Sostando a Sant’Angelo a Nilo, Napoli

Trovare a riparo dal sole e dal chiasso a Napoli è difficile. È così che, salendo via Mezzocannone fino al punto dove sfocia in Piazza San Domenico, ho scelto di rifugiarmi nella chiesa di Sant’Angelo a Nilo, piccolo e prezioso edificio barocco dalla facciata rossa e grigia. L’interno è invece bianco, con marmi e stucchi, e finalmente lascia trovare frescura e concentrazione. Passeggiando nell’unica navata la mia attenzione si fa rapire da sculture, tele, rilievi, ma è inevitabilmente in fondo, alla destra dell’altare, dove sosto per più tempo, in rapimento.

Sono davanti il sepolcro del cardinale Rainoldo Brancaccio, un immenso baldacchino marmoreo con policromie dove, al di sotto della cuspide goticizzante, i fiorentini Donatello e Michelozzo scolpirono con intuizioni che anticipavano il pieno stile rinascimentale. Nel complesso risalta in particolare il rilievo dell’Assunzione della Vergine di Donatello, opera senza tempo e pietra miliare dell’arte occidentale. Donatello qui raggiunge vette assolute nello stiacciato, una tecnica che forma le immagini nel rilievo attraverso variazioni millimetriche di spessore, tanto più minime quanto più le figure nella rappresentazione sono lontane.

L’opera in questione ritrae la Madonna, realisticamente anziana, ascendere al cielo in un pio raccoglimento, mentre sette angeli vigorosi, dai volti classicheggianti, la assistono. Molte figure sono tagliate a suggerire uno spazio continuo, una sorta d’istantanea dell’evento soprannaturale. La scena è resa incredibilmente dinamica dallo svolazzare particolareggiato di ali e vesti, dalle pose energiche ed originali delle creature angeliche, dall’atmosfera resa con sottili ondulazioni materiche sullo sfondo. Dalì, a metà degli anni ’50, ispirato da Teilhard de Chardin, sosteneva che la concentrazione di figure e gesti nello spazio limitato delle sue tele lasciava raggiungere l’estremo grado di energia “iperestetica”.

Guardando ora l’Assunzione di Donatello penso a come il “moderno” e il “nuovo” siano relativi e di quanto sia stato già detto dal genio di chi è stato prima. Esco dalla chiesa, di nuovo al caldo e in mezzo al vociare di mezzogiorno; chi tra lettori vorrà ripercorrere questi passi?

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