Nel romanzo di Rosanna Pannone Dottore…caffè? Manhattan e Napoli sono unite dal filo dell’eros.

Manhattan. Il centro del mondo, polo finanziario nell’era della globalizzazione, grattacieli, skyline impresso nella memoria di ognuno di noi. Napoli. Centro del Mediterraneo, una delle culle della Storia, panorama inconfondibile. La storia d’amore narrata in Dottore…caffè? nasce e si sviluppa tortuosamente nella prima città ma, prima dell’epilogo, si sdoppia nella seconda, prendendo definitiva coscienza di sé.

Nina è una giovane newyorkese. Lavora in uno studio legale, sogna di aprirne uno in proprio. Il suo sogno fa attrito con i progetti del ricco rampollo Max, il suo fidanzato, che la vorrebbe a lavorare con sé, o a casa. Una relazione, la loro, nata fra i banchi del college e proseguita fra i lussi dell’alta borghesia finanziaria della Grande Mela. Le premesse ci sono tutte…

Infatti Nina conosce John, bello, audace e sicuro di sé. La passione divampa. «Dottore…caffè?» è la formula della loro complicità erotica: ogni appuntamento clandestino, ogni proposta sessuale passa attraverso questa frase, che i due amanti si scambiano ogni volta che ne hanno la possibilità. Anche quando la loro relazione diventa ufficiale, è sempre un «Dottore…caffè?» a colorarsi di tensione erotica, di tenerezza e di allegria.

Ma la realtà, si sa, è sempre pronta a scompigliare i piani. Ogni rapporto è soggetto a imprevisti, incomprensioni, gelosie, silenzi e rotture. E allora «Dottore…caffè?» diventa sinonimo di malinconia e frustrazione.

La città di Napoli, dove la protagonista si reca, è sempre pronta ad accogliere i visitatori e a mettergli di fronte la propria interiorità. La sua bellezza e  la sua inguaribile carnalità generano un turbamento  che stride con l’insensibilità dei businessman newyorkesi.  È in questo momento che il sentimento diventa autocosciente e può fiorire in tutta la sua forza.

Dottore…caffè?  è il primo romanzo di Rosanna Pannone, edito da Il quaderno edizioni, con la prefazione di Monica Sarnelli. L’autrice disegna una storia d’amore, cogliendone la genesi e gli sviluppi, fra alti e bassi. La stessa quotidianità può essere ora sinonimo di delusione, ora di eccitazione e gioia di vivere.

L’eros è narrato in maniera duplice, con una netta impennata prima del capitolo finale. Nella prima parte, all’interno di situazioni e dialoghi inevitabilmente un po’ stereotipati, si avverte una sorta di autocensura. Poco scavo psicologico nella libido, poche focalizzazioni voyeuristiche sui dettagli, dialoghi stilizzati. Praticamente, gli unici punti in cui si accumula un po’ di tensione erotica sono quelli in cui gli amanti si dicono «Dottore…caffè?», alludendo ironicamente all’imminente amplesso. Questo è uno dei pochi momenti in cui emerge l’intimità e la complicità della coppia. Diversissimo il registro dell’ultimo capitolo, in cui l’eros a lungo contratto esplode, scatenandosi anche linguisticamente. Un amplesso furioso, raccontato realisticamente, con una scelta di termini e inquadrature assolutamente privi di censura. Una svolta che sembrerebbe incoerente, se non si collocasse esattamente nell’apice della storia. Apice narrativo, linguistico ed erotico.

Il momento più delicato nell’architettura del romanzo, però, è probabilmente la parentesi napoletana. Il rischio di appiattirsi sui luoghi comuni è sempre presente, e l’autrice lo corre. La pizza, le sfogliatelle, la gente cordiale, il mare e il centro storico sembrano giustapposti come una carrellata di cartoline turistiche, non fanno sistema tra loro. Per questo motivo possono risultare stucchevoli, se non irritanti per il lettore napoletano allergico alla secolare retorica che attanaglia la sua città.  D’altra parte, Napoli è un soggetto letterario universalmente riconosciuto, con una sua autonomia. Si presta bene a fare da cornice all’elaborazione del sentimento amoroso. Non a caso viene definita da uno dei personaggi “la città più romantica del mondo”.

In ogni caso,  l’empatia verso i protagonisti e la loro esperienza viene trasmessa con energia. Anche nel centro della finanza mondiale, l’eros continuerà a sfuggire alle logiche economiche, straripando come un fiume dalle gabbie sociali, facendosi strada tra le nostre paure.

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