Le edicole sacre a Napoli: usanza tramandata dal ‘700, le edicole votive sono oggi un tratto distintivo della città.

La bellezza di Napoli è dovuta soprattutto alla sua luce. Quella solare, data dalla natura, dal riverbero del mare, dai mille colori dei vicoli e delle persone e principalmente dall’amore per la vita. Ma non ci può essere amore per la vita se non si ha rispetto per la morte, una sensibilità particolare per le anime dei defunti.

Napoli da sempre è la città dei grandi contrasti, ma anche del mistero, dei sentimenti legati alla nostalgia, dell’ esoterismo, è una sua caratteristica il forte legame con l’oltretomba. Ne danno prova le oltre 500 cupole e le circa 2000 edicole sacre disseminate per tutta la città. Dai Quartieri Spagnoli al porto, passando  per tutto il centro storico antico, non c’è un vicolo, un anfratto o una parte di mura che non presenti questi tabernacoli, queste “nicchiette” raffiguranti immagini sacre( una sfiziosa è addirittura dedicata a Maradona), ricavate nella roccia e adornate con fiori e maggiormente lumini. Chiunque, almeno una volta, le ha viste o ne ha sentito parlare.

In gergo sono definiti “altarini” e servono proprio per ringraziare per una grazia ricevuta, per omaggiare o per chiedere protezione dei defunti.  Sono parte integrante e distintiva della città e l’arricchiscono in fascino. Tenendo sempre vivo il culto delle anime del Purgatorio, che lì è molto sentito.

Eppure, sebbene tutti conoscano l’esistenza delle edicole votive a Napoli, molti ne ignorano la provenienza e il primordiale ruolo.

Innanzitutto, le edicole sacre sono state introdotte nella città partenopea all’inizio del ‘700 da un prete. Lo stimato Padre Rocco, frate domenicano originario di Massalubrense, che spese tutta la sua vita a favore dei napoletani. Nato vicino ai nobili dell’epoca funse da mediatore tra le due realtà della città. Di lui si dirà: “l’uomo del Popolo presso la Corte e l’uomo della Corte presso il Popolo. Arbitro del sovrano presso la plebe”. Diverse le sue opere per i cittadini. Sua l’idea di costruire l’Albergo dei Poveri, di dotare il comune di un cimitero, fu inoltre fondatore di numerosi ospizi per ragazzi e minori in pericolo. Non ultimo, facendo leva sui sentimenti religiosi del popolo, fece posizionare delle immagini sacre, le edicole appunto, sulle mura delle abitazioni e negli angoli delle strade più buie, con l’invito ad accendere delle candele per dimostrare la devozione verso l’immagine raffigurata. Infatti, all’inizio le edicole votive rispondevano anche ad un’esigenza pratica della città. Napoli era poco illuminata e quindi, con questo espediente, che univa sacro e profano, Padre Rocco trovò il modo di portare un po’ di luce nelle zone più buie. L’illuminazione data dagli altarini scoraggiava i malintenzionati che in questo mondo non godevano più del favore delle tenebre per rubare o commettere altri atti criminali.

Agli esordi le edicole sacre avevano anche una valenza pratica oltre che religiosa. In effetti, Padre Rocco aveva ripreso l’idea di questi tabernacoli da un’antica pratica risalente all’epoca romana. Numerosi reperti rinvenuti a Pompei, testimoniano la presenza dei Lares, delle cupole raffiguranti antenati divinizzati. La stessa parola “Edicola” deriva dal latino ed è il diminutivo delle “aedes”, un piccolo tempio presente in quasi tutte le case degli antichi romani.

Nei secoli poi, quelle delle edicole sacre è divenuta una pratica molto diffusa in città tanto da diventarne un tratto distintivo. Unico al mondo.

A Napoli si mescolano luci e ombre, colori e buio, sacro e profano, tutte facce del più grande concetto di vita e morte, che a volte si susseguono,  alternano e completano. Il flebile limite che le unisce, per chi ha occhi per guardare, si ritrova nelle tante edicole sacre disseminate per la città.

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