è un disco collettivo, più di 60 ‘sfrantummati’, dai 20 ai 60 anni, che in definitiva hanno fatto tutto per gioco e senza aspettarsi niente. Tra l’altro, siamo in buona compagnia con Alma e James! Quindi, incrociamo le dita perché sarebbe uno spasso portare la ciurma a Sanremo, e colgo l’occasione per salutare Peppe Voltarelli, napoletano d’adozione”. Il disco, frutto di un’esperienza collettiva iniziata nel luglio del 2015, quando il suo ideatore organizzò un concerto a Piazza Dante per i cassintegrati della Fiat di Pomigliano, è stato pubblicato dall’etichetta indipendente Full Heads, di cui fanno parte altri artisti che hanno dato il loro contributo al progetto. “Capitan Capitone è un’idea magica, l’idea romantica secondo cui siamo tutti sulla stessa barca, per la stessa ragione e con lo stesso intento predatorio: restituire musica e poesia al popolo – racconta Dario Sansone dei Foja –. È stata tra le esperienze più reali e vere alle quali ho partecipato e Daniele Sepe uno dei pochi artisti a navigare tra le onde del tempo, e che è riuscito a cucire la Napoli degli Anni ’70, ’80 e ’90 con la generazione del nuovo secolo; Tenco o non Tenco noi siamo qui, pronti ad assaltare nuovi vascelli con melodie e parole”. Anche Roberto Colella de La Maschera dice la sua su questo importante traguardo: “Trovo che la bellezza e la forza di ‘Capitan Capitone e i fratelli della costa’ sia il suo essere in tutto e per tutto un progetto ‘pirata’, completamente autoprodotto e ‘aperto’ a chiunque nel suo concepimento… bastava passare in studio e nella maniera più spontanea ci si ritrovava a registrare! Con Zio Sepe e la ciurma oramai c’è un legame che va ben oltre note ed accordi, forse è la genuinità e la ricchezza dei rapporti umani il valore più grande di tutta questa storia. Ed essere in finale al Premio Tenco, senza che nessuno di noi ci pensasse minimamente, credo sia già una piccola vittoria!”. Arrivano puntuali anche le parole di Andrea Tartaglia che, con il Capitano, era candidato alla Targa come Miglior Canzone per “Le range fellon”, prima che fosse stata definita la cinquina dei finalisti: “Siamo contentissimi sia come ‘Tartaglia Aneuro’ che come ‘Fratelli della costa’ di aver raggiunto queste due nomination… ‘Le range fellon’ ormai cammina da sé ed è una grande soddisfazione che si sia anche solo poggiato sullo scoglio di Sanremo. Insomma, Le range ha la fortuna di viaggiare con la ciurma del Capitone ed è facile raggiungere posti che sembrano così lontani con un equipaggio di questa portata… Ormai si viaggia con il vento in poppa, guidati da un capitano d’eccezione”.

Sergio Mario Ottaiano, classe ’93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo “Un’Ucronìa” Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo “Che lingua parla il comics?” il 23/1/17.

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