Recensione del viaggio di Adriana e Giovanna Ricci attraverso il passato: La valle del non ritorno, un romanzo che guarda indietro, alle proprie spalle.

Il viaggio, sia esso un diario, un’avventura o un percorso interiore, è un’immagine ampiamente presente nella storia della letteratura. Carico di fascino e chiave che apre numerose interpretazioni della realtà, esso è sinonimo di transizione, metamorfosi, ma anche pericolo e crescita. La storia di cui stiamo per scrivere, invece, parla del viaggio più grande di tutti, quello dei ricordi. Attraverso tre racconti, questo filo conduttore svela i fantasmi del passato e le relative conseguenze che hanno gravato sul cuore delle protagoniste Laura e Arianna fino al presente.

La valle del non ritorno rappresenta un esempio di scrittura biografica a quattro mani delle sorelle Adriana e Giovanna Ricci, edita da Gruppo Albatros Il Filo nel 2016. Un tentativo di mettere su carta bianca il peso che la presenza delle persone, situazioni, momenti del proprio passato hanno esercitato e che brucia nel ricordo, nel tentativo quasi di esorcizzarlo: il viaggio e la funzione catartica della letteratura procedono spesso di pari passo.

Il treno, un lungo viaggio dal sud al nord del Paese è non solo l’ambientazione, ma membro attivo nella prima parte della storia. Il non-luogo per eccellenza, in cui il traffico di passeggeri è continuo e la presenza è un elemento precario e intermittente, incarna la cornice perfetta per introdurre il lettore da subito nel ritmo altalenante degli eventi, che legano insieme come su un pentagramma note fluide e rassicuranti a improvvise pause stonanti, coincidenti con paure e sensazioni di inquietante malinconia.

Il fantasma del passato si materializza con l’arrivo di personaggi la cui presenza è incostante e quasi magica. Appaiono all’improvviso e scompaiono nel buio lasciando questioni in sospeso, domande, dubbi sollevati. Delle evanescenti proiezioni della propria mente. Esse sono le eroine, gli alter ego, coloro che si ribellano e che permettono alle due donne di vivere davvero la vita che avrebbero sempre sognato. Il passato è rappresentato anche dalla presenza degli specchi, altra leggendaria metafora dello sdoppiamento e della realizzazione di un’altra vita, con una protagonista diversa, più forte, con più stima di sé.

I dialoghi veri, sensibili, le cui parole camminano in punta di piedi verso il cuore del lettore, aiutano a rendere la scrittura intima e fraterna, nonostante la forte semplicità dello stile e della struttura, ancora leggermente acerba ma di certo pronta alla maturazione. Le sorelle riescono a far sentire il lettore parte del tutto, grazie anche alla verosimiglianza delle situazioni, alla ordinarietà dei personaggi, i cui macigni sanno far sussultare, intristire, confortare.

 

Laureanda in Scienze della traduzione presso l'università La Sapienza di Roma, dove si interessa di traduzioni dalla lingua russa e ceca. Appassionata di scrittura, cinema e teatro, rivede nella sua terra le più ampie espressioni tradizionali ed innovative dell'arte.

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