La grande fabbrica delle parole di Agnès De Lestrade e Valeria Docampo arriva a Napoli. Lo spettacolo è organizzato dall’associazione Il teatro nel baule.

La grande fabbrica delle parole edito da Terre di Mezzo della scrittrice Agnès De Lestrade e della illustratrice Valeria Docampo apre i battenti a Napoli.

L’associazione Il teatro nel baule è da anni attiva nel panorama fiabesco attraverso l’uso di mimi, clown e di tutto il teatro fisico. Questa volta il 30 settembre porta in scena alla Feltrinelli di via Santa Caterina a Chiaia una favola moderna. La trama è piena di metafore.

Esiste un paese immaginario dove le persone parlano poco o tanto, a seconda dei soldi che hanno a disposizione. Le parole si comprano, vengono create da una enorme fabbrica dove ogni giorno vengono tagliate tantissimi discorsi. Alcune si perdono al vento, altre vengono gettate nei cassonetti perché in disuso. I più intraprendenti e creativi, come il protagonista Philéas, riescono a raccoglierne un paio con il retino, mentre svolazzano per la città.

Le parole collezionate saranno importantissime, gli serviranno per conquistare Cybelle, una bellissima fanciullina del piano di sopra. Purtroppo però ad osteggiarlo c’è Oscar, figlio di un uomo molto ricco che neanche a dirlo, parla, parla e PARLA.

Può comprare tutte le parole che vuole e fa dei discorsi lunghissimi per conquistare la bella amata di Philéas. Ma ciò non basterà, Cybelle riconoscerà il valore delle parole semplici pronunciate con tanta passione.

Capirà che l’amore vero non ha bisogno di ridondanze, ma di qualità.

Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio, Luca Di Tommaso ci dilettano con questa favola, ridicolizzando qualche personaggio politico che parla alcune volte a vanvera, inventando frasi e definizioni senza senso. Buffe parole si, ma servono a far ridere, non a guidare un paese.

Poi ci sono i luoghi comuni italiani la mamma è sempre la mamma, ah non ci sono più le mezze stagioni, oggi a me domani a te.
Gli attori dipingono queste frasi come inutili e noiose, forse sarebbe meglio ascoltare il suono del silenzio e invece no, siamo sempre li’ riempire gli spazi vuoti. Silenzio che sembra assordante, che pensiamo possa essere nocivo ad una conversazione.

Mentre gli sguardi, i sospiri, i sorrisi in determinati contesti esprimono molto di più di delle parole convenzionali.

Arricchiamo il nostro vocabolario non tanto di termini difficili ma di parole giuste al momento giusto.

Grazie ad un gioco di ombre di Irene Vecchia, ci immergiamo nell’allegra storia d’amore di Philéas e Cybelle che volge al termine con un bacio e una parola magica, conservata per le occasioni speciali.

Ancora.

Nasco a Napoli nel 1981 e cresco con la passione per le arti e con una curiosità viscerale del mondo, inculcatami sin da piccola dai miei genitori. Nel 2000 mi classifico al secondo posto nella sezione narrativa per il premio città di Salerno. . Iscritta al Circolo Letterario Anastasiano, ho pubblicato per il Verso Verde una poesia dal titolo ”Residui d’Irpinia”. Ho collaborato con il giornale Dream Magazine come fotoreporter per la mostra SEVEN, svoltasi a villa Vannucchi nel 2011. Laureata in lettere moderne, insegno, con gioia e pazienza, nella scuola media.

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