Asharam: il romanzo di Carmine Iovine sul ruolo delle associazioni in Campania

L’Italia, prima che sul lavoro, si basa sul volontariato”.

Quella dell’Asharam di via Santa Caterina numero 11 è una storia completamente sbagliata. Nelle sue stanza dall’aspetto quasi fiabesco, da otto anni ormai la speranza ha rimpiazzato le armi, il sangue e il riciclaggio. Presentato lo scorso anno al Salone Internazionale del Libro di Torino, Asharam: dove Gandhi ha sconfitto la camorra è ambientato proprio qui, in un vicolo del disagiato quartiere di Castellammare. E la storia che racconta oltre ad essere sbagliata, è anche vera.

L’autore, Carmine Iovine, classe 1987, è troppo giovane per ricordare, ma racconta con lucidità inquietante le vicende compiute dai feroci clan camorristici dagli anni Settanta agli anni Novanta, in particolare di quelli che hanno massacrato il suo territorio d’origine, la città di Castellammare Di Stabia, ma anche Gragnano, Pompei, Santa Maria La Carità, la provincia di Napoli e quella di Salerno. Con la crudità di chi sta riportando fatti di cronaca egli descrive i retroscena dei componenti del clan D’Alessandro, ai quali è stato confiscato il bene oggi diventato l’Asharam di via Santa Caterina, ma anche del boss Cutolo, di Carmine Alfieri, del clan Cesarano, delle vittime innocenti di agguati. Di come la loro impronta sia stata indelebile anche se invisibile nella vita di tutti i giorni, non solo sul territorio ma soprattutto nelle persone. Nei loro comportamenti, l’atteggiamento che si è perpetuato nelle generazioni avvenire creando mostri omertosi.

L’obiettivo del romanzo è quello di essere letto dai giovani, infatti il protagonista di questa storia è un adolescente, Aldo. La sua normale vita da ragazzo di provincia, basata sulla superficialità dell’apparire e su una scarsa conoscenza di ciò che gli sta intorno, cambia quando viene a conoscenza dell’Asharam. Grazie ad essa si rende conto che la pigrizia verso il mondo che lo circonda sta rovinando la sua vita e mettendo a rischio quella dei posteri. Nota che lo spirito italiano è quello di lamentarsi ma di non rimboccarsi mai le maniche, che la scuola non dà sufficiente motivazione agli studenti per diventare critici osservatori, che non si rispetta il proprio territorio e che fin da piccoli si viene istruiti alla prassi del “guardarsi i fatti propri”. Il romanzo è reso suggestivo da un linguaggio popolare e spesso dialettale, in cui alcuni termini, seppur traducibili in italiano, hanno assunto una connotazione ormai propria: li abbiamo sentiti tutti, urlati dai balconi, in piazza, fuori ai bar, nei vicoli. È intensa la sensazione che Aldo viva oltre la nostra porta, che i suoi genitori siano i nostri e che frequentiamo la stessa compagnia.

copertina libro "Asharam: dove Gandhi ha sconfitto la camorra"In ogni capitolo si percepisce soprattutto la decisa spinta verso una maggiore consapevolezza dei giovani, a cui è stato tagliato il futuro da un trentennio di omertà e soprusi, i quali fanno filone per passare intere giornate al centro scommesse per giocarsi la bulletta e alimentano così le associazioni criminali che le gestiscono, che sanno di essere pedine nel gioco di altri e di vivere in luoghi invidiabili ma di non poter fare un bagno d’estate nel proprio mare perchè fortemente inquinato da scarichi illeciti. Ne viene fuori un quadro della Campania colmo di contrasti: dalla purezza del cielo e lo scintillio del sole sul mare al degrado delle periferie abbandonate a loro stesse, che solo la forza delle associazioni volontarie riesce a rimettere in piedi. Il romanzo, edito da Marotta&Cafiero editori, è patrocinato da Libera e Legambiente. La metà del ricavato è devoluta all’associazione Asharam.

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