La Montemaranese come espressione gioiosa di goliardia

Il jazz è molto più vicino di quanto si possa immaginare. No, non si parla di New Orleans o di Duke Ellington. La nostra regione riserva qualcosa di ancora più originale ed interessante. Non si nasconde nelle grandi città, ma nei sobborghi, soprattutto in quelli avvolti ancora dal fascino dell’indipendenza culturale, non soggetta a mode o alterazioni.

Così è che ci si può catapultare a Montemarano, in provincia di Avellino, paesino che accoglie poco più di tremila abitanti. Nonostante la esigua comunità di cittadini essi conservano un inestinguibile attaccamento alle radici storiche ed alle tradizioni. Esempio lampante della passione che lega costoro al foltissimo background folkloristico è la celebrazione di alcune ricorrenze particolari. Tra queste è impossibile non citare il celebre “Carnevale Montemaranese”.

Questa ricorrenza, molto sentita dagli abitanti locali, ha radici profondissime. Si pensi che essa fu documentata per la prima volta e divulgata sul nascere del diciassettesimo secolo dal celebre letterato e scrittore Giambattista Basile, tra l’altro anche governatore del feudo di Montemarano dal 1615 al 1617.

Vera e propria stella della celebrazione è la tarantella di montemarano, parte fondamentale del patrimonio culturale e musicale della comunità del luogo e non solo. Essa accompagna la manifestazione lungo tutto il suo svolgimento, dai caotici cortei di strumenti fino alla competizione di diversi gruppi di danza guidati dalla simpatica figura del caporabballo. Il carattere peculiare di questa tarantella lo si può ricercare proprio in occasione della sfilata di carnevale. Difatti, in tale occasione essa conduce tutti gli abitanti del paese con un ritmo travolgente, il quale accelera costantemente durante la serata, arrivando ad essere quasi insostenibile. Ciò che va evidenziato, però, è il coinvolgimento emotivo dei partecipanti, così dediti all’esecuzione della danza da lasciarsi andare in gioiose espressioni di estasi.

Le origini di questa tarantella sembra abbiano da riscontrarsi in un gruppo di bulgari, avvicendatisi nelle diverse dominazioni straniere, permettendo così, successivamente, ai montemaranesi di svilupparne i motivi. Originariamente era eseguita con pochi semplici strumenti, poi le diverse combinazioni con le quali è stata riprodotta hanno tenuto conto principalmente dei tre fattori (armonia, melodia, ritmo). Il caratteristico utilizzo del clarinetto e la relativa intercambiabilità delle tre componenti citate precedentemente le è valso l’appellativo di tarantella jazz.

È da sottolineare lo sforzo della popolazione locale, la quale tutela e preserva questo vero e proprio gioiello della tradizione musicale campana. In tal senso è impossibile non menzionare la realizzazione del museo etno-musicale ‘Celestino Coscia e Antonio Bocchino’ in onore dei due artisti che hanno reinterpretato la tarantella montemaranese e la stessa ‘Scuola di Tarantella’ sita ovviamente in Montemarano.

Il repertorio musicale della nostra regione non può sicuramente fare a meno di questa tarantella, frutto di tradizioni temporalmente remote ma, allo stesso tempo, espressione viva della nostra identità.

Nato a Napoli il 22/03/1996, ha conseguito la maturità scientifica presso la “Scuola Militare Nunziatella”. Vive a Monte di Procida e attualmente frequenta la facoltà di Giurisprudenza alla “Federico II” di Napoli.

2 pensieri riguardo “La tarantella di Montemarano: il ritmo della Tradizione

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