XVI-XVII secolo: l’alba delle guide turistiche

Tra le prime guide turistiche di Napoli emblematica è quella del marchese Giovan Battista Del Tufo, scritta nel 1588, intitolata il Ritratto o modello delle grandezze, delizie e meraviglie della nobilissima città di Napoli.
Occorre, però, una precisazione storico-letteraria: per il XVI secolo si parla di Descrizioni, genere letterario che, nell’arco di tre secoli, dal XVI al XIX, si trasformerà nella moderna guida turistica.

Guide ante litteram
, così le si potrebbe definire. Se da un lato le dimensioni del testo non ci daranno l’impressione di avere a che fare con una vera e propria guida, dall’altro i contenuti non tradiranno le nostre aspettative: situazione topografica ed urbanistica, luoghi della vita pubblica e politica, usi e costumi, storia delle famiglie, palazzi reali e nobiliari, chiese, porte, giardini, fontane, corsi d’acqua, sorgenti. C’è di tutto nelle future guide turistiche che mostravano la città del mito, tra luoghi antichi e tradizione letteraria; la città politica, con le dinastie ed i luoghi del potere; la città della bellezza, con il fascino delle attrattive naturali, l’abbondanza del cibo e dei piaceri del soggiorno; e la città sacra, con l’infinità di edifici sacri partenopei.

Il Ritratto del marchese è diviso in sette capitoli, chiamati Ragionamenti, uno per ogni giorno della settimana, durante i quali ‘ragiona’ con alcune dame milanesi, presso la quale corte è ospite, su ogni aspetto della sua amata città. L’autore ci porta alla scoperta della città civile e di quella religiosa, bellezze naturali e paesaggistiche, istituzioni, palazzi, chiese, mercati, porti, abitanti , usanze e tradizioni, manifestazioni, feste e cerimonie.

Aristocratica ‘guida turistica’, lode delle categorie professionali, artistiche ed intellettuali napoletane, esaltazione edonistica della città, appuntamenti del calendario liturgico e civile,devozione partenopea, elogio della grandezza e della magnitudine di Napoli metropolitana: i motivi principali della sua opera. Descrizione di una condizione etico sociale, quella del popolo napoletano, che manteneva ed avrebbe mantenuto caratteristiche antropologiche durevoli e quasi immutabili. L’opera offre l’immagine del carattere, delle convinzioni, delle abitudini, della lingua, delle usanze e delle tradizioni del popolo napoletano, che può essere scorta ancor oggi tra le molteplici immagini della Napoli contemporanea.

 

Le grandezze, i stupor, le meraviglie,

le delizie, i piacer, mare, arie e sito,

le cose illustri e celebri famiglie

della mia Patria altiero vanto,

de l’altre antique e de le più moderne

degne di glorie eterne,

da cui per gusto altrui son già partito,

e’ fiori e’ frutti e l’acque fresche e chiare,

sotto il ciel più che rare,

oggi a voi, Donne, io canto,

se per cantare o dir ne saprò tanto.

[…]                               

Dunque, di grazia, i vostri uditi attenti,

Donne voi qui presenti,

a questi sette miei Ragionamenti,

ne’ qual, come saprò, con lo mio stile,

dirò della mia Napoli gentile.

Fonti:
– G. M. Galanti, Breve descrizione della città di Napoli e del suo contorno, (a cura di M. R. Pellizzari), Cava dè Tirreni, Di Mauro Editore, 2000.

– G.B. Del Tufo, Ritratto o modello delle grandezze, delitie e meraviglie della nobilissima  città di Napoli, a cura di O. S. Casale, M. T. Colotti, Salerno Editrice Roma,  2007.

3 pensieri riguardo ““Le Descrizioni di Napoli”, la genesi delle guide turistiche.

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